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Attualità | 11 gennaio 2021, 14:33

Coronavirus, Imperia, riapertura dei bar e ristoranti in zona gialla, gli imprenditori chiedono certezze per il futuro: "Non si può lavorare senza una programmazione" (Foto e video)

Da oggi si potrà servire ai tavoli e al bancone fino alle 18, ma questa misura non basta per recuperare i mancati introiti. Il settore chiede di poter lavorare con criteri a lungo termine e anche che i ristori siano adeguati alle perdite subite

Coronavirus, Imperia, riapertura dei bar e ristoranti in zona gialla, gli imprenditori chiedono certezze per il futuro: "Non si può lavorare senza una programmazione" (Foto e video)

“Abbiamo bisogno di certezze e no di lavorare in questo modo. Gli aiuti di certo non bastano”: è questo il pensiero unanime dei ristoratori e dei baristi di Imperia. Da oggi la nostra regione è in zona gialla e quindi è nuovamente consentita l’apertura al pubblico, compresa la consumazione al tavolo e al bancone, fino alle 18. I mesi delle restrizioni, però si fanno sentire e tutto il settore è in grande difficoltà. “Si torna un po' alla normalità, ci auguriamo che i contagi scendano, ma ci auguriamo anche che il governo capisca- dice alla nostra testata Federico Zoccheddu, titolare del ristorante 'U Papa' - che così non si può più andare avanti, le attività non possono rimanere chiuse, i conti arrivano, le spese ci sono. Capiamo anche che il governo non ci possa aiutare tutti quanti, non ne facciamo una colpa solo a loro, purtroppo la soluzione è quella che è, bisogna trovare un compromesso che badi alla salute, ma che badi anche alle altre esigenze, che oggi sono il lavoro”.

In tutti questi mesi di emergenza sanitaria i titolari dei pubblici esercizi hanno anche impiegato risorse economiche per mettere in piedi le misure anti-contagio, ma l’incertezza della situazione epidemiologica aggrava ulteriormente la situazione. “Da parte nostra siamo pronti a tutelare i clienti, fare attenzione, pulire, sanificare, disinfettare, usare le mascherine, precisa Zoccheddu, e tutte le accortezze, anche più di quelle che stiamo usando, servono due metri tra un tavolo e l'altro? Non c'è problema. Il problema è trovare la soluzione per restare aperti e non chiudere più, perché oggi come oggi è meglio fare dieci coperti che zero, non ne possiamo fare cinquanta, troviamo una via di mezzo perché serve continuità alle aziende che devono tornare per forza a lavorare. Aziende nuove come la nostra, non godono di cassa integrazione, quindi se lasciano i dipendenti a casa li devono lasciare non stipendiati, e anche i dipendenti hanno delle spese, una famiglia. È un cane che si morde la coda, sono fermi i fornitori, buttiamo via le materie prime, apriamo, chiudiamo, un giorno, due giorni. Qualcuno ha scelto di non aprire, e lo capisco perché non è facile”.

Un'ulteriore difficoltà potrebbe essere rappresentata dal divieto di asporto dopo le 18 che, da quanto trapela, potrebbe essere prevista dal nuovo Dpc, del premier Conte. “Quello sarà un problema ancora più grosso, prosegue il titolare de ‘U papa’, perché aziende come la mia che è da maggio che investono sull'asporto, sul domicilio, perché già sapevamo che non sarebbe finita in termini brevi, quindi abbiamo investito in pubblicità, ci siamo comprati vaschette contenitori per il trasporto, abbiamo assunto una persona per fare le consegne, perché sapevamo che la direzione sarebbe stata quella, e oggi ci troviamo di nuovo a dover riorganizzare tutto. Ora, noi ci chiediamo perché al supermercato l'assembramento ci può essere? Perché non ci sono controlli in posta, nelle piazze, dove c'è sempre pieno di gente? Piuttosto chiudiamo, facciamo un mese di lockdown, stiamo tutti a casa, però sembra siano colpite solo certe attività, la ristorazione, lo sport, le palestre, i teatri, i cinema, le piscine. Abbiamo capito che il contagio non avviene nei ristoranti, perché siamo chiusi e i contagi crescono. Perlomeno non avvengono solo nei ristoranti, quindi dobbiamo per forza far partire questo settore come le palestre, i cinema, le piscine, con le dovute limitazioni, bisogna controllare che i proprietari rispettino le norme, le distanze e va punito chi non le rispetta. Non possiamo punire le categorie. Ormai è un anno che andiamo avanti, i contagi non scendono, quindi il problema non siamo noi, è comune, e quando il problema è comune è giusto guardare un po' più in grande, e forse è giusto che la gente venga seduta a due metri di distanza piuttosto che i ragazzini si affollino sulla scalinata delle chiese senza che nessuno li controlli. Almeno qua sono seduti, alla distanza giusta, noi controlliamo che si mettano la mascherina, per fare gli aperitivi abbiamo un servizio di sicurezza apposta per controllare che chi si alza dal tavolo si metta la mascherina e non si metta a chiacchierare sulla via. Noi siamo pronti a fare tutto, ma devono lasciarci la possibilità di lavorare. Come sempre abbiamo fatto siamo abituati a cavarcela da soli”.

Zoccheddu, come molti altri suoi colleghi, ha ricevuto i ristori di dicembre, che però non possono coprire neanche lontanamente le perdite dovute alla chiusura. “Sono arrivati, però 900 euro per aver perso Natale, Capodanno e l'Epifania, non ci pago neanche l'affitto, precisa, in più tre dipendenti, luce, gas, internet. Per quanto i ristori possono essere arrivati non bastano sicuramente a  coprire una situazione di un buco molto più grosso, abbiamo perso le feste di Natale, un indotto per un ristorante di 20 mila euro. 900 euro non servono a nulla, ringraziamo, ma non risolvono il problema”. 

Dello stesso pensiero è anche Monica Tondelli, titolare del Bar 11. “Finalmente un po' di respiro – commenta a Imperia News, – anche perché i contagi non sono diminuiti, nonostante il nostro settore sia chiuso. Non c'è stato quello che si sperava, c'è un po' di confusione, stamattina sentivo il professor Galli in televisione. Sostiene che ci sarà un altro aumento di restrizione, va bene, però manteneteci, cerchiamo di bloccare questa pandemia mostruosa che effettivamente c'è, ma se dobbiamo chiudere che qualcuno ci mantenga, ci sostenga. Il governo deve e non penso che ci riesca”.

A Monica Tondelli i ristori non sono ancora arrivati, e conferma che come a lei mancano ad altri suoi colleghi. “Non si sono visti, io faccio parte di chat di baristi in tutta Italia, qualcuno li ha ricevuti, altri no, dovevano arrivare entro la fine dicembre ma non li abbiamo ricevuti. Adesso mi hanno mandato un link con un'intervista a Di Maio che sosteneva arrivassero in questi giorni. Speriamo, altrimenti è dura”. Sul divieto di asporto dopo le 18, la titolare del bar 11 commenta: “l'asporto non è che sia così remunerativo, il discorso del nostro settore è anche l'aggregazione, l'asporto non lo consente, però nel nostro settore quello che va bene è stare vicini, stare insieme”. 

Chiede una programmazione seria e a lungo termine la Fipe Confcommercio di Imperia attraverso il presidente Enrico Calvi. La zona gialla è importante, chiosa, ma occorre pensare che gli indici di contagio sono ancora molto alti. Il fatto di essere gialli questa settimana non scongiura di diventare arancioni la prossima. Siamo sempre in una situazione di incertezza che non fa bene alle imprese. In tanti prenderanno un boccata di ossigeno, ma non fa bene al settore. Il problema non è neanche l’arrivo in ritardo dei ristori, ma come vengono decisi poiché per novembre, dicembre e gennaio vengono calcolati in base alle perdite, però di aprile 2019 quando tante attività erano fuori stagione e non avevano iniziato gli incassi della stagione e quindi adesso stanno comprendo meno del 10%”.

Per quanto riguarda la possibilità di bloccare l’asporto dopo le 18 Calvi ha le idee chiare: “si sta cercando di correggere il tiro visto le situazioni di assembramento che si stanno creando soprattutto nelle grandi città. Sarebbe, anche il momento di creare una strategia a lungo termine e no a sette giorni. Bisogna pensare alla ripartenza delle aziende. Se si ritiene che dobbiamo restare chiusi, visto l’emergenza sanitaria, ok; ma non si deve dare l’illusione della riapertura e si devono dare dei ristori parametrati alla perdita vera di fatturato e non dei ‘contentini’, bloccando anche tutte le tassazioni, comunali e non, e allora a quel punto si può stare fermi, altrimenti occorre pensare alla ripartenza vera e bisogna farlo adesso”. 

Angela Panzera-Francesco Li Noce

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