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Cronaca | 27 giugno 2018, 18:02

Imperia: comune condannato per non aver bloccato la costruzione di un immobile abusivo. La giunta ricorre al Consiglio di Stato

Una vicenda che risale al 2004, che negli ultimi anni ha provocato imbarazzo a palazzo civico per il grado di parentela dei coniugi, genitori di un professionista legato a uno degli assessori della giunta Capacci

Imperia: comune condannato per non aver bloccato la costruzione di un immobile abusivo. La giunta ricorre al Consiglio di Stato

Alcune settimane fa il Comune di Imperia era stato condannato dal Tar a pagare 50mila euro a favore di un cittadino, Carlo Bavassano, per non aver vigilato su una precedente sentenza dello stesso tribunale amministrativo che imponeva a due coniugi di bloccare la costruzione di un immobile ritenuto abusivo dopo il ricorso presentato dallo stesso Bavassano, vicino di casa della coppia, che avrebbe ricevuto un danno dalla costruzione dell’immobile di 300 metri cubi, a fronte di un altro esistente di 80 metri cubi. 

Una vicenda che risale al 2004, che negli ultimi anni ha provocato imbarazzo a palazzo civico per il grado di parentela dei coniugi, genitori di un professionista legato a uno degli assessori della giunta Capacci.

Posto, che lo stesso Tar, con la sentenza con cui ha condannato il Comune, ha ribadito il concetto secondo cui l’assessore con la sua attività politica non ha in alcun modo influito sull’attività degli uffici comunali, il tribunale amministrativo rimarca come l’amministrazione abbia considerato favorevolmente la relazione di parte presentata da un professionista indicato dai due coniugi proprietari dell’immobile, il quale si era espresso con parere contrario alla demolizione, in quanto questa “dovrebbe portare alla ricostruzione dei manufatti preesistenti in loco, fatiscenti e in parte coperti da lastre di fibrocemento”.

Un’argomentazione, ritenuta dal Tar senza fondamento giuridico “è infatti evidente che la demolizione di un manufatto costituito da un’edificazione in larga parte abusiva comporta la distruzione del volume in eccesso, - scrivono i giudici - rimodellando gli spazi preesistenti e non già riposizionando esattamente quanto si trovava sul fondo”.

L’immobile non solo non venne demolito, ma ne fu addirittura completata la costruzione nonostante la sentenza, mentre ai due coniugi fu applicata dal comune una sanzione pecuniaria di 198mila euro, ragion per cui il ricorrente aveva presentato ricorso contro la decisione di palazzo civico, chiedendone la condanna per non aver vigilato sull’esecuzione della sentenza del Tar, che ne aveva invece previsto la demolizione.

Uno degli ultimi atti della giunta comunale a guida Carlo Capacci – con assessore interessato giustamente assente – ha deliberato il ricorso al Consiglio di Stato contro la condanna del Tar. 

Francesco Li Noce

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