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Cronaca | 24 gennaio 2020, 18:14

Reggio Calabria: Claudio Scajola dopo la sentenza "Non mi dimetto da Sindaco, in Appello il caso si risolverà" (Video)

"Ribadisco che mi sono interessato, per quanto possibile, con le ambasciate, per vedere se era possibile l’asilo politico e questo non credo sia un reato come ho sempre detto dal primo giorno".

Reggio Calabria: Claudio Scajola dopo la sentenza "Non mi dimetto da Sindaco, in Appello il caso si risolverà" (Video)

“Speravo che si risolvesse già in primo grado ma, essendo un uomo di istituzioni e credo nella giustizia, ciò che non è stato sufficiente in primo grado si risolverà in Appello. Rispetto alla richiesta di condanna del Pm e di tutta l’inchiesta, si sia sostanzialmente sgonfiato”.

Sono queste le prime parole del Sindaco di Imperia ed ex Ministro dell’Interno, Claudio Scajola, dopo il pronunciamento della sentenza al termine del processo ‘Breakfast’, questo pomeriggio a Reggio Calabria. Lo stesso Scajola ha anche confermato che non intende dimettersi dalla carica di primo cittadino: “Assolutamente no. Proseguo il mio lavoro, ancora con più impegno di prima perché nulla di questo entra con la mia attività amministrativa e nulla di questa condanna ha a che fare con reati contro il patrimonio o quant’altro. Ribadisco che mi sono interessato, per quanto possibile, con le ambasciate, per vedere se era possibile l’asilo politico e questo non credo sia un reato come ho sempre detto dal primo giorno. Mi auguro che, nei prossimi gradi di giudizio, venga confermato il comportamento nei termini di Legge, come persona corretta come credo di essere”.

Alla domanda su come, un uomo di Stato come Scajola, a pensare all’asilo politico per un condannato: “Io ho cercato di aiutare non Matacena – ha terminato - ma una donna che era in assoluta difficoltà e affanno e che necessitava di aiuto”.

L’avvocato Elisabetta Busuito ha così commentato la sentenza: “Sicuramente ricorreremo in Appello ma le sentenze si commentano dopo averle lette. Il ragionamento su cosa ha portato il tribunale a più che dimezzare la richiesta di pena del Pm, fa presagire che non ci sia una perfetta coincidenza tra la ricostruzione accusatoria e quella che sarà quella della motivazione. Avevamo assolutamente messo in conto l’ipotesi di una condanna, perché non da subito le tesi della difesa possono essere accolte. Eravamo certi che la richiesta del Pm non sarebbe stata accolte come formulata. Credevamo nell’assoluzione perché siamo convinti delle nostre tesi, sia da un punto di vista della ricostruzione fattuale che il Pm oggi non è stato di confutare, sia per la ricostruzione giuridica su cui oggi non ho sentito una parola”.

Il tribunale ha accordato l’assoluzione per l’esclusione dall’aggravante mafiosa. In questo modo ha commentato l’avvocato Patrizia Morello: “E’ una tesi sulla quale il Pm ha insistito lungamente, nonostante l’esclusione nella fase cautelare. Da ultimo sembrava aver messo da parte questa impostazione, insistendo sulla carenza di un elemento costitutivo dell’aggravante. Accogliamo l’avvenuta esclusione, pur attendendo la motivazione, con favore. Sono stati 5 anni molto impegnativi, nei quali abbiamo dato fondo alla nostra professionalità in cui abbiamo difeso una persona per bene e che speriamo di poter ulteriormente difendere in Appello, a seguito della presa di cognizione delle motivazioni”.

Carlo Alessi - Angela Panzera

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