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Al Direttore | 16 febbraio 2021, 10:04

Aperture di San Valentino e mancanza di controlli ai confini: il pensiero di un nostro lettore

Aperture di San Valentino e mancanza di controlli ai confini: il pensiero di un nostro lettore

Un nostro lettore, Enzo Fantozzi, ci ha scritto per fare alcune considerazioni rispetto alle polemiche e proteste di questi giorni rispetto al passaggio in zona arancione e del poco preavviso che mettono in difficoltà diverse attività economiche:

“La questione che spesso è motivo di polemica ma anche di un continuo scaricabarile, sostanzialmente è: perché le Ordinanze del Ministro della Sanità arrivano quasi sempre il venerdì pomeriggio o a ridosso di alcune giornate festive, dato che queste sono occasione di opportunità lavorativa importate per i ristoratori? Se il merito della polemica e della protesta è la mancata tempestività e non il merito degli eventuali provvedimenti restrittivi dell'Ordinanza Ministeriale, essa ha certamente fondamento. Nello stesso tempo però va evidenziata anche la tanta ipocrisia esistente all'interno del mondo della ristorazione e soprattutto nell'ambito delle autorità regionali dato che queste, quasi sempre, conoscono in anticipo i dati reali della situazione. Se il problema è di evitare che le eventuali restrizioni (a seguito del passaggio da zona a gialla a zona arancione o rossa) vengano comunicate il venerdì o addirittura il sabato (come successo in qualche circostanza); suggerisco, molto modestamente, che le associazioni nazionali di categoria ma anche la stessa Regione, propongano al Ministro della Salute (dato che la pandemia non è superata) che le Ordinanze, rispetto ai passaggi di colore (tranne eventuali situazioni di emergenza), vengano emesse il mercoledì o al massimo il giovedì mattina, per consentire al comparto di organizzarsi in modo appropriato. Si tratta solo di anticipare o posticipare (per una sola volta) l'analisi dei dati e quindi la firma della relativa Ordinanza”.

“Se poi invece le polemiche e le proteste riguardano il merito delle restrizioni, allora la questione è molto più seria e complessa perché si antepongono gli interessi, seppur legittimi, di una parte rispetto a quelli più generali di tutti i restanti cittadini. Era cosa nota a tutti, da tempo, che il Ponente si trovava e si trova tuttora in una situazione complicata. Più volte chi dirige i reparti Covid della nostra Asl, ha affermato: il virus è molto diffuso anche nel tessuto sociale del nostro territorio. Questo è dovuto principalmente a due fattori: la presenza, da tempo, delle varianti e che la zona gialla comporta, di fatto, una maggiore mobilità, come la presenza consistente dei francesi e dei monegaschi. Sanremo titolava martedì 9 febbraio (ore 13:12) ‘Possibile zona rossa da Sanremo a Ventimiglia: Toti Decisione nelle prossime 24-36 ore, si valuta anche arancione’. Sottotitolo ‘Abbiamo immaginato e chiesto alla task force di Alisa una possibilità che al momento rimanesse tale di prendere misure ulteriormente restrittive che possono andare dalla zona arancione alla limitazione degli orari degli esercizi commerciali’. Questa è, a mio modesto parere, l'ammissione della grave e complicata situazione in cui si trovava il Ponente. Purtroppo il provvedimento restrittivo veniva solo prospettato, ma poi non preso, neanche nei giorni successivi, dal Presidente della Regione”.

“Come non è stata mai presa alcuna iniziativa forte rispetto ai controlli al confine. La spiegazione è molto semplice: i francesi e i monegaschi portano soldi. Nessuno è intervenuto. E aggiungo: perché non sono stati presi, a livello comunale o regionale, provvedimenti restrittivi come fatto per il centro storico di Genova e per La Spezia qualche tempo fa? Forse il motivo è e rimane tutto opportunistico. Era molto più conveniente e facile lasciare il cerino nelle mani del Ministro della Salute sapendo, a priori, che la nuova Ordinanza Ministeriale avrebbe riguardato l'intera Regione e non solo il Ponente Ligure. Il che significa raggiungere lo stesso obiettivo (chiudere) senza sporcarsi le mani. Si è trattato, a mio avviso, di una scelta politica chiara: cercare di assecondare (data la festa di San Valentino) le pressioni dei ristoratori e tutelare, il più possibile, un interesse politico. Non nascondiamoci dietro un dito, questa è la pura e nuda realtà”.

Carlo Alessi

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