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Cronaca | 01 dicembre 2020, 07:11

Quindici giorni al 'Borea' di Sanremo: la testimonianza di Paola Sala "Non scherzateci sopra, il Covid è un bastardo!"

Il conosciuto avvocato sanremese è da poco uscito dal padiglione 'Castillo' e ha voluto condividere la sua esperienza con i nostri lettori per aiutarli a capire cosa è veramente la malattia.

Quindici giorni al 'Borea' di Sanremo: la testimonianza di Paola Sala "Non scherzateci sopra, il Covid è un bastardo!"

Tra i malati di Covid, che fortunatamente sono usciti dal tunnel della malattia, ci arriva la testimonianza di una donna sanremese, un avvocato che dopo 15 giorni al ‘Castillo’ dell’ospedale matuziano, è rientrata a casa e, seppur ancora molto debole, può raccontarci quanto è successo.

Paola Sala, visto quanto accadutole, vuole partire dai ringraziamenti a medici, infermieri e tutto il personale dell’ospedale ‘Borea’: “Intanto vorrei ringraziare i Dottori Ezio Di Timoteo e Stefano Bernardi, insieme a tutto il loro staff di fisioterapiste, infermieri, Oss e addetti alle pulizie per l’estrema professionalità, disponibilità ed umanità mostrata a tutti noi pazienti Covid, ma anche per le ottime cure che mi hanno consentito, dopo circa 2 settimane di degenza, di superare la fase acuta di polmonite interstiziale bilaterale da Coronavirus. Nell’occasione voglio ringraziare anche la Dott.ssa Maddalena Rossi che mi ha indirizzato al pronto soccorso (nonostante che da profana non lo ritenessi opportuno in quanto la saturazione era comunque ottimale e la febbre non mi sembrasse particolarmente preoccupante) permettendomi così di diagnosticare in tempo la polmonite ed evitare le ulteriori gravissime complicanze che il Covid 19 comporta. Un ringraziamento anche il personale del pronto soccorso per la tempestività e professionalità nel fornire tutta l'assistenza del caso”.

All’avvocato Sala abbiamo chiesto di raccontare quanto le è accaduto, in modo che tutti i nostri lettori possano capire, cosa significa veramente ammalarsi per il Covid, soprattutto se in forma acuta: “Sono stati giorni particolarmente pesanti, non solo per la malattia in sè e la forte debilitazione che ne consegue, ma anche dal punto di vista umano, per il carico di sofferenza che trasudava dalle compagne di stanza e dall’insieme dei ricoverati, nonchè dall’assistere agli sforzi del personale sanitario che praticamente correva sempre da un paziente all’altro per prestargli assistenza”.

Avvocato, molto spesso si leggono (in particolare sui social) messaggi e commenti che sminuiscono il virus: “Vorrei tanto che certe diffamazioni smettessero di circolare, soprattutto perchè decisamente offensive nei confronti di tutti coloro che quotidianamente rischiano la vita per assistere gli ammalati. Nonostante la carenza di organico ed il mancato corretto riconoscimento anche economico per gli sforzi prestati spesso in condizioni estreme, anche dal punto di vista emotivo, perchè credetemi che la sofferenza è davvero palpabile ed il personale sanitario, benchè resti sempre più che professionale, non credo ne resti immune”.

Ci parli di come ha vissuto la malattia: “Al di là delle paure legate al decorso più o meno infausto, immaginiamo poi di non poter stare sui polmoni, avere l’ossigeno basso ed addormentarti con il terrore di girarsi nel sonno e finire supini ovvero rischiando danni irreversibili da ipossia. Questo perchè noi che abbiamo avuto questa polmonite, per mesi, oltre che dover fare quotidianamente esercizi per la respirazione non potremo stare che sul fianco o proni. C’è pure il terrore di dover essere intubati, perchè quando lo fanno si è coscienti e si sa che non è detto che poi ci si svegli o ancora il vedere le compagne di stanza rischiare di morirti vicino salvo poi essere trasferite d’urgenza per ulteriori cure e restare in apprensione per il non sapere cosa gli sia successo dopo. Tutto questo senza contare le persone del cui decesso ogni tanto si aveva notizia lasciando comunque sconforto in tutti noi”.

C’è anche chi sostiene, a livello locale e nazionale, che le ambulanze girino in sirena solo per terrorizzare la gente, chi pensa che i ricoveri siano finalizzati ad un ipotetico guadagno e che si tratta solo di un banale raffreddore: “Vorrei far notare che, a prescindere dai costi sostenuti dal servizio sanitario (vi invito ad informarvi anche solo cosa costa una semplice fiala di Remdesivir o a quelli per sanificare gli ambienti e le protezioni individuali) a quanto mi risulta eravamo tutti almeno con la polmonite interstiziale, e che non appena le condizioni lo hanno permesso, siamo stati dimessi e le cure sono proseguite a domicilio”.

Ora come si sente avvocato? “Sono ancora positiva, dovrò seguire le terapie per settimane e quanto alla riabilitazione polmonare, si parla di circa 6 mesi di cure per tornare ad essere nelle condizioni ottimali. Faccio notare che, prima del Covid, i miei polmoni erano perfetti, non avendo mai neppure provato a fumare. La mia polmonite è stata fortunatamente identificata agli esordi ed immediatamente trattata: appartengo ai fortunati che comunque non sono stati intubati nè ‘mascherati’ con la c-pap. Posso dire che fra i ricoverati c’erano molte persone molto più giovani di me e senza patologie pregresse. Pertanto il ‘mito’ che le forme gravi colpiscano solo anziani o persone già fragili, circostanza che comunque non giustifica in alcun modo il menefreghismo di molti nell’osservare le prescrizioni di sicurezza, non è vero”.

Cosa vuol dire a chi legge questa intervista e, soprattutto ai ‘Covid scettici’? “Invito chi sostiene si tratti di una semplice influenza ad informarsi bene (ma da chi questa malattia l'ha vissuta direttamente o indirettamente nel modo più aggressivo) e a riflettere su di un dato: ‘coincidenza vuole’ eravamo tutti ricoverati con almeno la polmonite interstiziale, e meno male che tutto sommato il posto c’era, ma se non l’avessimo trovato? Se gli ospedali fossero al collasso? Quanti morti senza poter ottenere le cure necessarie? Volete la libertà, come del resto tutti noi, ma rendetevi conto che questa malattia, è curabile SE presa in tempo e trattata adeguatamente, cosa non possibile qualora ci sia un esubero di casi, e l’unico modo per evitarlo è, almeno per ora, la prevenzione. E' vero che chi si ammala seriamente è percentualmente inferiore agli altri, ma finchè non si capisce quale sia il discrimen, chiunque può potenzialmente rientrare in quella ridotta percentuale, e se ad alcuni non frega nulla di rischiare in proprio avesse il rispetto per gli altri”.

“Il Covid è una malattia bastarda – termina l’avvocato Paola Sala - anche perchè essendo molto contagiosa il comportamento irresponsabile di alcuni comporta direttamente danni alla salute degli altri, e nessuno ha il diritto di decidere della vita o della qualità della sopravvivenza altrui; e non mi riferisco alla limitazione di circolazione ma proprio all’esistenza stessa delle persone. E’ un po’ come una roulette russa, solo che chi decide di aprire il fuoco non lo fa solo su se stesso, le conseguenze delle proprie azioni non dovrebbero ricadere in questo modo estremamente pericoloso sugli altri”.

La nostra 'testimone' ci ha anche confermato che, quando sarà possibile, si metterà a disposizione per donare il suo plasma.

Carlo Alessi

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