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Al Direttore | 24 febbraio 2021, 17:46

Zona 'quasi' rossa e scuole chiuse tra Ventimiglia e Santo Stefano al Mare: il pensiero di una mamma

Ci ha scritto la nostra lettrice Alessandra Cannavò

Zona 'quasi' rossa e scuole chiuse tra Ventimiglia e Santo Stefano al Mare: il pensiero di una mamma

“E’ ora di dire basta a questa politica schizofrenica che priva i nostri ragazzi del diritto allo studio e del diritto alla socialità, che condanna intere categorie a vivere di elemosina ad intermittenza, che obbliga noi tutti a vivere una quotidianità di divieti e restrizioni secondo colori che stabiliscono questi consessi di geni che si riuniscono settimanalmente”.

Interviene in questo modo la nostra lettrice, Alessandra Cannavò, in relazione alla nuova chiusura delle scuole nei distretti socio-sanitari di Ventimiglia e Sanremo. “Basta – prosegue - è un anno che ci prendono per i fondelli, che ci agitano davanti al naso lo spauracchio di questo contagio che ci acchiappa se oltrepassiamo il confine tra Arma e Sanremo (cambia solo il cartello!) se ci sediamo a prenderci un aperitivo dopo una giornata di lavoro (chi ancora ce l’ha), se viaggiamo in 4 in macchina e non siamo parenti. Ci siamo ridotti a fare la figura degli scemi andando in giro con una mascherina sul naso anche quando non c’è un’anima viva intorno o quando siamo da soli in macchina.  Ci siamo ridotti a non poter comprare una padella nel weekend o la latta di vernice per finire un lavoro E se andiamo nel famoso negozio di intimo non sia mai che pretendiamo di comprare le mutande e anche i collants, questi ultimi no, non si possono comprare. L’anno scorso in pieno lockdown ho avuto la lungimiranza di acquistare al supermercato una scorta di collants prima che ne impedissero la vendita, per mesi non è stato più possibile acquistarne”.

“Adesso ci chiudono – proseguono - blindano Ventimiglia e zone limitrofe, ma a Sanremo solo i bambini che non vanno a scuola ma nemmeno al parco a giocare. Non blindano i ragazzi che non vanno a scuola ma possono andare a farsi i ‘selfie’ a Sanremo perché ma guarda un po,’ il Festival con tutto il suo carrozzone di tecnici, artisti, non chiude. Ci blindano e ci chiudono le scuole e i giardinetti perché la vicina Costa Azzurra è ad alto rischio, peccato che siano mesi che sentiamo parlare dei contagi in Costa Azzurra  ma i francesi hanno continuato ad entrare indisturbati, ad andare al mercato a Sanremo e a mangiare a pranzo nei nostri ristoranti. E sapete cosa vi dico, va bene, non è quello il problema: ben vengano i francesi, anche perché contagio non significa malato tout-court, significa prima di tutto positivo e positivo non significa malato. Non è dei francesi, né tantomeno del virus che dobbiamo aver paura, ma di chi ci governa che sulla base dell’esito spesso inattendibile dei tamponi sta mettendo sul lastrico intere categorie e sta facendo aumentare a dismisura l’abbandono scolastico che era già altissimo in Italia prima dell’inizio della pandemia”.

“La maggior parte dei genitori che hanno scritto lettere di protesta contro quest’ordinanza di Toti sono genitori di bambini  o di ragazzi delle medie che bene o male a scuola ci sono quasi sempre andati, pur con grossi sacrifici e con tante limitazioni. Io sono mamma di due ragazze che avrebbero dovuto frequentare la 2a e la 3a superiore, dico avrebbero perché loro a scuola non ci sono praticamente  andate. Si sono barcamenate con una didattica a distanza e ad intermittenza perché spesso la qualità della connessione internet è scadente, con professori sempre più stanchi e disarmati davanti a questi ragazzi che hanno finito per imbruttirsi, che sicuramente ancor più che in didattica in presenza sono ricorsi a escamotage per rimediare delle sufficienze. Quanto possono essere attendibili i voti delle verifiche a distanza? A mio modesto parere veramente poco. I nostri ragazzi si sono resi conto che l’istruzione non viene considerata fondamentale e imprescindibile come invece dovrebbe essere e si sono lasciati andare. Non tutti ma tanti perderanno qualsiasi interesse nella scuola e finiranno per abbandonarla. Vogliamo chiederci che cosa fanno i nostri figli adolescenti tutto il giorno tutti i giorni sui social adesso che non possiamo privarli di questi magnifici strumenti che servono loro anche per la didattica? Chiediamocelo genitori. Ci sorprenderemo e non sarà sempre una bella sorpresa”.

“Io non nega l’esistenza del virus e la necessità di proteggere noi stessi e gli altri ma appunto questo deve restare: indossare la mascherina nei luoghi pubblici all’aperto e al chiuso laddove non sia possibile rispettare una distanza di sicurezza congrua. Non ci vuole molto la si indossa sempre e la si tira su all’occorrenza. Ristoranti cinema teatri palestre hanno investito fior di quattrini per adottare adeguate misura di sicurezza, devono riaprire. Ma prima di tutti e senza ulteriori ritardi devono riarpire le scuole, tutte le scuole. E’ necessario che i presidi si ribellino, che gli insegnanti si ribellino, che i genitori e i ragazzi pretendano la didattica in presenza. E’ inaccettabile ricevere questo tipo di comunicazione: ‘Attesa la situazione epidemiologica, in considerazione anche delle numerose richieste pervenute dalle famiglie, pur considerando che da una prima indagine non emergono casi di contagio avvenuti nell’Istituto, sentito il parere dell’Autorità Sanitaria, si dispone che a partire dal giorno 24 febbraio le lezioni avverranno, con il consueto orario, in Didattica Digitale Integrata. Le lezioni in presenza sono sospese dal 24 febbraio al 6 marzo 2021’. Mi piacerebbe sapere di quante richieste di genitori stiamo parlando. Numerose richieste di genitori possono prendere in ostaggio 3 licei con centinaia di alunni? I genitori che temono per l’incolumità dei loro grandi pargoli  se li tengano a casa, si prendano dei precettori se hanno i quattrini per farlo”.

“E non venite a parlarmi di impossibilità di distanziamento al liceo – termina la nostra lettrice - perché è una fuffa. Per i pochi giorni di didattica in presenza al 50% che sono stati fatti fino ad oggi le classi erano al completo, ovvero se una classe era di 25 alunni la classe partecipava per intero ma magari mancava la classe della stanza accanto: a cosa serve questo tipo di distanziamento? A nulla. Piuttosto, anche se più complesso da gestire, tutte le classi devono partecipare ma ogni singola classe al 50%, metà classe in presenza, metà classe a distanza, la settimana successiva cambio. Questo non è uno sfogo ma è un un’accusa e un’esortazione. In tutto questo anno io ho risentito nelle orecchie le stesse risate al telefono dei due costruttori la mattina dopo il terremoto dell’Aquila. E non ci sto più. Vorrei che finalmente gli italiani si svegliassero, la smettessero di chinare la testa e di farsi andare bene tutto perché qui non c’è niente che va bene. Critichiamo sempre i nostri cugini francesi, Loro almeno sanno difendere i loro diritti”.

Carlo Alessi

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