/ Politica

Politica | 29 marzo 2020, 12:12

Emergenza sociale, il segretario provinciale di Confesercenti: "Pensiamo ad un futuro"

Sergio Scibilia chiede una mobilitazione immediata, una chiamata di responsabilità: "Ognuno faccia il proprio compito e dovere, tanti Italiani lo stanno facendo, altri li stiamo aspettando alla prova dei fatti”

Sergio Scibilia

Sergio Scibilia

"C’è un momento in cui ognuno deve dare il proprio contributo per la ricostruzione del Paese, sulle macerie di ciò che è rimasto. Diverse saranno le competenze ed i bisogni, diverse le responsabilità". Così il pensiero del segretario provinciale di Confesercenti Sergio Scibilia che spiega: “Io credo che le associazioni di categoria debbano mobilitarsi già oggi per trovarsi pronti quando la guerra del virus sarà in fase calante. Lo stato di salute del nostro tessuto economico e produttivo è e sarà allora tragico, con una condizione della maggior parte delle aziende, di rischio di fallimento o già chiuse per asfissia.

I provvedimenti sin’ora previsti dal Governo Nazionale e dall’Europa sono assolutamente lontani da rappresentare un ristoro per qualunque azienda. I settori del turismo, del commercio, dei servizi, i liberi professionisti, sono per ora dei fantasmi, non rilevati dalla rete sociale di soccorso e di protezione.

Secondo noi, sin d’ora è necessario costruire in ogni Prefettura , in ogni Provincia, un tavolo permanente di rinascita economica con presente lo Stato, le associazioni di categoria delle imprese , i sindacati dei lavoratori, un rappresentante dell’Anci (per i Comuni).

Servono nuovi accordi contrattuali, nuove flessibilità, nuove tariffe. Troppi esercizi commerciali chiuderanno e lasceranno a casa di conseguenza i propri dipendenti, senza tutele e ristori. Troppi contratti di locazione non saranno rispettati e verranno disdettati. Le molte tasse comunali non potranno essere pagate dalle aziende per mancanza di liquidità. Dopo quella sanitaria, la trincea purtroppo sarà quella economica. Troppe aziende chiuderanno per i danni post guerra.

Dobbiamo ridiscutere la pressione fiscale, le maglie pesanti della rete burocratica, che già strangolavano le nostre botteghe ante virus. Rischiamo di creare un’ondata di nuovi poveri, di soggetti passivi. Rischiamo di desertificare le nostre città. Ci saranno nuove serrande abbassate, nuove vetrine buie. Dietro ad ogni azienda ci sono uomini e donne in carne e ossa, ci sono delle famiglie, ci sono delle sofferenze umane. Non sono parti di un film che riguarda altri.

Il tutto creerà un nuovo stato di tensione sociale preoccupante e con conseguenze imprevedibili. Le associazioni di categoria, i sindacati, devono scendere in campo adesso, con un fronte unico, avanzare proposte urgenti al Governo per salvare nuove vite umane. Servono piani straordinari, non brodini riscaldati, servono liquidità di denaro dirette nelle vene della rete produttiva. Chi pensa che a settembre sarà tutto passato, che le aziende saranno riaperte e ritorneranno a stampare soldi liquidi per pagare le tasse, gli affitti, i mutui, i finanziamenti che sono stati sospesi, non conosce la realtà.

Non basteranno i sacrifici, le fatiche, la quotidiana lotta con le burocrazie comunali, provinciali, statali, europee. Per molti la guerra sarà già finita, saranno i nuovi disperati e con loro le famiglie. Nessuno pensi che ne possa trarre benefici politici o elettorali, che possa speculare sulle nostre disgrazie, la politica pensi al futuro del Paese, non alle loro poltrone.

Confesercenti chiede una mobilitazione immediata, una chiamata di responsabilità. Ognuno faccia il proprio compito e dovere, tanti Italiani lo stanno facendo, altri li stiamo aspettando alla prova dei fatti”.

C.S.

MoreVideo: le immagini della giornata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium