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Attualità | 02 maggio 2020, 07:11

Intervista al Primario di Malattie Infettive a Sanremo: "C'è il rischio di tornare indietro, fondamentali distanze, mascherine e lavaggio frequente delle mani" (Video)

Con il Dottor Giovanni Cenderello abbiamo analizzato i due mesi passati in corsia ma anche i problemi della riapertura. Liguria tra le regioni più colpite per le seconde case. Il Vaccino? Entro febbraio 2021.

Intervista al Primario di Malattie Infettive a Sanremo: "C'è il rischio di tornare indietro, fondamentali distanze, mascherine e lavaggio frequente delle mani" (Video)

Lunedì prossimo si riparte con la vita quasi ‘normale’ e, anzi, proprio ieri sera il Governatore della Regione, Giovanni Toti, ha confermato la volontà di far riaprire diverse categorie di commercianti, tra cui bar, ristoranti, parrucchieri, estetiste ed altro. Proprio per questo abbiamo voluto parlare con chi ha vissuto in ‘prima linea’ il Coronavirus nella nostra provincia, il Direttore del reparto Malattie Infettive dell’ospedale ‘Borea’ di Sanremo.

Al Dottor Giovanni Cenderello abbiamo chiesto soprattutto cosa può accadere se, dopo il primo periodo di riapertura, dovesse esserci una recrudescenza dei contagiati: “Bisognerà tornare indietro e rapidamente ad una riduzione delle attività. Proprio per questo la ‘Fase 2’ non deve essere da ‘liberi tutti’ ma ‘più attenti tutti’. Dobbiamo vivere con una maggior soglia dell’attenzione perché la circolazione del virus non si è azzerata. Purtroppo la Liguria e la provincia di Imperia hanno il più alto tasso di circolazione del Covid-19 mentre, i risultati migliori degli ultimi giorni con il calo dei numeri, sono l’effetto diretto del ‘lock down’. In una situazione lavorativa e commerciale, dovranno essere rispettate le regole, quelle dell’uso della mascherina, del distanziamento sociale e di lavarci le mani continuamente. Una serie di piccole azioni che ci consente di tenere il virus alla larga”.

E’ proprio il problema del rispetto delle regole quello che più preoccupa per la ormai prossima riapertura, perché vediamo in giro persone che non le conoscono o che, forse, non le vogliono rispettare: “Sono convinto che la cosa fondamentale sia il lavaggio delle mani che duri almeno 30 secondi e ci sono diversi video on line per quello che si chiama il ‘lavaggio sociale’. L’utilizzo del guanto può essere di ausilio ma, ad esempio, il guanto tolto male o che viene usato per mezza giornata può essere anche più rischioso della mano nuda. La cosa fondamentale è il lavaggio delle mani anche appena tolti i guanti con acqua e sapone oppure con le soluzioni alcoliche. Anche con i guanti non devo portare le mani agli occhi o sul volto e, se li metto al supermercato, appena usciti bisognerebbe toglierli. Il virus rimane attivo per 96 ore sulla plastica e sull’acciaio e 48 su rame e carta. Fortunatamente è sensibile ad alcol e varechina ed è sufficiente un passaggio con questi prodotti su quanto usiamo quotidianamente per garantire maggiore sicurezza”.

Ricordiamo come è iniziato questo bimestre difficile: “Abbiamo vissuto momenti di paura a fine febbraio ma anche di impotenza e tristezza. Eravamo distrutti e, quindi, abbiamo avuto il momento della speranza con la costituzione di una squadra, incastrando tutte le ‘tesserine’ per lavorare insieme. Ci sono stati quelli bellissimi, quando vedevamo tornare alla vita alcuni pazienti che venivano ‘stubati’. Sono quelli che ci riempiono di gioia e ci danno la forza di andare avanti. Ci è mancato il contatto diretto con il malato, quella di stringere la mano se non attraverso due paia di guanti. E’ mancato il momento per prendere un caffè, magari condividendo le nostre emozioni, un momento fondamentale per fare gruppo e lavorare insieme. In quei 5 minuti spesso si costruisce meglio il lavoro ma tutto questo non c’è più perché non si può stare in gruppo. Tutto questo riduce ad una dimensione più tecnica e meno umana un mestiere che, comunque, ha un buon 60% di contatto umano tra noi e tra noi ed i pazienti”.

All’inizio della pandemia in molti, anche medici, hanno sostenuto che questa fosse una semplice influenza, che magari colpiva più velocemente. Qualche errore secondo lei è stato fatto? “Forse è stato fatto a livello nazionale, sulle misure di isolamento. Credo che se l’isolamento della Lombardia fosse stato fatto in modo più precoce ed intenso, forse si sarebbe contenuta maggiormente la diffusione in altre regioni. Questo è stato confermato dal fatto che il Sud è stato risparmiato in buona parte. La Liguria è stata colpita per buona parte dalle seconde case, nel mese di febbraio. Tutti i lavori scientifici dimostrano che non è importante solo l’intensità del ‘lock down’ ma anche i tempi, perché più si ritarda e più il virus si diffonde”.

Ci sono correnti differenti sull’arrivo del vaccino, lei cosa ne pensa? “Ieri abbiamo avuto la prima vera buona notizia, perché ‘Nature Medicine’ (una delle più importanti riviste di medicina al mondo) ha dimostra che le persone che si sono ammalate di Coronavirus hanno l’immunità permanente e non si può ammalare nuovamente. Questa è una bellissima notizia, anche perché dimostra che si può sviluppare l’immunità al Covid-19. Tutte le diverse strategie vaccinali arriveranno all’obiettivo e spero che il vaccino venga diffuso prima della fine del 2020. Molto dipende dalla grossa sperimentazione in collaborazione tra la Gran Bretagna e l’azienda italiana di Pomezia. Se i loro risultati saranno positivi, penso che non arriverà più tardi del febbraio 2021”.

Il Dottor Giovanni Cenderello ha terminato raccontandoci questi due mesi durissimi, vissuti in corsia lottando contro il ‘nemico invisibile’ che, purtroppo, ha provocato moltissimi morti: “Noi abbiamo iniziato a lavorare al Coronavirus il 20 febbraio, quando abbiamo fatto le esercitazioni di vestizione e svestizione per il fatto che la pandemia poteva arrivare, come poi è stato. Abbiamo vissuto, tra fine febbraio e la prima metà di marzo, i giorni peggiori quelli dell’incertezza, una sorta di medio evo. E’ stato un periodo difficile da un punto di vista clinico, etico ed anche dei rapporti tra di noi. Pian piano abbiamo iniziato a conoscere la malattia ed il virus ma anche come capire come gestire i malati, pur non avendo una terapia vera. Sono almeno cento anni che non si vede una pandemia del genera, dopo la ‘spagnola’. Ora comincia la parte più difficile, perché dobbiamo capire come reintegrarci con la società e con il lavoro che deve ripartire”.

Alla fine c’è anche un momento per i ringraziamenti del Dottor Cenderello: “Grazie a tutti ed al supporto dato dalla cittadinanza. Grazie agli infermieri ed ai medici che hanno lavorato con noi in questi mesi e lo faranno nei prossimi. Ho cercato di essere stato più attento e disponibile ma voglio ringraziare soprattutto colleghi e collaboratori per quanto fatto”.

Redazione

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