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Attualità | 07 aprile 2020, 10:30

Stalle italiane aperte e inquinamento abbassato: attenzione alle ‘fake news’ che danno colpe ingiuste

Come emerge dai rilevamenti, i livelli d’inquinamento sono fortemente abbassati con le fabbriche chiuse e le stalle aperte e, dopo oltre un mese di restrizioni, zone rosse e chiusura di attività industriali imposte dal Coronavirus, i livelli di biossido di azoto, un marcatore dell’inquinamento, si sono ridotti chiaramente

Stalle italiane aperte e inquinamento abbassato: attenzione alle ‘fake news’ che danno colpe ingiuste

Mentre nelle stalle italiane si lavora a pieno regime per garantire le forniture di latte e carne alle famiglie, il crollo dei livelli d’inquinamento per il blocco della circolazione delle auto e la limitata operatività delle industrie, smentisce una delle più diffuse fake news sull’impatto ambientale che avrebbe l’allevamento nazionale. L’attività di allevamento rappresenta anche in Liguria un settore importante dell’economia regionale, che nonostante l’emergenza in corso, ha continuato ad essere attivo per garantire i prodotti di qualità richiesti dal consumatore. 

Come emerge dai rilevamenti, i livelli d’inquinamento sono fortemente abbassati con le fabbriche chiuse e le stalle aperte e, dopo oltre un mese di restrizioni, zone rosse e chiusura di attività industriali imposte dal Coronavirus, i livelli di biossido di azoto, un marcatore dell’inquinamento, si sono ridotti chiaramente, come mostrano le immagini del satellite Sentinel 5 del programma europeo Copernicus, gestito da Commissione Europea e Agenzia Spaziale Europea (Esa). L’allevamento, settore accusato ingiustamente di produrre smog, al contrario è un settore che alimenta economie circolari con la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni, alla base dell’agricoltura biologica, con l’Italia che detiene la leadership europea in termini di numero di aziende ma anche la produzione di energie rinnovabili come il biogas. 

“La carne e il latte italiani – affermano il Presidente di Coldiretti Liguria Gianluca Boeri e il Delegato Confederale Bruno Rivarossa – nascono da un sistema di allevamento che per sicurezza e qualità non ha eguali al mondo, per il quale è ora più che mai indispensabile riconoscere il giusto valore economico e sociale di quanti hanno la responsabilità, anche in questo momento, di garantire alimenti essenziali al giusto prezzo di fronte alla difficile esperienza della limitazione delle movimentazioni e del blocco di molte attività funzionali all’allevamento come la meccanica agricola. In Liguria la produzione regionale di latte, ad esempio, supera i 200mila quintali annui, e come quello della produzione di carne, è un settore vitale che sta trovando motivo di crescita e sviluppo continuo grazie al costante impegno dei nostri imprenditori. Anche la nostra regione, poi, vanta di possedere una razza bovina autoctona, la Cabannina, risultato di una selezione biologica naturale durata centinaia di anni e, ad oggi, concentrata principalmente nell’entroterra genovese, dove le particolari condizioni climatiche e la necessità di utilizzare per il pascolo aree impervie sono diventate l’habitat di questa razza rustica, dalla quale si producono carne e formaggi eccezionali, come la tipica prescinseau. L’allevamento ligure possiede quindi, oltre un valore economico importante per la nostra regione, una funzione di indispensabile presidio del territorio e tutela dell´ambiente, nonché un valore storico e culturale fondamentale.  È anche per questo che bisogna sostenere e difendere il lavoro dei nostri allevatori e fare in modo che la situazione già difficile in cui ci troviamo, non condizioni ulteriormente l’economia delle nostre imprese. Smentire false dicerie e  scegliere prodotti locali significa quindi sostenere un sistema fatto di animali, di prati per il foraggio e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado ambientale, anche nelle aree più difficili della nostra regione”.

Redazione

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