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Cronaca | 15 aprile 2020, 07:11

Coronavirus, diversi decessi nelle case di riposo della provincia, ma senza i tamponi le morti non rientrano nei dati ufficiali

Con i test sierologici si prova a far luce su decessi e contagi tra ospiti e personale. I sindacati scrivono alla procura per denunciare l'assenza di dpi, soprattutto nella prima fase dell'emergenza

Coronavirus, diversi decessi nelle case di riposo della provincia, ma senza i tamponi le morti non rientrano nei dati ufficiali

Con l’avvio dei test sierologici si prova a fare pian piano luce sulla reale portata del contagio da covid tra il personale sanitario all’interno delle strutture per anziani, che registrano in questo periodo anche molti decessi tra gli ospiti, in alcuni casi in linea con quelli di una normale stagione influenzale, in altri con numeri sicuramente superiori. Ma a mancare sono i tamponi, per cui non sempre è possibile stabilire se un anziano ospite di una rsa sia morto a causa del coronavirus. Questo comporta inevitabilmente un numero di casi e di decessi maggiori rispetto a quelli che sono i dati ufficiali forniti giornalmente dalla regione.

Nell’imperiese la situazione più drammatica è quella di Borgomaro, dove sono diversi i decessi, ma di questi solo due ufficialmente per covid (QUI). Gli anziani all’interno sono quasi tutti positivi, a eccezione di sette persone. Sei di queste sono state trasferite a ‘Villa Julia’ a Sanremo. Tra il personale, i positivi al tampone sarebbero sei, ma infermieri e oss in malattia sono una ventina, tanto che nei giorni scorsi era stato necessario l’intervento di sanitari dell’asl che affiancano i dipendenti della struttura nelle ore diurne.

A Diano Marina, il numero degli ospiti morti all’Ardoino Morelli è di una decina, in linea, spiegano dal personale, con i decessi degli anni scorsi nello stesso periodo. Due di questi sarebbero risultati positivi. Tre sono gli anziani ricoverati in ospedale. A preoccupare è però il personale in malattia: una oss, positiva al tampone, si trova nel reparto malattie infettive di Sanremo. Altri due addetti sarebbero risultati positivi al tampone, dopo che i test sierologici avevano attestato la presenza del virus. Una decina di oss e alcuni infermieri sono a casa con febbre.

Alla residenza ‘Agnesi’ di Pontedassio due oss sono risultate positive al tampone, e su altre cinque il test sierologico ha accertato il contagio. Tutte saranno sottoposte al tampone e sono già in malattia. Il sindaco Ilvo Calzia aveva più volte chiesto l’intervento dell’esercito e di Emergency (QUI). Nei giorni scorsi il primo cittadino è entrato in struttura, sottolineando (QUI) che il personale è ridotto a un terzo per defezioni varie. Oggi, secondo quanto ci spiegano i responsabili, sarebbero arrivati medici e infermieri militari, alcuni dei quali destinati alla rsa del paesino della valle Impero. “Ci teniamo a dire che tutti qui stanno facendo il proprio dovere, sia il personale sanitario, che quello tecnico che quello amministrativo, tutti abbiamo legato, e si è creato un gruppo eccezionale”, dichiarano i responsabili della struttura a Imperia News.

Per quanto riguarda i decessi, fanno sapere dalla struttura, “nell’ultimo mese sono meno di dieci, un numero leggermente superiore agli anni scorsi”, ma solo due sarebbero i decessi accertati da covid, avvenuti in ospedale.

A Imperia la situazione più drammatica è quella della casa di riposo di via Agnesi, dove fino a pochi giorni fa erano diciotto le persone decedute positive al tampone. Dodici i decessi nella casa di riposo Betlemme, sempre a Imperia (QUI). In questo caso non per tutti è possibile stabilire se le morti siano dovute al Covid. Nel capoluogo si registra il primo esposto in procura (QUI), presentato da una donna di cinquant’anni, figlia di una ospite deceduta in una struttura per anziani.

Anche i sindacati nelle scorse settimane avevano scritto alla procura imperiese denunciando la mancanza dei dispositivi di protezione individuale, i cosiddetti dpi, come mascherine, guanti e tute di protezione. Tutte le strutture che abbiamo contattato hanno confermato infatti che, soprattutto nella prima fase, i dispositivi forniti dalla regione non erano sufficienti, e sono state le case di riposo a reperirli autonomamente. Questo, bisogna specificarlo, per una difficoltà di approvvigionamento dei dispositivi che ha riguardato nella prima fase l'intera nazione.

In prima battuta ce li siamo procurati noi, poi sono arrivate le prime forniture dalla regione. Nel frattempo ci eravamo mossi su canali diversi, così da reperire circa duemila mascherine chirurgiche, e un quantitativo di ffp2 al momento sufficiente”, spiegano dalla Agnesi di Pontedassio.

A Vallecrosia, isola felice per quanto riguarda numero di decessi e contagi tra ospiti e personale, il direttore della fondazione ‘Zitomirski casa RacheleMauro Vicenzi, spiega che da subito grazie all’amministrazione comunale e ad alcuni volontari, le mascherine sono state costruite e fornite alla struttura. Per quanto riguarda le forniture della regione, ‘casa Rachele’ è il centro di smistamento a cui arrivano i dpi, che vengono poi smaltiti nel resto della provincia. Sui decessi, Vicenzi spiega che dall’inizio dell’anno un solo paziente è morto, ma non per il coronavirus. “Nessun ospite e nessuno del personale presentano sintomi legati al covid. – aggiunge – Abbiamo fatto a tutti i test sierologici, tra questi ci sono sei risultati dubbi che rientrano nel 20% di risultati non conformi secondo le statistiche”. Le sei persone il cui test ha dato un risultato dubbio sono tre ospiti e tre lavoratori. “Da subito sono scattate le procedure di isolamento per quanto riguarda gli ospiti, mentre i tre del personale sono rimasti a casa”. Su tutti sarà eseguito il tampone.

All’ospedale di Carità di Taggia la situazione è preoccupante. Otto sono i casi in struttura confermati, e sei le morti di persone positive, su sedici totali. “Il numero di decessi è inferiore a quello degli altri anni, che però riguardava il periodo da ottobre alla primavera. Quest’anno sono concentrati dai primi mesi del 2020”, spiegano dalla struttura. “Da subito – aggiungono – abbiamo collaborato con gli uffici dell’Asl con cui, per fortuna, abbiamo avuto sempre la possibilità di interfacciarci. Giornalmente comunichiamo i casi sospetti e le misure che adottiamo”.

Sempre da Taggia ci spiegano che la struttura è purtroppo alle prese con numerose assenze per malattia. “Siamo in attesa dei risultati dei test sierologici, non nascondiamo la fatica e la preoccupazione, sia per gli ospiti che per il personale. Siamo di fronte a una situazione totalmente nuova, per cui non abbiamo competenze né formazione specifica”.

Per quanto riguarda i dpi, l’ospedale di Carità spiega: “Ci siamo dovuti attrezzare perché quelli forniti all’inizio non erano sufficienti. Abbiamo fatto rete con le altre strutture, formando dei gruppi di acquisto fuori dai canali convenzionali. D’altra parte abbiamo visto che le stesse strutture ospedaliere erano in sofferenza. Attualmente siamo però forniti, sia autonomamente che per quanto riguarda le forniture periodiche che arrivano dalla regione”.   

Francesco Li Noce

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