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Cronaca | 12 febbraio 2020, 14:30

Imperia: truffò un suo compagno di cella, chiesto un anno e 6 mesi di carcere per un 44enne

Il fatto è avvenuto nel 2015 al carcere cittadino. L'imputato si sarebbe spacciato per il "protettore" del detenuto e gli avrebbe sottratto 5 mila euro

Imperia: truffò un suo compagno di cella, chiesto un anno e 6 mesi di carcere per un 44enne

Un anno e 6 mesi di carcere più il pagamento di 3 mila euro di multa. Lo ha richiesto il pm di Imperia Francesca Buganè Pedretti nei confronti di Fabio Terrasi, 44enne originario della provincia di Catania, accusato di truffa. Nello specifico l’imputato, difeso dall’avvocato Giovanni Di Meo, è ritenuto responsabile di aver truffato, quando si trovava detenuto per rapina nel carcere imperiese, un suo compagno di cella, Rinaldo Costa, ed in particolare di avergli fatto credere di essersi attivato per proteggerlo dagli altri detenuti. Costa, 54enne di Savona, si trovava recluso in quanto accusato di aver tentato di uccidere il padre e, come sottolineato dal pm durante la requisitoria, “era depresso anche a causa di una convivenza carceraria difficile in cui si sono registrate nei suoi confronti diverse minacce a anche un tentativo di linciaggio”.

(Rinaldo Costa)

Secondo l’impostazione accusatoria Terrasi si sarebbe spacciato come il suo protettore ed inoltre, gli avrebbe proposto, durante il periodo di detenzione comune, per 20 mila euro, di creare un testamento falso per il tramite di un avvocato di Genova il quale avrebbe garantito a Costa di ereditare, alla morte del proprio padre tutte le sue sostanze patrimoniali. Tramite la propria compagna Costa avrebbe effettuato due ricariche sulla carta “postepay” dell’imputato per un totale di 5 mila euro. Accuse queste aggravate dalla Procura poiché l’imputato avrebbe commesso il fatto generando in Costa il timore di un “pericolo immaginario”, proveniente dagli altri detenuti, e per aver approfittato di un persona sottoposta a regime di attenta sorveglianza. Il fatto sarebbe stato commesso nel dicembre del 2015.

Terrasi oggi ha fornito la propria versione dei fatti al giudice monocratico Laura Russo. Durante l’esame, condotto dal difensore, l’imputato ha respinto l’accusa di essere stato “il protettore di Costa” e che quelle somme “era stato lo stesso Costa a proporle a titolo di prestito per permettermi di avere un sostentamento una volta uscito dal carcere. Ed è per questo che ho acconsentito a farmi fare le ricariche sulla postepay in modo da essere tutto tracciato”. Secondo il racconto di Terrasi, Costa in seguito gli comunicò che per la restituzione delle somme avrebbe dovuto recarsi “da un notaio, o un avvocato di Genova, poiché doveva fare un documento”. Una versione non ritenuta credibile dall’accusa. “Terrasi- ha affermato il pm Buganè Pedretti- ha sfruttato il clima ostile nei confronti di Costa, si è finto il suo garante, ha finto di aiutarlo poiché la sua protezione si è rivelata fittizia in quanto, dopo la sua scarcerazione, la situazione non è cambiata. È stato lo stesso imputato- ha proseguito il pm- a minacciare la vittima dicendogli che “quando uscirai ti ricorderai di me”. Parole che poi si sono trasformate in richieste assillanti di denaro ossia 5 mila euro quale compenso per la protezione. L’imputato- ha chiosato il pm- ha sfruttato la sua debolezza”.

La difesa invece, ha chiesto l’assoluzione con la formula de “il fatto non sussiste” e in subordine ha invocato al giudice di non applicare, in caso di condanna, l’aumento di pena previsto per la recidiva e comunque di comminare il minimo della pena. “Non si ravvisa alcuna volontà dell’imputato- ha dichiarato l’avvocato Di Meo durante l’arringa- di truffare Costa. Non l’ha né minacciato né preteso alcunché”. Adesso il processo è stato aggiornato all’otto aprile giorno in cui, dopo le repliche delle parti, il giudice Russo emetterà la sentenza.

Angela Panzera

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