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Politica | 25 febbraio 2021, 12:07

Acqua pubblica in provincia di Imperia: l'appello del Cimap ai sindaci "Devono dirci da che parte vogliono stare"

"I Sindaci ora devono dirci da che parte vogliono stare: se da quella di chi ha votato il referendum finora disatteso o dalla parte dei mercificatori dell’acqua, dei privati e degli interessi particolari".

Acqua pubblica in provincia di Imperia: l'appello del Cimap ai sindaci "Devono dirci da che parte vogliono stare"

"I Sindaci ora devono dirci da che parte vogliono stare: se da quella di chi ha votato il referendum finora disatteso o dalla parte dei mercificatori  dell’acqua, dei privati e degli interessi particolari".

Questo è l'appello che il Cimap, Coordinamento imperiese Acqua Pubblica, ha voluto rivolgere ai sindaci della provincia di Imperia in merito a Rivieracqua. Una data simbolica il 2021, in quanto ricorre il decimo anniversario dal referendum abrogativo del 2011. "Nel mezzo della pandemia, una notizia avvenuta nel silenzio generale, tranne che per l’appello lanciato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, è la recente quotazione dell’acqua nei mercati finanziari, che rappresenta una grave minaccia ai diritti umani fondamentali, oltre che un’ulteriore schiaffo ai 27 milioni di italiani che nel 2011 avevano espresso con il referendum che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto su questo bene" - sottolinea Mauro Giampaoli del Cimap.

"Lo stesso profondo rammarico che come CimAP (Coordinamento imperiese Acqua Pubblica) viviamo da quando, alla fine del 2019, dopo il commissariamento dell’A.T.O. provinciale, l’Assemblea dei Soci ha deliberato l’avvio della trasformazione di Rivieracqua, decretando la fine del servizio in house e dando mandato al CDA della stesura di un nuovo statuto per aprire sostanzialmente la strada ai privati o meglio alle società miste già decadute, come Amat. - aggiunge - Un tradimento dell’esito referendario, ma anche un passaggio giuridico assai delicato, crediamo, sia per il debole sostegno politico che i Comuni hanno mostrato in questi anni, anche con il succedersi delle amministrazioni, sia per l’arduo percorso di legittimità che dovrà essere eventualmente compiuto, con il potenziale rischio di una gara nel libero mercato". 

"Ciò impedirebbe il completamento dell’acquisizione delle concessioni e del processo di ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, da noi auspicato, a garanzia di una gestione più equa a cominciare dall’adozione di una tariffazione unica per tutto il territorio, superando le mercificazioni interne e le disparità che ricadono ingiustamente sui cittadini del comprensorio dianese e del levante. Ma, a quanto emerge da una notizia di stampa, nell’affaire Rivieracqua e la cosiddetta guerra dei rubinetti, si aprono nuovi scenari da esplorare, alla luce di alcune valutazioni tecnico-amministrative, sulla possibilità, fin da ora per Rivieracqua, di  erogare direttamente il servizio agli utenti del golfo dianese, senza costi di intermediazioni ad Amat, al netto del solo rimborso per il vettoriamento".

"Per chi ha a cuore le sorti del pianeta, la crisi idrica è emblematica in quanto alle gestioni carenti di pianificazioni e di investimenti strutturali si sovrappongono il fenomeno del surriscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici, impattando negativamente sulla disponibilità dell’acqua. Il dramma sanitario che stiamo vivendo, fra le molte inadeguatezze dell’attuale sistema socioeconomico, ha messo però in evidenza la necessità di un approccio innovativo volto alla difesa e alla tutela dell’acqua, essenziale alla vita, del servizio idrico e dell’ambiente" - concludono dal Cimap.


C.S.

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