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Cronaca | 05 aprile 2020, 07:11

Il Covid-19 raccontato da chi lo ha sentito dentro di sè: due sanremesi chiusi in casa per lottare contro il Coronavirus

Francesca Rossotti ed il compagno Davide ne sono usciti da poche ore e ci raccontano come hanno trascorso i loro giorni a stretto contatto con il virus che sta tenendo in scacco il mondo intero

Il Covid-19 raccontato da chi lo ha sentito dentro di sè: due sanremesi chiusi in casa per lottare contro il Coronavirus

Il virus è entrato in casa loro, ufficialmente, il 12 marzo. Francesca Rossotti ed il compagno Davide (40enne tecnico informatico all’Asl) erano consapevoli che potesse succedere e, da quel giorno, hanno iniziato a combattere il Covid-19. Al termine della malattia abbiamo intervistato Francesca, che preferisce parlare solo al telefono perché “Al momento non me la sento di andare in video, anche se sto meglio così come il mio compagno”.

Francesca Rossotti ha 44 anni è un avvocato ma, per ora, ha smesso di esercitare e si dedica al volontariato, in particolare per la ‘Lega del Gattino’. E’ vegana ed ama gli animali, vive in campagna con Davide e la vita gli è cambiata quando lui ha iniziato ad avere tosse e febbre. “In quei giorni – ci racconta Francesca, ormai uscita dal tunnel - dalla televisione eravamo già bombardati di informazioni sul Coronavirus da tanto tempo e ci siamo resi conto che dovevamo prepararci a combattere. Essendo Davide tecnico informatico ed all’opera per allestire le nuove sale negli ospedali, sapevamo che poteva accadere. Ci siamo chiusi in casa”.

Come è cominciato il tutto? “Davide ha avuto la febbre a 37,5 ma poi è aumentata. Ne è uscito in 9 giorni senza febbre molto alta ma poi, ovviamente, ho iniziato io ad avere i sintomi, da domenica 15 marzo. Prima una febbre sopportabile che mi ha consentito di rimanere in piedi. Poi sono andata avanti 18 giorni con punte di 39,7 e con tosse anche se non molta”.

Cosa avete fatto? “Abbiamo chiamato l’Asl e domenica 15 sono venuti a i medici dell’Asl ed hanno preso un campione dalla gola e dal naso di Davide. Dopo due giorni è emerso che era positivo. Dieci giorni dopo l’ho fatto anch’io, ovviamente positivo”. Quali medicine avete preso? “L’unica cosa che si fa a casa in sorveglianza attiva è prendere solo Tachipirina per tenere controllata la febbre, anche se alcuni medici dicono che sia meglio tenere la febbre per mettere in sofferenza il virus. Io e Davide prendevamo tre Tachipirina al giorno”.

In quei giorni difficili come avete vissuto? “Con la febbre a 39 non riesci a fare niente e stai nel letto. Per fortuna ci siamo alternati nella malattia e, quindi, siamo riusciti ad aiutarci a vicenda. Per la spesa fortunatamente c’era mia sorella che ci portava la spesa fuori dal cancello, anche se avevamo fatto scorte perché sapevamo che c’era il rischio di contrarre il virus. C’è stato qualche momento di paura, sentendo quello che accadeva all’esterno e sono stata una volta anche in ospedale per fare un esame toracico, ma ora sto meglio”.

Ed ora, passata la paura, cosa fate? “Rimaniamo ovviamente a casa perché non possiamo ancora uscire nonostante siamo migliorati. Il primo tampone lo faremo verso il 18/20 aprile. Se sarà negativo dopo 48 ore ne faremo un altro ed avremo il via libera per uscire. Ma staremo a casa perché la paura di contagiare altri sarà comunque molto elevata”.

Come cambia la filosofia di vita per aver preso il Covid-19? “Attualmente sono sollevata perché quando si è immunizzati cambia il rischio di prenderlo. Non ho cambiato più di tanto il mio modo di affrontare la vita. Io sono vegana da anni e questo mi fa pensare ulteriormente che il consumo di carne animale sia sbagliato. Perché i virus, secondo me, vengono proprio da lì. Potrebbe giovare avere uno stile di vita diverso e questa esperienza ha rafforzato la mia idea”.

Come è stato il contatto con il sistema sanitario durante il periodo di convivenza con il virus: “Ci sentivamo ogni giorno con i medici, sempre professionali e con un grande carico di umanità nei nostri confronti. Non dimenticherò mai il trasporto in ospedale per fare l’esame toracico. Uno staff incredibile di persone, a partire dai militi delle ambulanze, ai medici dell’ospedale ed agli infermieri. Tutti super professionali ma che sanno avere una parola buona per tutti. Grazie davvero, ora stiamo meglio e speriamo di tornare a vivere normalmente, come lo auguriamo a tutti”.

Redazione

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