domenica 19 agosto 2018, 10:00

Quando l’11 febbraio 1887 la Riviera subì la scossa...

La storia di Sanremo a Santa Tecla, la mostra da visitare!

Quando l’11 febbraio 1887 la Riviera subì la scossa...

Tratto da:  Along The Rivieras of France & Italy - Written and Illustrated from Gordon Home - London  J. M. Dent & CO - New York – The Macmillan Company  1908.

 

Sulla sinistra, proprio accanto a Monte Calvo, sorge la frazione di Poggio, e di fronte, sul lato opposto del golfo densamente boscoso, sorge Bussana Vecchia.

Ad un primo sguardo sul villaggio c'è ben poco per attirare l'attenzione. 

Si rivela straordinariamente ben posizionato dal punto di vista della pittoresca, la massa compatta di tetti grigi irregolari, con un grazioso campanile che sale sopra, sembra avere le abituali caratteristiche di un villaggio ligure, ma è la torre della chiesa che attrae lo sguardo: l'apertura dove di solito si vedono le campane sembra essere spezzata in una larga ferita irregolare, e guardando meglio alcune delle case adiacenti sembrano senza tetto.

Poi improvvisamente ci si ricorda del terribile terremoto del febbraio 1887, e che questa piccola città ha da allora aggiunto l’aggettivo Vecchia al suo nome; inoltre che una nuova Bussana è sorta appena sopra la costa dove si estende la frazione di Arma nei pressi della costa.

La strada per raggiungere il villaggio, ormai deserto, è agevole per la prima metà del percorso, dove, tuttavia, sembra non andare oltre.  Bussana si trova a portata di mano, eppure non sembra esserci alcun mezzo per raggiungerla; il tracciato è una serie di fosse, dove uno strato di sabbia soffice può essere visto come un  grande vantaggio. Fu a causa di questo terreno cedevole, che Bussana soffrì così ampiamente del terremoto, e lo fu perché sembra essere la mitica casa della parabola.

Il governo italiano, abilmente, convinse la gente ad abbandonare le vecchie case e creare una nuova comunità su uno sperone roccioso ad un miglio o due di distanza.  Procedendo tra fosse e mucchi di sabbia e guardando con aria meravigliata il tratturo, si incontra una donna sulla soglia della sua casetta solitaria; interpretando la nostra perplessità  indica spontaneamente un percorso accidentato lungo un terreno ripida, dicendo che conduce al vecchio villaggio.

Dopo essersi arrampicati sul pendio, ritorniamo su una strada ampia ed agevole, ma poiché il traffico è cessato da anni, la pioggia ha lavato il materiale legante dalla superficie e lasciando un fondo pieno di ciottoli, poco agevole e distruttivo per la pelle delle calzature. Questa terribile strada sale a zig-zag fino alla cima del crinale, dove si cammina sulla superficie nuda della roccia, ma presto si dimentica e ci si lascia coinvolgere dall’interesse per il villaggio in rovina.

All'inizio i segni di distruzione non sono molto evidenti. Entrando nella stradina stretta si rimane colpiti dal completo silenzio, ma con lo straordinario senso di libertà infuso dalla consapevolezza che si può varcare  una qualsiasi delle porte aperte, salire le scale di ogni casa o persino di andare a dormire nel mezzo della strada principale senza creare disturbo alcuno.

In molti luoghi sono sparite le porte, le imposte ed i serramenti; in altre zone, antichi usci pendono liberamente sulle staffe dei cardini, mentre le finestre sono intatte senza nemmeno un vetro rotto. Siamo certi che nel corso del tempo diventeranno legna da ardere per coloro che non hanno difficoltà a salire fino alle loro case abbandonate; alla fine tutte le case mostreranno orbite senza occhi.

I nomi delle strade sono ancora leggibili agli angoli delle vie anguste: un arco ombroso con l’ingresso cosparso di pietre cadute conduce da qualche parte, altri passaggi disseminati di rami e di detriti portano a sinistra, altri dalla parte opposta; tutti silenziosi, ombrosi, uno scenario denso è pervaso da un'atmosfera di tragedia. La natura mostra la determinazione di tornare in questo luogo dal quale cui è stata bandita tanti secoli fa; erbe e fiori crescono ovunque le pareti rotte offrano loro un'opportunità.

Nello spazio di tempo in cui siamo arrivati davanti alla chiesa, l'impressione d’esser  rimasta indenne, suggerita quando si osserva da distante, si è completamente dissipata. Il tetto è crollato, i muri sono fessurati da spaccature lunghe e distorte;  dentro e fuori vediamo solo grandi cumuli di rovine. Alcune porte sono fissate agli ingressi per prevenire ulteriori profanazioni, ma ampie aperture permettono la visione dell'interno. Il pulpito e l'altare di marmo intarsiato, sovrastati da un ampio baldacchino di ferro a forma di corona, sono ancora in situ.

 Qualcosa nella forma o nel metodo di costruzione delle absidi semicircolari li ha preservati dal collasso, perché si vedono persino affreschi sulle pareti intonacate; inoltre, le lievi lesioni nei tetti a cupola sembrano, in larga misura, causate dagli agenti atmosferici

Sedendosi sulla cima a un grosso cumulo di macerie, si riesce ad osservare completamente la scena della distruzione. 
Un uccello che ignora l'intruso comincia a tubare sul ramo di un arbusto, cresciuto da un seme errante dopo il disastro. Si avverte un costante ronzio d’insetti e il dolce profumo del timo, che in molti luoghi sta crescendo sopra le rovine. 
Un muro molto spesso vicino a noi è stato divelto da cima a fondo: una metà è stata interrata considerevolmente, mentre restano in piedi poco oltre, alcuni grandi archi a capitelli rotondi ben fissi al loro posto, perfettamente integri, dimostrano che un arco circolare costruito con buon materiale è quasi sicuro in caso di eventi sismici. ( In occasione di un recente terremoto in Giamaica si è notato che mentre le pareti rivolte in una direzione erano tutte più o meno distrutte, quelle ad angolo retto erano meno colpite.),
 Alcune ampie fessure, su un muro parzialmente lesionato, lasciano filtrare luce in quella che un tempo era una locanda; alcuni frammenti d’intonaco permettono ancora leggere "Caffè " e "Vino e Liq…” ;  il resto della parola è franato. 
Visitando i villaggi rupestri di questa costa, il desiderio di osservare come si sviluppa il tessuto (a nido d’ape) delle abitazioni è sempre grande; a Bussana si verifica un'opportunità unica per esplorarlo, sebbene l'impressione ottenuta potrebbe rivelarsi più facile di quanto dovrebbe essere, a causa dell’ampia diradazione di edifici  provocata dal sisma. Tenendo ben conto di questo fatto, nelle case di Bussana Vecchia si visitano stanze dove la luce e l'aria non sono mai mancate. Abitazioni, le cui finestre orientate verso la valle godono della vista più romantica. 
In basso scorre la fiumara Armea, alimentata da nevi alpine: si precipita lungo un letto cosparso di rocce con pareti e salti d’acqua cupi e densamente boscosi. Sulla vetta dominano alte montagne e nella opposta direzione l'apertura della valle lascia intravvedere il muro blu dell'oceano. Un quadrato di luce dorata proveniente da ovest cade nel centro del pavimento;  le antiche piastrelle sembrano gioiose e la stanza, nonostante la sua nudità, pare così accogliente da farci invidiare le genti contadine vissute in un ambiente così sereno. Ma c'è altro da osservare nella valle dell'Arma, e le ore passano inavvertite.

 Scendendo con cautela giù per i gradini, perché nulla nelle case può essere ritenuto sicuro, si riguadagna la strada ad arcate che porta alla via aperta all'esterno, dopo aver esplorato a lungo un villaggio italiano… senza incontrare effluvi d'aglio.

La Mostra SANREMO e l'EUROPA in svolgimento a Santa Tecla sino al 9 settembre, è strettamente collegata al copioso patrimonio artistico e storico esistente nel Museo Civico di Piazza Alberto Nota in Sanremo, con la Pinacoteca Rambaldi di Coldirodi  e la Chiesa di Santa Brigida nella Città vecchia; tutti luoghi che invitiamo caldamente di visitare. -

 

- Ingresso libero orario 17- 23.

Chiusura settimanale: il Lunedì

-       Programmi

-         - Mercoledi 22 agosto ore 18,30  Dott\ssa Paola Forneris - Gli inglesi  nella Sanremo di fine Ottocento

-         - Sabato 25   Agosto ore  21,30 Prof. Saverio Napolitano - Stranieri in Riviera tra ottocento e novecento

-         - LUNEDI’ 27 Agosto all'Ariston-Sala 1 - Ore 21,30 verranno proiettati un cinegiornale sui Carnevali degli anni 20 ed il Film Ma l'amor mio non muore  di Mario Caserini girato a Sanremo nell'anno 1913.

La cittadinanza è cordialmente invitata dall’Ariston, dal Polo Museale di Genova, dal Comune di Sanremo e dal Club per l’Unesco di Sanremo nell'ambito delle manifestazioni collaterali alla Mostra Sanremo e l'Europa.

La Mostra proposta dal Club per l’Unesco di Sanremo  “Sanremo e l’Europa: l’immagine della città tra Otto e Novecento che si svolge a Santa Tecla resterà aperta sino al 9 settembre, e si avvale del Patrocinio del Polo Museale Ligure, del contributo del Comune di Sanremo, del prezioso aiuto degli Sponsor  Banca di Caraglio, COOP Liguria, C.N.A. Imperia, UNOGAS e Impresa Marino Sanremo.

 

 

 

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