Sanità - 13 luglio 2019, 08:00

Sempre più... intolleranti. I consigli di nutrigenomica a cura di Simona Oberto

Stiamo diventando sempre più “intolleranti” a tutto ciò che ci circonda: persone, situazioni, circostanze…tutto ci rende insofferenti, impazienti, ci infastidisce!

Sempre più... intolleranti. I consigli di nutrigenomica a cura di Simona Oberto

Quante volte una cattiva notizia, un incontro indesiderato, una telefonata sgradita o un semplice contrattempo vi hanno lasciato con l’amaro in bocca o con una morsa allo stomaco o peggio con una colica così violenta, da costringervi alla ricerca spasmodica del bagno più vicino? Ma fosse solo questo! Perché un’emozione violenta può provocare anche un infarto cardiaco, una emorragia cerebrale, delle crisi convulsive o una crisi asmatica. Vi siete mai chiesti il perché? Perché le emozioni vissute comportano sempre una reazione somatica.

Il passaggio da eventi puramente astratti a reazioni somatiche avviene tramite il sistema nervoso e il sistema endocrino: attraverso l'asse ipotalamo-ipofisi, tutti gli “atteggiamenti mentali” si ripercuotono sull'equilibrio ormonale del nostro organismo determinando reazioni di tipo fisiologico, che possono provocare, se reiterate ed eccessive, anche malattie. L'emozione diventa quindi determinante nell'eziologia della malattia! La malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio: secondo quest'ottica è possibile distinguere malattie per le quali i fattori biologici, tossico-infettivi, traumatici o genetici hanno un ruolo preponderante e altre per le quali i fattori psicologici e sociali, sotto forma di emozioni, sono determinanti. In queste ultime l'ansia, la sofferenza e in generale le emozioni troppo dolorose trovano sempre una via di scarico immediata nel corpo, soprattutto a livello gastrointestinale! E pur ricordando che ogni situazione ha un peso diverso in ciascun individuo, in funzione del suo vissuto, della sua storia e del suo sviluppo psicologico, sempre e comunque le “emozioni represse”, andranno a provocare delle “scariche” del sistema nervoso centrale, le quali verranno orientate verso il sistema vegetativo, provocando disturbi patologici nella funzionalità degli organi.

Purtroppo non siamo più in grado di gestire le nostre emozioni! Non sappiamo viverle: fin da piccoli ci viene insegnato a non lasciarci andare troppo alle emozioni, a catalogarle tra “buone e cattive”, quasi a temerle. E quindi esternare troppa gioia o amore è visto come una “perdita di controllo ed equilibrio” alla pari dell'esternare troppa rabbia, dolore, o tristezza. Così, da bambini timorosi di esprimere i propri sentimenti, diventiamo adulti bloccati in rigidi schemi comportamentali, emotivamente frenati o frustrati, fino a quando la famosa “goccia che fa traboccare il vaso”, non ci trasforma in una sorta di “macchina fuori controllo”!

Oramai lo sapete, per la Nutrigenomica, come è deleterio soffocare un sintomo fisico, così è deleterio soffocare un’emozione, perché entrambi sono messaggi che il nostro corpo ci invia! Però ricordiamoci che tutto immancabilmente viene vissuto “a livello di pancia”. Ogni emozione, per essere vissuta pienamente, deve essere prima “digerita”! E di nuovo tutto ci riconduce a Lui, a quella parte di noi che custodisce la nostra salute o ci regala, se trascurata, le peggiori malattie. Sto parlando del nostro intestino. Lui, il “secondo cervello”: si emoziona, soffre, gioisce, adeguandosi e reagendo a tutte le nostre emozioni! Ogni situazione che comporta una certa “variazione emotiva”: una bella storia d’amore o al contrario una delusione, la paura per un posto di lavoro precario o la gioia per la nascita di un nuovo figlio, tutto, coinvolge una parte importante del nostro tubo digerente: la “pancia”. Esiste una stretta collaborazione tra il nostro intestino e il cervello cranico. Nell’intestino infatti si trova una rete nervosa molto complessa composta da oltre cento milioni di neuroni che gestiscono le attività intestinali e che si collegano al cervello superiore tramite il sistema neuro-vegetativo. Entrambi si influenzano a vicenda: il cervello cranico può alterare il normale funzionamento di quello enterico, interferire con i suoi ritmi e per questa via disturbare la peristalsi, la produzione di acidi, enzimi, ormoni e di citochine. Ma è vero anche il contrario, cioè che i disordini intestinali possono produrre il loro effetto sul cervello centrale! Sicuramente avrete già sentito parlare di serotonina.

Lei, “l’ormone della felicità”, tra i neurotrasmettitori forse è la più conosciuta. Negli ultimi decenni è venuta molto alla ribalta, soprattutto per il suo legame con la depressione. Vi rendete conto che quasi il 95% della serotonina viene prodotta dalle cellule dell’intestino? Nella pancia questa molecola serve a iniziare il movimento peristaltico e a mantenere il tono vascolare, e quindi a regolare i movimenti e l’attività digestiva. Allo stesso tempo serve come segnale al cervello: invia segnali positivi, come la sazietà, o negativi, come la nausea. Sapete dove sta l’inghippo? Il problema è che in caso di infiammazione intestinale, condizione in cui tra l’altro si trova la maggior parte delle persone, viene attivato un enzima che la demolisce e quindi si può avere, nel tempo, a livello cerebrale, un forte deficit della molecola con conseguente depressione. Va da se che l’infiammazione, la disbiosi intestinale e la depressione sono assolutamente collegati. Il problema è che purtroppo il nostro intestino bistrattato e trascurato, sta diventando l’anello debole del nostro sistema corporeo. Il suo essere direttamente collegato al cervello, con un sistema di feedback, attraverso un passaggio immediato di neuroni, ormoni, neurotrasmettitori, lo mette sempre e perennemente a rischio di stress.

Lui è un insieme dinamico, una rete connessa ad altre reti, un sistema connesso ad altri sistemi. Potremo definirlo un sistema ADATTATIVO. Ma non solo! Perché è anche un organo emuntore che deve scaricare i tossici e assorbire i nutrienti, nel delicato compito della digestione. Insieme al sistema endocrino, media il rapporto tra il cibo e il nostro organismo. Lui è chiamato a digerire tutto: alimenti ed emozioni! Il problema è che il nostro “cibo” fisico ed emozionale, essendo profondamente alterato e processato, sta parlando un linguaggio che il nostro intestino non riconosce più! Questa mancanza di comunicazione si sta traducendo in una mancata “capacità di adattamento”, che a livello intestinale, si trasduce in disbiosi ed infiammazione, condizioni patologiche che stanno rendendo le nostre mucose sempre più “intolleranti” a tutto, anche a una banale insalata o a un piatto di riso integrale. Pensateci! Sono sempre più numerosi i casi di intolleranze e allergie alimentari.

E a livello emozionale si trasduce nella nostra sempre maggiore incapacità a tollerare! Noi stiamo diventando sempre più “intolleranti” a tutto ciò che ci circonda: persone, situazioni, circostanze…tutto ci rende insofferenti, impazienti, ci infastidisce! Ecco se io dovessi definire l’uomo moderno con una sola parola, lo definirei…INTOLLERANTE!

Simona Oberto cura il sito web www.cibocuranaturale.com e la pagina facebook "Il tuo coach alimentare".

Redazione

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