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Economia | 15 aprile 2019, 08:56

A Barcellona torna a risplendere Casa Batlló

L'edificio realizzato dall'architetto Gaudi dal 2005 è patrimonio dell'Unesco

A Barcellona torna a risplendere Casa Batlló

Finalmente ha preso il via l’operazione di restauro di uno dei più importanti luoghi dell’arte contemporanea non soltanto in tutta la Spagna, ma in tutta l’Europa: stiamo parlando di Casa Batlló. La concretizzazione di questo progetto è come un sogno che si realizza per qualsiasi critico d’arte che si rispetti.

I lavori hanno preso il via con la riqualificazione di quello che in architettura viene comunemente definito “il piano nobile”, cioè il piano intermedio e centrale di tutta la struttura, all’interno del quale è stata recuperata anche una lampada di indubbio valore artistico che si credeva ormai perduta da anni. https://www.casabatllo.es/it/restauro/il restauro de Casa Batlló si può quindi annoverare tra le più importanti iniziative di promozione e valorizzazione artistica in questo inizio del terzo millennio.

Ma adesso facciamo un po’ di storia: Casa Batlló si trova nel cuore di Barcellona, sul Passeig de Gracia. Il palazzo, nel 2005, per cui in tempi particolarmente recenti, è stato proclamato patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Ma in realtà le sue origini risalgono all’inizio del Novecento: più precisamente al 1904, quando la famiglia Batlló, tra le più conosciute e stimate di tutta l’industria tessile e manufatturiera spagnola commissionò all’architetto Antonio Gaudi la riqualificazione di una palazzina all’epoca considerata modesta e di scarso valore nel centro di Barcellona. Questo edificio sfigurava letteralmente nel quartiere dell’Eixample, che a cavallo tra ottocento e novecento divenne zona di residenza dei più ricchi possidenti della borghesia spagnola.

L’Eixample in quel momento era una zona amata proprio perché gli imprenditori e gli artisti più all’avanguardia si sbizzarrivano sviluppando sperimentazioni urbanistiche ardite e sorprendenti. Ovviamente Gaudi raccolse la sfida e non soltanto non fu da meno rispetto a quanto fatto nel quartiere fino a quel momento, ma probabilmente arrivò a superare se stesso e chiunque altro: quell’umile e francamente non bella palazzina nel 1907, dopo tre anni di lavoro, divenne un capolavoro d’arte, tanto che ancora oggi è ricordata tra i capolavori assoluti da visitare irrinunciabilmente di Barcellona e della Spagna intera.

Proprio il piano nobile, quello oggi oggetto di restauro, divenne la residenza della famiglia di imprenditori tessili che avevano commissionato il lavoro, mentre negli altri quattro piani del palazzo furono ricavati in tutto otto appartamenti, che i proprietari affittarono a cifre, per l’epoca, da capogiro a chi voleva provare l’ebbrezza di vivere dentro un’opera d’arte (e naturalmente a chi se lo poteva permettere).

Nel 1969 Casa Batlló è stata nominata monumento nazionale spagnolo ed è stata convertita in museo visitabile all’interno.

Ecco alcune cifre che solo lontanamente rendono l’idea della magnificenza e della magniloquenza di questo capolavoro: la superficie totale misura 4300 metri quadrati, mentre sono ben 450 i metri quadrati di superficie calpestabile per ciascun piano. Pertanto, se pensiamo che all’epoca furono ricavati due appartamenti per piano, ciò significa che ciascuno di essi misurava ben 225 metri quadrati. Il condominio (se vogliamo definirlo tale, ma il termine condominio è certamente riduttivo) si sviluppa in altezza per 32 metri e in larghezza per 14,50 metri. Gaudi nel riprogettare per la famiglia Batlló l’edificio ha introdotto sensibili modifiche che hanno quasi raddoppiato in altezza e volume la vecchia palazzina acquistata dalla famiglia di committenti e originariamente progettata dall’architetto Cortés: essa infatti misurava nella sua forma primigenia 21 metri di altezza per 3100 metri quadrati circa di superficie.

Al di sotto del livello della strada l’architetto Gaudi ha imposto la realizzazione di un seminterrato, inizialmente utilizzato come magazzino per i prodotti tessili della famiglia proprietaria e oggi invece sfruttato per lo stoccaggio in ambito museale; oltre al già menzionato piano nobile, concepito per essere interamente occupato dalla famiglia Batlló ed abbellito da un imponente patio sul retro dell'edificio, per una superficie totale (coperta e scoperta) di oltre 400 metri quadrati calpestabili, gli altri quattro piani furono articolati in due maestose unità abitative ciascuno. Il tutto è completato da un soppalco, destinato a spazi di servizio e coperto dal tetto.

Fino a questo momento abbiamo parlato degli spazi interni, ma ciò che colpisce lo sguardo ed è motivo di pellegrinaggio da parte di fotografi da tutto il mondo è, più di ogni altra cosa, l’esterno.

Non si può dimenticare infatti la facciata anteriore, scolpita in pietra arenaria di Montjuïc; il colonnato che ricorda le zampe degli elefanti; il maestoso, appariscente, variopinto rivestimento ceramico; l’iconografia incentrata su uno spettacolare e fantasioso bestiario, che in vari punti del palazzo riproduce ora serpi, ora draghi, ora pipistrelli, attorniati da molteplici figure considerate tuttora pressocché indecifrabili. Persino il tetto declinante raffigura creature misteriose e terrificanti, interpretate dalla critica come draghi dal particolare valore simbolico, anche religioso: non mancano, infatti, nelle scene riprodotte sul frontespizio e il tetto del palazzo, richiami a citazioni bibliche ed evangeliche, in alcuni casi con riferimenti a Gesù e ad altri santi ritenuti particolarmente importanti per la cultura e le tradizioni catalane.

Se già le dimensioni del palazzo sono imponenti, tutto questo lavoro di decorazione dalla vasta superficie fu progettato dall’architetto per rendere l’impatto visivo ancora più impressionante, così da far sembrare la cubatura almeno doppia rispetto alla realtà. Inoltre, sempre per restare in tema di cubatura, non bisogna dimenticare che all’inizio del Novecento ci si spostava ancora mediante carrozze con cavalli: per questo motivo, nel plesso originario furono ricavati anche i vani per delle stalle che, nella riconversione del monumento da edificio abitato a spazio museale, sono state riconvertite in un centro congressi ancora oggi molto utilizzato per ospitare dibattiti di valore artistico, politico, culturale. 

 

ip

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