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Cronaca | 11 novembre 2019, 18:08

Reggio Calabria, processo 'Breakfast', l'avvocato di Claudio Scajola sulle intercettazioni della Dia: "Modus operandi inaccettabile" (foto e video)

"Scajola aveva un rapporto con la Rizzo che si è trasformato in sentimento. L'aveva a cuore e si dispiaceva per questa donna vista la situazione in cui versava e non aveva rapporti o interessi per il marito latitante"

Reggio Calabria, processo 'Breakfast', l'avvocato di Claudio Scajola sulle intercettazioni della Dia: "Modus operandi inaccettabile" (foto e video)

Ti piace vincere facile? Recita una nota pubblicità, ma non funziona cosi; qua c’è la logica del diritto e il diritto passa per le prove e le prove non ci sono”.  L’avvocato Elisabetta Busuito, difensore di Claudio Scajola, non ha usato mezzi termini e durante la propria arringa sono state molte le occasioni in cui ha stigmatizzato l’operato della Procura di Reggio Calabria. Un intervento molto lungo, dettagliato e pungente, che arriva nell’udienza successiva a quella in cui il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha invocato al Tribunale, presieduto da Natina Pratticò, la condanna a quattro anni se sei mesi di carcere per l’ex ministro e attuale sindaco di Imperia per la latitanza di Amadeo Matacena, parlamentare di Forza Italia attualmente irreperibile per la giustizia italiana dopo la condanna a tre anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, ed in particolare di aver tentato il suo trasferimento da Dubai al Libano.



Per gli altri imputati l’accusa ha chiesto condanne decisamente più “pesanti” ed in particolare per Chiara Rizzo, ex moglie di Matacena, ha invocato undici anni e sei mesi carcere, per Martino Politi e Mariagrazia Fiordelisi, rispettivamente collaboratore ed ex segretaria dei coniugi Matacena-Rizzo il pm ha richiesto la condanna a sette anni e sei mesi di carcere ciascuno.

Il pm ha parlato - ha dichiarato l’avvocato di Scajola - di un interesse di Scajola per Matacena volto alla conservazione del suo status di latitante e dei suoi affari. Ma basta leggere tutte le intercettazioni e si apprende come non vi è alcun interesse sotteso per il Matacena. Scajola aveva un rapporto con la Rizzo, un rapporto che come ha detto lui durante il suo esame,  si è trasformato in un trasporto con qualche sentimento. L’aveva a cuore e si dispiaceva per questa donna vista la situazione in cui versava e non aveva alcun rapporto né interesse per il marito latitante".

Ed è proprio sul tema delle intercettazioni che il difensore ci è andata “giù pesante” per il metodo applicato da chi ha condotto le indagini ed in particolare dagli agenti della Dia. “Al pm hanno offerto il sunto delle intercettazioni - ha chiosato l’avvocato - è un modus operandi inaccettabile. Bisogna riportare le conversazioni per intero e poi valutarle nel loro contesto. Se si sintetizzano i discorsi è ovvio che si danno delle interpretazioni soggettive e ciò non è ammissibile. I sunti effettuati dalla Dia sono fuorvianti ed è per questo che vi è stato un fraintendimento totale della vicenda. Se non sapessi di essere in un processo serio - ha sottolineato il legale - stando alle interpretazioni delle intercettazioni dovremmo solo ridere”.

Altro dato, stigmatizzato molto dalla difesa, è stato quello relativo alla “totale assenza di riscontri” che sarebbero dovuti essere espletati dalla Dda reggina. In particolare è stata analizzata la vicenda del collaboratore di giustizia Cosimo Virgilio il quale, durante l’istruttoria dibattimentale ha dichiarato che “Ugolini disse all’imprenditore Carmene Cedro: “va bene ti mando dall’allora ministro delle Attività Produttive che era Scajola”. Giacomo Ugolini era l’ambasciatore di San Marino, personaggio - secondo quanto riferito - molto “vicino” allo stesso Virgiglio in ambito massonico. Al centro delle sue conoscenze ci sono gli interessi della cosca Molè di Gioia Tauro, ed in particolare del boss Rocco Molè, ucciso in un agguato mafioso nel 2008, per i lavori per l’ammodernamento dell’A3 Salerno-Reggio Calabria.

Alla ‘ndrina interessava in particolare il tratto compreso tra Gioia Tauro e Mileto e per questo avevano bisogno di sapere “che tutto andasse bene” Fondamentale era quindi entrare in contatto con la Impregilo, la società aggiudicataria dell’appalto e soprattutto far convergere, verso le aziende controllate dai Molè, tutti i subappalti. Ugolini si sarebbe mosso proprio in questo contesto e l’emissario dei Molè sarebbe stato l’imprenditore Carmine Cedro. “Ci fu una riunione, dove però non era presente Rocco Molè – aveva precisato Virgiglio – ma le sue richieste erano chiare. Ugolini disse “ti mando dal ministro delle Attività produttive che era Scajola e vedi di parlare con lui”. Il collaboratore ha, però ammesso di non sapere se Scajola e Cedro si incontrarono veramente. Oltre a questi fatti Virgiglio aveva anche riferito sulla presunta appartenenza dell’ex ministro Scajola alla massoneria. “Una sera, aveva dichiarato nel corso di una tornata del 2004, c’era pure lui a San Marino assieme al comandante reggente Marino Meninni o Menicucci, non ricordo bene il cognome, una sorta di Primo Ministro. A meno che non fosse un sosia, era Scajola. Lì ci fu un incontro in cui era prevista l’iniziazione di cinque soggetti. Ricordo che arrivarono tardi e cercarono di indossare i paramenti per entrare, ma gli fu detto che sarebbero andati poi la volta successiva”.

Accuse sempre smentite dallo stesso sindaco di Imperia e su cui oggi il difensore ha tacciato “come prive di alcun riscontro da parte della polizia giudiziaria che per sua stessa ammissione - ha sottolineato - durante le scorse udienze - è venuta in Tribunale e ha dichiarato di non averne trovato alcuno. Il pentito Virgiglio poi, ha detto di aver parlato la prima volta di Scajola quando i pm gliel’hanno chiesto, ma non sa quando. Si ricorda della presunta riunione massonica, chi c’era e chi non c’era, cosa gli hanno riferito anni e anni prima numerose persone, ma poi non si ricorda quando ha parlato la prima volta di Scajola. La Dia poi, ha fatto indagini estendendo il proprio campo sull’intero pianeta, ma non è riuscita a trovare il verbale dove Virgiglio ha parlato per la prima volta di Scajola”.

L’avvocato Busuito proprio non ci sta e più volte ha sottolineato come l’indagine sia stata lacunosa e condotta attraverso metodi e tecniche che hanno delineato un quadro accusatorio di parte e senza corrispondenza tra quanto avvenuto e quanto ipotizzato, tra quanto realmente dichiarato e quanto poi effettivamente trascritto nei brogliacci delle intercettazioni. “Dal giorno dell’arresto noi difensori - ha continuato l’avvocato Busuito - siamo stati sommersi di faldoni, di informative, di intercettazioni, di carte e documenti vari. Claudio Scajola prima di parlare a questo Tribunale ha dovuto attendere mille e 200 giorni anche per rispondere a queste menzogne. Durante la requisitoria il pm - ha aggiunto a margine dell’udienza l’avvocato - ha ritenuto di dover valorizzare in via esclusiva le intercettazioni trascurando tutto ciò che invece, è emerso in questi cinque anni di istruttoria dibattimentale ed è per questo che ho ritenuto fondamentale evidenziare il perché c’è stata una serie di mancanze nell’interpretazione delle intercettazioni oltre ad una totale assenza di riscontri rispetto a quella che era l’ipotesi interpretativa iniziale”.

Il processo “Breakfast” è stato aggiornato a lunedì prossimo e in programma vi è sempre l’arringa dell’avvocato Busuito al termine della quale formulerà le proprie conclusioni al Collegio. La sentenza invece,  a causa anche dell’astensione nazionale dei penalisti, è slittata al 13 gennaio. 

Dalla nostra corrispondente Angela Panzera

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