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Cronaca | 23 maggio 2020, 07:11

Coronavirus: il DG dell'Asl 1 sullo studio della Bicocca "Non è stata considerata la situazione contestuale della Liguria" (Video)

Marco Damonte Prioli ha voluto fare alcune puntualizzazioni su quanto pubblicato dall'Università milanese. Ha anche, per la prima volta, ufficializzato il numero dei tamponi, 9.000 circa, fatti nella nostra provincia.

Coronavirus: il DG dell'Asl 1 sullo studio della Bicocca "Non è stata considerata la situazione contestuale della Liguria" (Video)

Da alcuni giorni si parla dello studio, pubblicato dall’Università di Milano Bicocca, secondo la quale le zone con la popolazione più longeva d'Italia non sono state travolte dal Covid-19. La nostra provincia, infatti, insieme a quelle di Aosta, Trento e Pesaro-Urbino, è stata giudicata per morbilità (il numero di contagi rispetto alla popolazione di un territorio circoscritto) superiore al Veneto, dove si erano registrati i primi casi.

Abbiamo voluto fare chiarezza sul pronunciamento dell’Università milanese con il direttore generale dell’Asl 1 Imperiese, Marco Damonte Prioli: “Come tutti gli studi in questo periodo – ha detto – sono stati fatti da diverse istituzioni scientifiche, ma dovrebbero essere un po’ più contestualizzati. Non condivido la conclusione, ovvero che si sia paragonata la provincia di Imperia al Veneto, senza considerare la situazione contestuale della nostra regione, nei confronti di alcuni parametri che dovrebbero far pesare i dati in modo attento. Come ad esempio la ‘stratificazione’ della popolazione. La Liguria è la regione con più residenti anziani di tutta Europa, con il 30% di ultra 65enni. Un altro passaggio che capisco con difficoltà è quello della distribuzione anziana, che viene collocata nell’entroterra rispetto alla costa, quando sappiamo benissimo che è comprensiva del posizionamento nelle Rsa e dovrebbe essere studiata meglio rispetto alla geolocalizzazione del domicililo. Non voglio dire che la nostra sia una delle più colpite dal virus in Italia, ma è chiaro che la provincia di Imperia ha messo in atto una serie di iniziative e supporto che ha permesso di contenere la diffusione del virus di altre province che hanno avuto un’incidenza alta e rispetto alla popolazione presente. E’ ovvio che si fa riferimento al Veneto, dove possono esserci numeri diversi ma la provincia di Imperia si posiziona in modo ottimale anche rispetto ad altre, ma non vorrei fare una classifica su questo punto di vista. L’altro dato che ci deve far pensare e non è mai disponibile è il numero dei tamponi eseguiti ma anche dove vengono fatti. Perché se li faccio tra i casi positivi ottengo un risultato ma se li faccio in strada ne trarremmo un dato diverso. Serve capire bene i ‘campioni’ in cui vengono fatti, è un dato fondamentale”.

Nei quasi tre mesi di emergenza si è molto parlato dei tamponi e, nella nostra regione ne sono stati fatti quasi 90mila ad oggi ma non si è mani conosciuto il numero di quelli fatti nella nostra provincia: “Non ho il numero preciso ma siamo abbondantemente sopra i 9.000 tamponi dall’inizio della pandemia. Abbiamo iniziato, nei primi giorni, solo con quelli del San Martino a Genova, quindi siamo passati a 100, 200 ed ora siamo a 400 al giorno. Quando arriveranno le attrezzature donate dal Comune di Sanremo, potremmo farne di 1.000/1.100 quotidiani. E’ importante fare i tamponi per due scopi: uno per identificare la positività o meno di cittadini o pazienti che accedono ai servizi sanitari. Nel momento in cui c’è un ricovero facciamo il tampone e la indirizziamo verso il percorso corretto. Proprio per questo sono state installate le aree ‘buffer’, per tenere i pazienti fermi per poi mandarli nei servizi Covid o meno. Ci siamo anche attrezzati con i tamponi rapidi per ridurre ad un massimo di un’ora lo stazionamento dei pazienti. L’altro scopo è quello di capire sul territorio, sulla base di nuove positività o pazienti sintomatici oppure quando ci saranno politiche di screening, serviranno a fotografare la situazione in quel momento di fette ben definite di popolazione. Questo perché l’altro problema che sta emergendo è che molti considerano il tampone come terapia e guarire. Ma non è certo così. Quella è una fotografia istantanea ma se sono negativo e non presto le attenzioni necessarie comportandomi correttamente, divento positivo anch’io. Il tampone, quindi, è uno strumento importante ma deve essere preso per questo”.

Da lunedì scorso c’è un po’ di timore per il cosiddetto ‘liberi tutti’ ed i rischi che si corrono se non si osservano le regole ben precise, disposte a livello governativo e regionale. Cosa pensa che possa accadere? “E’ chiaro molto dipenderà dai comportamenti che mettiamo in atto. Siamo nella ‘Fase 2’, in cui possiamo tornare a vivere ma anche io ho visto in questi giorni la poca attenzione alle regole che conosciamo e che ho ribadito. I numeri ci stanno dando ragione per l’effetto del ‘lock down’, ovvero il periodo in cui siamo stati in casa. I numeri stanno calando sia come ricoveri in ospedale che in terapia intensiva. La Regione, nel famoso indice RT, sta tenendo a livello nazionale ma le previsioni saranno un po’ più concrete la prossima settimana, quando avremo i periodi di incubazione degli attuali contatti. Proprio per questo rinnovo nuovamente il rispetto delle regole. Il picco epidemico e l’attuale numero di ricoveri ci conferma che la situazione sta migliorando ma non dobbiamo mollare la presa. Probabilmente bastano due o tre settimane di comportamenti corretti per poterci godere una migliore estate e permettere ai sanitari di avere qualche periodo di riposo dopo il lavoro eccezionale svolto. Negli obiettivi che chiedo a tutti c’è anche questo, poi faremo il punto all’inizio della prossima settimana”.  

Carlo Alessi

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