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Attualità | 22 gennaio 2021, 07:11

Vessalico, a tre mesi dall'alluvione neanche un euro è stato dato al comune. Giliberti: "Nessuna risposta né a noi né ai cittadini. Il paese è rimasto spezzato a metà"

Ammontano ad oltre 1 milione di euro i danni provocati dalle piogge ad ottobre hanno devastato gran parte della provincia. L'amarezza del sindaco: "lo Stato non ci ha ancora detto nulla e siamo rimasti fermi a quella notte"

Vessalico, a tre mesi dall'alluvione neanche un euro è stato dato al comune. Giliberti: "Nessuna risposta né a noi né ai cittadini. Il paese è rimasto spezzato a metà"

I danni ammontano a più di un milione di euro, ma a Vessalico, il piccolo centro dell’alta Valle Arroscia devastato dall’alluvione del 2 e 3 ottobre scorsi, i soldi stanziati dal Governo non sono ancora arrivati. Per tutta la provincia di Imperia sono 7 i milioni di euro previsti dall’Esecutivo, ma sindaci e amministratori locali finora hanno visto solo poche centinaia di migliaia euro.

“I danni provocati non possiamo ripararli- dice alla nostra testata il sindaco Paola Giliberti.  La cifra per sistemare tutto quello che il fiume ha trascinato via con sé supera addirittura il nostro bilancio comunale quindi da parte nostra è impossibile intervenire. Nonostante questo abbiamo stanziato 20 mila euro e di questi 15 mila euro ci hanno permesso di intervenire con i lavori per la rete fognaria mentre altri  sono serviti a smaltire i rifiuti portati e accumulati in seguito all’alluvione. Dalle somme urgenze, però attendiamo circa 730 mila euro mentre altri 300 mila euro riguardano altri tipi di danni derivanti sempre dall’emergenza maltempo dell’ottobre scorso. Al momento non abbiamo ricevuto nulla. La Regione ci ha comunicato- prosegue il primo cittadino- che a breve arriveranno 100 mila euro, ma ancora non si è visto nulla. Ci hanno garantito che la cifra verrà erogata, ma sono passati più di tre mesi e siamo ancora in alto mare”.

La furia del fiume ha creato disagi all’intera comunità di Vessalico. È andato distrutto il sistema idrico, quello fognario, il depuratore e il ponte: simbolo medievale del paese spezzato a metà dal fiume. “Tutti quanti ogni volta sottolineano come sia bello il nostro entroterra- dice amareggiata il sindaco- ma le vere difficoltà sono sempre vissute da chi qui ci abita. Si c’è un’altra strada che permettere l’arrivo in paese, ma non è mica semplice. Lunedì ricomincia la scuola in presenza e molti studenti delle superiori saranno costretti a prendere i mezzi passando per la statale. Quel tratto dove si ferma il bus è al buio e ciò è pericoloso anche per i nostri anziani quindi come Comune sto cercando di risolvere il problema creando un punto di illuminazione. Ma al momento è a tutto a carico nostro e noi non abbiamo le forze economiche sufficienti per poter ripristinare la situazione. Sarebbe impensabile avviare i lavori senza fondi nazionali. Dallo Stato al momento nessuna risposta. Mi interfaccio spesso con la Regione, ma anche loro hanno le mani legate. Nessuno ci dice niente”. 

Quella notte i danni furono ingenti anche per molti cittadini. C’è chi ha perso i propri beni e chi addirittura la casa. “Io penso anche ai tanti privati- chiosa Giliberti- che hanno perso tutto. A loro chi li ristorerà? Hanno compilato le domande, ma né a loro né a noi è stata data certezza o un programma per le somme. C’è gente che ha investito tutti i propri soldi e con tutta la propria fatica su questi beni e il fiume se è portato via tutto. Non è facile. Loro chiedono a me, ma io non ho le risposte. Siamo tutti in balia degli eventi. Non sappiamo neanche se daranno tutti i soldi della somme urgenze; resta che io sto amministrando un paese spezzato di fatto spezzato a metà e non abbiamo alcuna forza economica per ritornare a prima di quella notte”. 

Le priorità sono ripristinare la fogna, la rete idrica e il depuratore. “Dobbiamo vedere quanti soldi arriveranno. Prima dobbiamo sistemare ciò, poi si passerà alla viabilità. Quindi il ponte, per forza di cose, rimane in fondo alle priorità sperando sempre o che non lo devasti un altro evento meteo”. Durante il sopralluogo effettuato dalla protezione civile nazionale il sindaco ha dovuto imporsi per far rientrare proprio il ponte, simbolo dell’alluvione di ottobre, tra i lavori delle somme urgenze. “Abbiamo dovuto faticare perché in principio non lo volevano conteggiare. Ci siamo riusciti poiché da lì passavano i cavi della fibra e la linea telefonica e anche i tubi dell’acqua altrimenti sarebbe stato escluso poiché ci è stato detto che comunque il paese si poteva raggiungere dalla statale. Ma non è facile percorrere quella strada. Allo stato dei fatti, chiosa il sindaco, siamo rimasti nella stessa situazione di ottobre. Abbiamo allestito il cantiere per il ponte, ma non possiamo anticipare i soldi. D'altronde nessuna azienda potrebbe mai stipulare un contratto con il Comune per iniziare i lavori visto che non abbiamo la capacità finanziaria. Ogni giorno aspettiamo notizie, ma non si sa quando e se arriveranno”

Il sindaco non è la prima volta che è costretta ad occuparsi di questo tipo di situazioni. “In sei anni di mandato abbiamo ho dovuto fare i conti con ben 5 alluvioni. Credo che adesso sia arrivato il momento di cambiare la prospettiva del discorso. Non si può solo pensare di stanziare i soldi per le emergenze, ma occorre studiare come evitare e limitare i danni per il futuro. La nostra fogna è stata completamente spazzata via dal fiume. Avevo chiesto di finanziare dei lavori per farla a monte così, qualora il fiume si ingrossi, non ci sarebbero più stati problemi. È la terza volta che la ripristiniamo da quando sono sindaco, ma mi è stato detto di no poiché gli interventi finanziabili mirano al ripristino dell’esistente, ma il pericolo che fiume se la riporti via c’è ancora. A quest’ora cambiando le cose avremmo risparmiato anziché ogni volta ristorare i comuni con fondi e interventi su interventi. È arrivato il momento di approcciarsi al problema in modo diverso altrimenti ogni inverno saremo qui a fare gli stessi discorsi”. 

Angela Panzera

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