Sanità - 14 settembre 2019, 08:00

Intossicati di... emozioni mal gestite! A cura di Simona Oberto

Dobbiamo imparare a mantenere “pulita” la nostra vita: alimentazione, amicizie, lavoro, relazioni sentimentali e sociali.

Intossicati di... emozioni mal gestite! A cura di Simona Oberto

Quante volte vi è capitato di mandare giù bocconi amari senza poter reagire? Quante volte avete subito situazioni frustranti reiterate nel tempo, senza aver la possibilità di ribellarvi, sopprimendo così le vostre emozioni di rabbia e delusione? Quante volte non vi siete sentiti gratificati, magari per una promozione sperata e mai arrivata o umiliati per una “porta sbattuta in faccia”? Perché stupirci? Del resto viviamo in una società dove regna indisturbata la “non meritocrazia”! Il malcontento generale sale e con lui anche lo stress!

Ma vi siete mai domandati che fine fanno le vostre emozioni represse? Svaniscono nel nulla o rimangono intrappolate in un recondito angolino della vostra psiche? Ma soprattutto, le emozioni mal gestite hanno un reale effetto sulla nostra salute organica e metabolica? Assolutamente si! E molto di più di quello che si pensa. Purtroppo fino a pochi anni fa lo “stress” è stato ingiustamente sottovalutato, licenziato con la classica frase “Signora è un po’ stressata…vada a farsi qualche giorno di vacanza!” Ora fortunatamente, le cose stanno cambiando, perché importanti scienze come la Nutrigenomica e la PNEI stanno iniziando a metterci in guardia da questo subdolo nemico, lo stress, che si nutre proprio di tutte le nostre “cattive” emozioni mal gestite. La PNEI (psiconeuroendocrinoimmunologia), scienza che si occupa delle correlazioni tra le emozioni e i pensieri con gli ormoni e il sistema immunitario, sostiene che tutte le nostre emozioni abbiano una influenza reale sul nostro organismo, cioè ogni emozione, positiva o negativa che sia, produce nell'organismo una corrispondente secrezione ormonale.

Così da una parte avremo gli “ormoni del benessere”: le endorfine, analgesici naturali che servono a rilassarci e ad alleviare il dolore, con una azione simile alla morfina; la serotonina “ormone del buonumore”, quella su cui agiscono i rimedi antidepressivi; le anandamidi che, saturando i centri cerebrali del piacere, ci provocano un senso generale di leggerezza mentale e fisica; dall'altra avremo gli “ormoni dello stress” come l'adrenalina e la noradrenalina, ormoni prodotti in gran quantità soprattutto in particolari condizioni di tensione psicoemotiva, e il cortisolo, prodotto dalle ghiandole surrenali quando l'organismo è “sotto stress”. Il cortisolo, se viene prodotto in quantità fisiologiche, è un ormone di vitale importanza, diventa deleterio soprattutto per il cervello, se invece viene prodotto in eccesso e per troppo tempo consecutivamente. Ma perché gli ormoni dello stress, se in eccesso, sono così pericolosi per il nostro organismo? Per scoprirlo dobbiamo fare un bel passo indietro nella storia e precisamente fino all'epoca preistorica, dove il nostro antenato ogni giorno era messo a dura prova per la sopravvivenza: attacchi di belve feroci o di tribù rivali, eruzioni vulcaniche, terremoti, senza contare il fatto che per nutrirsi doveva cacciare, mettendo a repentaglio la sua vita.

Per questo la natura lo aveva dotato di un sistema di autodifesa molto efficiente, grazie al quale al primo segnale di pericolo, il suo cervello faceva scattare una serie di reazioni fisiologiche che lo agevolavano nella lotta o nella fuga immediata. Ma cosa succedeva all'interno del suo organismo? Il cuore aumentava i suoi battiti con il crescente aumento della pressione arteriosa, anche la respirazione aumentava per fornire l'organismo di maggior ossigeno, il sangue defluiva dall'estremità per andare ad irrorare meglio il cervello e i muscoli, che a loro volta venivano energizzati dall'aumento di glucosio nel sangue, le pupille si dilatavano per migliorare la vista, e il sudore ricopriva il corpo perché l'organismo si rinfrescasse nello sforzo. Grazie a queste reazioni biochimiche l'uomo primitivo riusciva a fare il pieno di energia, indispensabile per avere una giusta reazione di difesa o di attacco. Ma chi erano i responsabili di questi importanti cambiamenti biochimici? Proprio gli “ormoni dello stress”, di cui abbiamo accennato prima. Stimolavano la reazione e poi una volta esaurito il loro compito, venivano eliminati tramite la reazione stessa di attacco o di fuga, cioè l'azione che faceva seguito allo “stimolo stressorio”.

Ma se la loro eliminazione, attraverso uno sfogo fisico, viene a mancare, allora il loro accumulo all’interno dell’organismo, diventa nocivo e pericoloso. Proprio quello che sta succedendo a noi, in quanto, a differenza dell’uomo preistorico che sfogava, attaccando o fuggendo, noi teniamo tutto dentro! Le nostre ghiandole endocrine anche oggi, se stimolate da situazioni stressanti, continuano a secernere questi ormoni ma, vista la diversità delle “cause stressorie”, oggi soprattutto di natura psicologica, e la diversità di reazione, oggi poco “fisica” e più “psicologica”, si manifesta sempre di più un pericoloso sbilanciamento tra la quantità di ormoni prodotti e la loro effettiva eliminazione! Del resto gli “eventi stressori” moderni sono molto diversi da quelli dei nostri antenati: non dobbiamo più fuggire davanti ad una belva feroce per non essere sbranati o al contrario, rischiare la vita, affrontandola, per poterci nutrire, al massimo abbiamo a che fare con un capo ufficio troppo esigente, un marito infedele, un amico opportunista, un licenziamento immotivato, un commerciante truffatore o un ispettore della tasse senza scrupoli. Tutte circostanze stressanti che stimolano la produzione degli ormoni dello stress, che producono in noi una reazione di rabbia e rancore che quasi sempre rimane intrappolata nel nostro organismo, proprio per l'impossibilità dell'uomo moderno di “scaricare” con una adeguata reazione fisica. Del resto non possiamo certo “attaccare” il nostro capoufficio, prendendolo a pugni o “fuggire” a gambe levate di fronte ad un vigile che vuole multarci! Questo ci porta inevitabilmente a subire situazioni e persone, alimentando la nostra frustrazione. Così, tratteniamo le lacrime, la collera, il disappunto, il rancore e questo ci fa ammalare. Gli ormoni vengono prodotti ma non eliminati, e come rifiuti chimici radioattivi, sotterrati abusivamente, vanno ad avvelenare il nostro terreno, minando le difese immunitarie e aprendo le porte a infezioni e malattie di ogni genere. Mentre le nostre menti, sempre di più si ritrovano imbrigliate in “gabbie emozionali”! Così a forza di gestire male le nostre emozioni, soffocando la collera, negando la paura, camuffando la tristezza, nascondendo la delusione, scivoliamo impotenti nel “mal di vivere”. Alcuni depressi, incapaci di reagire alle difficoltà e agli ostacoli della vita quotidiana, altri iper reattivi, iper stressati, che divorano la vita, con la stessa voracità con cui divorano un panino in fretta, in piedi, in coda alla posta, nella pausa pranzo! Ma come possiamo imparare a gestire meglio le nostre emozioni in modo da non esserne sopraffatti? Cambiando il nostro stile di vita, come ci insegna la Nutrigenomica. La prima cosa da fare è la “pulizia”!

Ecco la parola magica. Dobbiamo imparare a mantenere “pulita” la nostra vita: alimentazione, amicizie, lavoro, relazioni sentimentali e sociali. Partiamo magari dalla “pulizia” del nostro organismo, mantenendo efficiente il nostro intestino, i nostri organi emuntori e il nostro sistema linfatico. Tutti importanti strumenti di detossicazione. “Mens sana in corpore sano” scriveva Giovenale già nel 100 d.C. E non sono parole gettate al vento, perché le emozioni, se mal gestite, ci sporcano molto più di quello che potete pensare! Non sottovalutate la cosa.

Pensateci prima che sia troppo tardi, prima che un referto medico vi catapulti di diritto nella sempre più numerosa schiera di malati cronici degenerativi. Le emozioni non vanno represse ma gestite, vissute e sfogate in modo equilibrato. Perché la vita merita di essere vissuta in salute!

Simona Oberto cura il sito web www.cibocuranaturale.com e la pagina facebook "Il tuo coach alimentare".

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