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Cronaca | 28 luglio 2020, 19:30

Martina Rossi, rese note le motivazioni della sentenza in appello: "Tentato stupro non può escludersi, ma non fu causa della morte"

I giudici non escludono il tentativo di aggressione sessuale, ma hanno ritenuto affidabile la testimonianza di una cameriera dell'hotel, che avrebbe visto la giovane lasciarsi cadere dopo aver scavalcato il balcone

Martina Rossi, rese note le motivazioni della sentenza in appello: "Tentato stupro non può escludersi, ma non fu causa della morte"

Per i giudici della Corte d'Appello di Firenze, Martina Rossi non sarebbe precipitata per sfuggire a uno stupro. Sono state rese note oggi le motivazioni della sentenza di secondo grado (QUI) che ha visto l'assoluzione di Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni, entrambi 29enni di Arezzo accusati della morte di Martina Rossi, giovane di Genova che aveva vissuto per diversi anni anche ad Imperia.

Secondo l'accusa, la giovane, il 3 agosto del 2011, sarebbe precipitata dal terrazzo dell'hotel in cui alloggiava a Palma di Maiorca, nel tentativo di sfuggire allo stupro dei due. La prova sarebbe nel fatto che Martina fosse in mutandine al momento della caduta, e che uno dei due ragazzi, Albertoni, avrebbe avuto alcuni graffi sul collo.

I giudici della Corte d'Appello hanno però ritenuto questi elementi “troppo poco significativi” perché “possa da essi soltanto desumersi una condotta diretta al compimento di una violenza sessuale”.

I giudici tuttavia non escludono il tentativo di aggressione sessuale, ma hanno ritenuto affidabile la testimonianza di una cameriera dell'hotel, che avrebbe visto la giovane lasciarsi cadere dopo aver scavalcato il balcone.

In merito al presunto tentativo di violenza sessuale, scrivono i giudici, “La caduta della ragazza con le modalità emerse è elemento non coerente con tale ipotesi“, è “dissonante”, non “si salda logicamente con essa”.

La vicenda di Martina, si legge nelle motivazioni, ha riguardato un'indagine: “sorta e conclusa in Spagna, ripresa e sviluppata a Genova e nuovamente sviluppata e conclusa ad Arezzo, con esiti di volta in volta quanto più contraddittori tra loro, pur se in base, in sostanza, alle medesime risultanze, ciò che vale indirettamente a confermare la scarsa e quindi opinabile valenza indiziaria, per la loro incoerenza, degli elementi acquisiti”.

Il caso, archiviato in Spagna come suicidio, fu riaperto quando i due ragazzi, non sapendo di essere ripresi, parlarono di quanto accaduto nella sala d'aspetto della polizia giudiziaria di Genova. Per i giudici fiorentini, dall'intercettazione non emergerebbero “dirimenti ammissioni dei fatti da parte degli imputati”.

Vanneschi e Albertoni, ricordiamo, erano stati condannati in primo grado a sei anni di reclusione. Sentenza ribaltata in appello. Il verdetto fu contestato duramente dai genitori della ragazza.

Lo scorso 26 giugno, in alcune città italiane, tra cui a Imperia, il comitato 'Non una di meno' ha manifestato per chiedere giustizia in memoria della ragazza. (QUI)

Redazione

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