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Cronaca | lunedì 03 dicembre 2018, 12:42

Reggio Calabria: colpo di scena al processo 'Breakfast', nuovo capo di imputazione per Claudio Scajola (Foto)

Lapidario il commento del Sindaco di Imperia in riferimento alla nuova accusa formulata dal procuratore reggino: “Se non fossimo in una aula di Tribunale - ha chiosato - la vicenda assumerebbe i toni del ridicolo”.

Reggio Calabria: colpo di scena al processo 'Breakfast', nuovo capo di imputazione per Claudio Scajola (Foto)

Non solo il favoreggiamento alla ‘ndrangheta, ma anche agli ambienti della massoneria deviata. Nuovo colpo di scena al processo ‘Breakfast’, in corso di svolgimento a Reggio Calabria.

Il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha ampliato il capo di imputazione nei confronti dell’ex ministro Claudio Scajola e per Chiara Rizzo, ex moglie del deputato Amedeo Matacena attualmente latitante a Dubai dopo aver rimediato una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Stando alla nuova contestazione per la Dda dello Stretto Scajola e Rizzo nel presunto tentativo di latitanza messo in piedi per far trasferire Matacena in Libano, non avrebbero ‘solo’ favorito la ‘ndrangheta bensì avrebbero favorito un sistema massonico-deviato. Queste nuove accuse, dal punto di vista formale, derivano dalle nuove risultanze investigative provenienti dall’inchiesta ‘Stato Parallelo’.

Nei mesi scorsi l’accusa aveva depositato gli atti della nuova indagine  che andrebbe a comprovare le sovrapposizioni della latitanza in Libano di Marcello Dell’Utri,l’ex senatore di Forza Italia che sta scontando ai domiciliari la condanna rimediata per concorso esterno in associazione mafiosa, e il tentativo di fuga nel paese dei cedri dell’armatore reggino Matacena. Un tentativo di fuga che ha visto finire sotto processo sia Scajola che l’entourage di casa Matacena. E sempre nei mesi scorsi il Tribunale reggino, presieduto da Natina Pratticó, aveva rigettato le richieste di ammissione, formulate dal procuratore Lombardo, dei testimoni ‘chiave’ di questo nuovo filone investigativo.

Per quanto riguarda la posizione dell’ex Ministro Scajola, attuale Sindaco di Imperia, per l’accusa era fondamentale la testimonianza del ‘pentito’ Cosimo Virgiglio, un imprenditore legato alla cosca Molè di Gioia Tauro ma, anche un soggetto inserito in contesti masso-mafiosi. Virgiglio, seppur non nei 180 giorni (ossia quelli previsti dalla legge e che disciplinano le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia con gli inquirenti) come riferito dallo stesso pm, aveva ‘tirato in ballo’ in questi contesti, l’ex ministro Scajola. Negli atti dell’indagine il collaboratore aveva affermato che “la ‘ndrangheta tramite Scajola voleva arrivare a Impregilo (l’azienda impegnata nella realizzazione di dighe e impianti idroelettrici, opere idrauliche, ferrovie e metropolitane, aeroporti e autostrade, e anche nel famoso progetto del ‘Ponte sullo Stretto’)”.

“Quella sera - ha dichiarato il ‘pentito’ - c’era Lisi della Guardia di Finanza. Arrivarono in due, uno era Claudio Scajola e l’altro era il comandante reggente Meninni, che sarebbe il primo ministro sanmarinese. Scajola all’epoca non solo era il ministro delle Infrastrutture, ma aveva anche la delega ai servizi segreti”. Virgilio parlò anche di un imprenditore della piana di Gioia Tauro, Carmine Cedro che per anni avrebbe fatto da autista all’ex ministro nelle trasferte calabresi e che nella primavera del 2005 avrebbe anche frequentato assiduamente la sua casa di Imperia. Adesso, alla luce della nuova contestazione da parte dell’ufficio di Procura, non è escluso che vengano richieste altre testimonianze. Ritornando all’udienza odierna dopo mesi e mesi di tentativi di deposizione oggi finalmente si era registrata la presenza, in video collegamento da Roma, dell’ex senatore Dell’Utri il quale aveva fatto pervenire una comunicazione alle parti in cui preannunciava la scelta di ‘avvalersi della facoltà di non rispondere’, in quanto indagato in procedimento connesso ed è per questo che sia accusa che difesa hanno rinunciato alla sua testimonianza.

A margine dell’udienza infine, non sono mancate le reazioni da parte di Scajola e del suo collegio difensivo in particolare l’avvocato Elisabetta Busuito ha dichiarato ad Imperia News che “Prendiamo atto di questa nuova contestazione formulata dall’accusa, ma ciò ci lascia ancora una volta sbalorditi. Ci dispiace molto perché queati vuol dire che si allungheranno ancora i tempi processuali e questo dibattimento, ricordiamo, proviene da una richiesta di rito immediato. E invece sono passati quattro anni proprio da questa richiesta. Nel contempo, ha concluso il legale, l’allungamento dell’istruttoria dibattimentale non ci preoccupa poiché le risultanze investigative da cui proviene non dimostrano assolutamente  nulla nei confronti del mio assistito”.

Lapidario invece, il commento di Scajola in riferimento alla nuova accusa formulata dal procuratore reggino: “Se non fossimo in una aula di Tribunale - ha chiosato - la vicenda assumerebbe i toni del ridicolo”. Il processo ‘Breakfast’ è stato aggiornato al 14 dicembre quando, con ogni probabilità, la Dda reggina formulerà nuove richieste istruttorie.

dalla nostra corrispondente Angela Panzera

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