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Cronaca | 26 febbraio 2020, 14:15

Imperia: motivazioni della sentenza "Cabiddu deus ex machina della vicenda con elevata capacità truffaldina"

Al processo sul mancato ritiro della patente al marito dell'ex Procuratore. Alla sbarra, oltre al marito dell'ex procuratore, anche l'allora maggiore dei carabinieri di Imperia David Egidi. Entrambi furono condannati

Imperia: motivazioni della sentenza "Cabiddu deus ex machina della vicenda con elevata capacità truffaldina"

Come si è visto è il Cabiddu il deus ex machina dell’intera vicenda: ha agito con astuzia, privo di ogni scrupolo e totale spregiudicatezza. La gravità dei fatti è di tutta evidenza e l’intensità del dolo è davvero elevata come manifesta l’intero disegno criminoso protrattosi vari mesi e confermano le negative caratteristiche morali del Cabiddu già evidenziate quando lo stesso fu congedato dai Carabinieri”. È quanto si legge nelle pagine delle motivazioni della sentenza di condanna nei confronti di Gianfranco Cabiddu, marito dell’ex procuratore di Imperia Giuseppa Geremia, e David Egidi, allora maggiore presso il comando dei carabinieri di Imperia. I due sono stati condannati rispettivamente a un anno e due mesi, Egidi, per abuso d’ufficio, e tre anni, Cabiddu, per falso e abuso d’ufficio.

La vicenda è quella relativa al mancato ritiro della patente nei confronti del marito dell’allora procuratore, che secondo quanto emerso non sarebbe avvenuta per la mancata notifica da parte di Egidi, dopo la segnalazione dai colleghi di Lunamatrona, il comune in provincia di Cagliari dove Cabiddu avrebbe commesso l’infrazione che gli era costata il ritiro del documento.

I mezzi e le modalità dell’azione – scrive ancora il giudice Donatella Aschero - attestano l’elevata capacità truffaldina del Cabiddu e la sua spregiudicatezza; il danno, se non altro psicologico, cagionato a molte persone coinvolte nella vicenda appare elevatissimo (si pensi all’appuntato Masala che dopo la sua deposizione si è addirittura suicidato, al processo aperto nei confronti di due alti ufficiali); al conseguente danno all’immagine dell’Arma; alla intensità del dolo come sopra descritta; alla capacità a delinquere dimostrata, alla sua ‘condotta susseguente il reato’ (non si è mai presentato, e mai ha reso dichiarazioni che anche solo potessero aiutare i soggetti coinvolti e i coimputati a ricostruire la vicenda)”.

Il giudice ripercorre la vicenda che ha portato al processo e alla successiva condanna nei loro confronti. “Il provvedimento della motorizzazione di sospensione della patente resta, inspiegabilmente, fermo presso la stazione di Lunamatrona (Cagliari) senza che venga effettuata né la notifica né l’inserimento allo SDI. Il motivo del non inserimento allo SDI non si è riusciti davvero a comprenderlo”.

"In sostanza – scrive ancora il giudice - almeno fin dal 28 novembre 2013 Cabiddu viene a conoscenza del provvedimento e inizia a tessere una rete di contatti a lui funzionali per dilazionare la notifica del provvedimento e riuscire, nelle more, in Imperia (dove ha ormai molte conoscenze e vanta l’essere il marito del Procuratore) a conseguire la patente, per la quale non aveva, in quel momento, i requisiti di salute (problemi agli occhi e diabete).

Si noti che, nelle more, il Cabiddu continua a guidare indisturbato, in quanto rimasto materialmente nel possesso della patente che, in caso di controlli, non risultava sospesa in quanto il provvedimento di sospensione - come già evidenziato - non era stato inserito nella Banca dati SDI”.

Nelle motivazioni, vengono riportati stralci del dibattimento con le testimonianze dei vari testi del pm. Significativa quella del maresciallo Paolo Gianoli, le cui dichiarazioni, sottolinea il giudice: “confermano che Egidi sapeva di cosa si trattava almeno fin dall’arrivo della raccomandata, ossia dal febbraio 2014, e non dal settembre come da lui asserito nel suo esame difensivo”.

Come si è visto Egidi ha negato in circostanze risultate assolutamente provate quale quella che fin dal febbraio 2014 sapeva che la raccomandata conteneva una notifica da fare al Cabiddu come ben spiegato dal maresciallo Gianoli, teste qualificato e privo di qualunque interesse. 
Egidi ha sminuito il rapporto di amicizia che lo legava a Cabiddu e sua moglie, facendolo ritenere assai meno confidenziale di quello che aveva Cabiddu con il colonnello Zarbano, ma le sue stesse dichiarazioni portano a ritenere il contrario: come riferito da Egidi stesso, il suo rapporto con Cabiddu nacque, rispetto a quello di Zarbano, assai prima, ossia fin dal 2012 (Zarbano arrivò a Imperia solo nell’agosto 2013), già dal maggio 2012, rimasto ad Imperia da solo […], Egidi veniva invitato a cena dalla coppia Cabiddu Geremia, con Cabiddu nacque una confidenza, iniziavano a darsi del tu, Cabiddu passava in Compagnia e andavano insieme a prendere un caffè, spesso viaggiavano insieme quando tornavano in Sardegna, si offriva di accompagnare Cabiddu o la moglie in aeroporto o al traghetto, partecipava al compleanno a sorpresa organizzato da Cabiddu per sua moglie, vedevano partite di calcio a casa di Cabiddu, quando i Cabiddu-Geremia andavano in vacanza gli lasciavano le chiavi di casa, appena arrivato Zurbano, su richiesta di Cabiddu effettuavano una gita insieme con tutte le tre famiglie a Montecarlo, ecc. In sostanza un rapporto che era diventato, almeno con Cabiddu, sicuramente confidenziale, come d'altra parte confermano i tabulati attestanti numerosissime telefonate tra i due.

E Egidi stesso ammette che Cabiddu, durante i viaggi insieme, gli aveva riferito di avere problemi con i punti della patente, sebbene a suo dire, non entrando nello specifico. Questa situazione di assoluta confidenza-amicizia ben spiega il movente dell'illecito, ossia quello di favorire l'amico Cabiddu, nonché marito del Procuratore, per quanto possibile.

Anche la data in cui avviene finalmente la notifica appare quanto mai sorprendente, considerato che quello stesso giorno Cabiddu aveva riottenuto la patente. Dello sconcerto che Egidi riferisce di aver provato, sentendosi addirittura ‘offeso’ ‘amareggiato’ quando Cabiddu si presentò con il foglio attestante il superamento dell'esame per la patente non risulta aver reso partecipe nessuno, né il colonnello Zarbano che lo avrebbe indotto, a suo dire, a commettere l'illecito (e quindi questo sarebbe comprensibile), ma neppure il generale Zanelli, limitandosi a far comunicare l'archiviazione della pratica. Ed anzi, nonostante questa ‘offesa’ e ‘amarezza’ i rapporti con Cabiddu continuano, come risulta dai tabulati telefonici che attestano telefonate tra Cabiddu ed Egidi fino al 2.11.2015 (ossia anche dopo che la notizia era rimbalzata agli onori della cronaca), e che vedono spesso Egidi come chiamante, ormai dalla Sardegna dove era stato trasferito”.

Dai tabulati del 9 ottobre 2014 si ricava, secondo i giudici, l’accordo tra Cabiddu ed Egidi: “Risulta evidente dalla cronologia delle telefonate come Cabiddu abbia chiamato Egidi non appena superato l'esame, questi gli abbia detto di andare per la notifica ed in effetti dopo pochi minuti la notifica avviene. Evidente l'accordo tra i due. I documenti ed i tabulati non permettono una ricostruzione differente. Egidi peraltro si è difeso anche sotto un altro profilo: ha fatto comprendere una situazione di psicologica sudditanza rispetto al colonnello Zarbano che a suo dire gli avrebbe dato l'ordine di soprassedere, ha raccontato a lungo i suoi difficili rapporti con il superiore e la delicatissima situazione che si era venuta a creare tra Procura e Arma, che non gli diedero la forza di opporsi. Parla di desistenza”.

“Ma questa situazione, se anche fosse vera, di certo non potrebbe scriminarlo”, riflette ancora il giudice, motivando la decisione presa insieme al collegio da lei presieduto, con a latere i giudici Laura Russo e Marta Maria Bossi.

Francesco Li Noce

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