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Attualità | 14 agosto 2019, 07:11

Un anno dal crollo del ponte Morandi, il ricordo degli imperiesi a pochi metri dalla tragedia "Non era la nostra ora"

Alessandro Brancatelli ha visto il ponte crollare alle sue spalle, Adolfo Ranise ha scelto di svoltare verso casa rinunciato a un 'giro' con il figlio

Un anno dal crollo del ponte Morandi, il ricordo degli imperiesi a pochi metri dalla tragedia "Non era la nostra ora"

È passato un anno dalla tragedia del ponte Morandi. Un evento che ha spezzato di netto 43 vite segnandone centinaia di altre tra parenti, amici, conoscenti delle vittime così come quelle di chi, da quel ponte, era passato pochi istanti prima o per fatalità quel maledetto 14 agosto 2018 ha rinunciato.

Nessuna vittima tra gli imperiesi, ma due di loro non dimenticheranno facilmente le 11.36 di quella mattinata: Alessandro Brancatelli e Adolfo Ranise.

Brancatelli aveva appena superato il Morandi direzione ospedale Galliera dove stava andando per lavoro, il ponte è crollato alle sue spalle. Ranise invece si trovava nella zona dell'aeroporto e dopo aver preso suo figlio era indeciso tra un po'di shopping in centro o il ritorno verso casa.

Un anno dopo i due ricordano perfettamente quel giorno ed entrambi, contattati dal nostro giornale, sono arrivati alla conclusione che sia stata una questione di destino. "Non era la nostra ora", spiegano.

"Un anno fa quando è successo il fatto ho postato quella foto e subito dopo ho sentito sobbalzare il furgone, pensavo sì che fosse successo qualcosa ma nulla di simile a quanto in realtà è accaduto - ricorda Brancatelli. Ho scoperto la tragica notizia una volta arrivato a Genova. Sinceramente inizialmente non ho voluto dare troppo peso alla mia fortuna anche perché mi avevano cercato tutti i programmi televisivi, italiani e stranieri, ma a me non sembrava il caso, non volevo apparire come uno sciacallo. Con il tempo invece mi è capitato sempre più spesso di passare da quelle parti, di vedere i video del crollo e mi sono sempre più accorto che davvero il ponte mi è caduto dietro di pochi secondi, ricordo di aver superato l'ormai noto camion del Basko e di aver scattato una foto per immortalare quanto stesse piovendo.

Sono stato davvero miracolato, oltre quaranta persone hanno perso la vita e sono tantissime. Io credo che ci sia stato il destino dalla mia, probabilmente non era la mia ora e dovevo fare ancora delle cose. La vita è fatta di attimi e davvero per un attimo mi sono salvato".

"Diciamo che la conclusione più ovvia è quella di dire che quando non è la tua ora... esordisce così Ranise. Sono abbastanza fatalista. Quella di non imboccare tre minuti prima della tragedia la direzione verso il ponte Morandi proveniente da Genova aeroporto, dove mi trovavo perché avevo appena preso mio figlio e averlo fatto in disaccordo con lui che voleva recarsi in centro, è stata la scelta più fortunata che potessi prendere. Abbiamo avuto una discussione animata proprio sulla direttrice che portava alla galleria che conduceva al ponte e io, con un raro momento di autorità paterna, ho svoltato verso Ventimiglia. Generalmente acconsento alle richieste dei miei figli, poi adoro Genova e ci vado spesso per diletto e per lavoro, ma quella giornata cupa e piovosa non mi ispirava.

Arrivato all'autogrill di Varazze ho appreso la notizia. Saremmo transitati sul ponte proprio nel momento della tragedia, non so dire se saremmo stati tra gli sfortunati, o se ci saremmo fermati prima o avremmo visto il ponte crollato alle spalle, ma è andata bene così. Ogni volta che passo da Genova – conclude -  il mio sguardo va sempre in direzione del ponte che ormai non c'è più e un brivido mi percorre la schiena. Non era il mio, nostro momento".

 

Lorenzo Bonsignorio

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