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Cronaca | 25 maggio 2018, 07:14

Furti d'arte ecclesiastica. Indagato il parroco di Borghetto d'Arroscia insieme al suo collaboratore

Un intreccio di furti d'arte ecclesiastica partito dalla provincia di Aquila, giunto nell'imperiese, per la precisione a Borghetto d'Arroscia, dove è finito indagato il parroco, don Ruggero Badiale, che gestisce anche il ricovero per anziani nel paese (gestione che gli è costata anche un processo per un'altra vicenda)

Furti d'arte ecclesiastica. Indagato il parroco di Borghetto d'Arroscia insieme al suo collaboratore

Un intreccio di furti d'arte ecclesiastica partito dalla provincia di Aquila, giunto nell'imperiese, per la precisione a Borghetto d'Arroscia, dove è finito indagato il parroco, don Ruggero Badiale, che gestisce anche il ricovero per anziani nel paese. Il sacerdote era finito nei guai anche per una vicenda che riguardava dei presunti maltrattamenti nella casa di riposo.

Oggi Badiale è indagato, insieme a Domenico D'Elia, suo collaboratore. L'accusa, per entrambi è di ricettazione. I Carabinieri della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale erano sulle tracce di settanta beni ecclesiastici, tra cui una reliquia di San Giustino, Santo Patrono di Paganica, frazione dell'Aquila, che era stato rubato nel 1992, oltre a un dipinto del XIX secolo, rubato nel 2000 dalla Basilica di Santa Maria di Collemaggio di L'Aquila.

Nel 2015 partono le indagini, dopo aver attenzionato un'operazione di vendita all'asta a Parigi, le cui modalità hanno insospettito gli investigatori. L'oggetto venduto era una reliquia di San Giustino. "I seguenti controlli - si legge in una nota dei Carabinieri - attraverso la comparazione dell’immagine con quelle contenute nella Banca Dati dei Beni Culturali illecitamente sottratti, gestita da questo Comando, hanno permesso di accertare che il bene corrispondeva proprio a quello asportato dalla chiesa aquilana. Le successive indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica de L’Aquila, hanno consentito di rimpatriare, nel dicembre del 2016, l’importante reliquia, che è stata restituita alla parrocchia aquilana".

La prosecuzione delle indagini, attraverso l’analisi della documentazione acquisita nel corso di attività svolte al di fuori dei confini nazionali e delle diverse perquisizioni eseguite, tra cui una anche a carico di antiquario di Montecarlo, permettevano di accertare che il bene era stato venduto da un commerciante di settore bresciano, il quale a sua volta lo aveva acquistato da un prelato locale e da un suo collaboratore, i quali avevano esercitato, precedentemente, le loro funzioni anche in Abruzzo. Nel controllare le parrocchie presso cui il religioso aveva prestato il suo ministero, i militari del TPC verificavano che alcune erano state interessate da furti di opere d’arte.

A seguito della perquisizione delegate dall’Autorità Giudiziaria, ad Imperia, presso la dimora dell’ecclesiastico, nonché presso una residenza per anziani in quella provincia, di cui il predetto risultava presidente del Consiglio Direttivo, venivano individuati molti beni chiesastici e sequestrati 30 oggetti di epoca compresa tra il XVIII e XIX sec., poiché risultati asportati dalla Chiesa di Borghetto D’Arroscia (IM) e da alcune parrocchie della provincia di Imperia, nonché il dipinto raffigurante “San Pietro Celestino con attributi papali”, rubato dalla Basilica di Collemaggio dell’Aquila, scomparso negli anni 2000, poco dopo il suo restauro eseguito dalla locale Soprintendenza.

Gli ulteriori sviluppi investigativi, coordinati poi dalla Procura della Repubblica di Imperia, che ne aveva acquisito la competenza territoriale, hanno consentito di ottenere nuovi elementi circa l’illeceità di diversi beni nella disponibilità del parroco. Una successiva perquisizione, effettuata in collaborazione con la Stazione Carabinieri di Pieve di Teco, portava al sequestro di altri 40 beni di epoca compresa tra il XVIII e XIX sec., tutti di provenienza illecita, tra cui si evidenziano un reliquario del XVIII sec., asportato nel 2012 dalla chiesa di Comunanza (Ascoli Piceno), nonché una navicella della fine del XVIII sec., rubata nel 2012, dalla chiesa di San Terenziano sita a Gorro – Borgo Val di Taro (Parma).

Francesco Li Noce

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