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Al Direttore | domenica 04 novembre 2018, 10:55

La storia millenaria dell'ulivo nel Ponente ligure raccontata da Pierluigi Casalino

"Si avvicina l'appuntamento imperiese di Olioliva e l'edizione 2018 non mancherà di scrivere una nuova pagina nella storia del prezioso frutto"

La storia millenaria dell'ulivo nel Ponente ligure raccontata da Pierluigi Casalino

"Si avvicina l'appuntamento imperiese di Olioliva e l'edizione 2018 non mancherà di scrivere una nuova pagina nella storia di un frutto, la cui vicenda si intreccia con la storia millenaria del Ponente ligure. Una occasione quella di Olioliva 2018 che metterà a fuoco lo stato dell'arte del mondo olivicolo ligure, ma anche le problematiche nel bene e nel male di un settore che accanto a motivi di soddisfazione presenta pure delle crescenti criticità. Non è qui il caso di affrontare queste tematiche di attualità.

E' invece interessante ritornare a quella che era la coltivazione tradizionale dell'Ulivo in passato. Il piantamento di un uliveto oggi viene effettuato con sistemi moderni e facilitato dall'uso di macchinari perfezionati, di cui i nostri vecchi non disponevano. Anticamente i metodi di riproduzione dell'Ulivo erano molteplici. Il più antico e semplice prevedeva la semina dei semi d'ulivo coltivato e dopo due o tre anni la piantina veniva innestata con qualità pregiate. Un sistema più sofisticato consisteva nel mettere a dimora in vivai, i rametti chiamati talee (ferle), delle piante più fruttifere, per poi trapiantarli nel campo senza necessità di innesti. Vi era poi la tradizione, nel Ponente, di adeguare un bastone fresco di ulivo sul muro a secco che conteneva la fascia, ricoprirlo di terra, e attendere la germoliazione, che puntualmente arrivava con le prime piogge. Il terreno destinato ad accogliere l'uliveto, veniva preparato con buche profonde circa mezzo metro, concimate con stallatico o stracci (strasse), in cui, tra febbraio e marzo, si interravano le ferle.

Se il campo era già sfruttato, bisognava zapparlo in profondità con il niente. Le piantine di ulivo appena sistemate venivano sorrette da un tutore o palo di sostegno, che le difendeva dal vento e consentiva una crescita corretta

 Spesso alla base della pianta veniva scavata una fossa circolare di modesta grandezza, che, permettendo il ristagno dell'acqua piovana, allontanava il pericolo di aridità delle giovani radici. Dove era possibile, il primo anno si effettuava saltuariamente la irrigazione. A questo punto iniziava una lunga attesa. L'ulivo si sviluppa lentamente e i padri seminavano per i figli.

Pierluigi Casalino".

Redazione

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