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Cronaca | 18 febbraio 2020, 07:11

Morte del giovane Nathan Labolani ad Apricale: fissata per il 17 giugno ad Imperia l'udienza preliminare

Giuseppe Iannì, 30enne di Bordighera è accusato di omicidio colposo. I fatti avvennero il 30 settembre del 2018

Morte del giovane Nathan Labolani ad Apricale: fissata per il 17 giugno ad Imperia l'udienza preliminare

È stata fissata per il 17 giugno l’udienza preliminare, dinanzi al giudice Anna Bonsignoro, a carico di Giuseppe Iannì, 30enne di Bordighera. L'uomo è accusato dell’omicidio colposo del 18enne Nathan Labolani ucciso nelle campagne di Apricale il 30 settembre del 2018.

Iannì stava effettuando una battuta di caccia ed era certo di aver sparato ad un cinghiale, ma tra i cespugli vi era nascosto il ragazzino il quale, a causa del colpo inferto dalla carabina, è morto poco dopo per una ‘massiva emorragia’, così come emerso dall’autopsia disposta all’epoca dalla Procura.

Ci sono ancora tante circostanze da chiarire sulla morte del ragazzo. Per l’accusa l’indagato ha “cagionato, segnatamente per impudenza la morte di Nathan Labolani, colpendolo con un proiettile di carabina. In particolare, avendo udito dei rumori provenienti da una zona di cespugli, anziché attendere per verificare quale fosse la causa dei rumori, esplodeva un colpo con la sua Browing calibro 300 attingendo il Labolani all’addome e determinandone il decesso”.

Quella mattina il giovane si trovava insieme al proprio cane nei boschi tra Apricale e Pigna, in una zona piuttosto impervia, all'interno di un'area di caccia. La battuta in corso in quel momento era composta da due squadre, regolarmente attrezzate, una delle quali di Perinaldo. Il cacciatore Iannì avrebbe sentito un rumore tra la folta vegetazione e sostenne di aver chiesto se ci fosse qualcuno. Al richiamo nessuno avrebbe risposto, ma tra quei rovi si trovava nascosto il 18enne. Ancora ad oggi non è stato chiarito, ed eventualmente sarà il processo a farlo, che cosa Nathan Labolani stesse facendo a quell'ora (erano le 8 al momento dello sparo) in una zona di caccia e i motivi per cui avrebbe avuto con sé un fucile con  matricola abrasa, segno di una provenienza illecita.

All’esito della ricostruzione delle forze dell’ordine pare che anche il 18enne si trovasse nei boschi per cacciare, forse un cinghiale ferito la sera prima, senza però avere l’autorizzazione necessaria ed è per questo che si sarebbe nascosto tra i cespugli dopo aver sentito dei rumori. Una storia tragica questa, sia per la vittima che per l’indagato, su cui adesso la giustizia deve stabilire precisamente ruoli e responsabilità e che vede narrare, ancora una volta, la morte di un ragazzo, strappato alla vita a soli 18 anni.

Angela Panzera

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