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Al Direttore | 02 maggio 2021, 10:07

Movimenti migratori dalla Liguria di Ponente nel XIX secolo. Il caso di Cervo

Il racconto di Pierluigi Casalino

Movimenti migratori dalla Liguria di Ponente nel XIX secolo. Il caso di Cervo

Quando il 30 giugno 1805 Napoleone fu accolto trionfalmente in Genova, la Liguria era stata divisa dai francesi nei tre Dipartimenti di Genova, Montenotte (Savona e l'intero Ponente ligure) e Appennini (Chiavari). Le popolazioni liguri avevano ormai accettato il fatto compiuto, fidando nella forza e nel prestigio dell'Impero francese. C'era la speranza che l'economia ligure si riprendesse, soprattutto quella marinara, ma nel contempo tutto il comparto commerciale piuttosto depresso dalla fine del XVIII secolo. Ma furono in gran parte speranze deluse, perché la stessa annessione incluse la Liguria nelle responsabilità della guerra contro la terza coalizione europea contro il Bonaparte, guidata dall'Inghilterra, subendo i danni dei contrapposti blocchi marittimo e continentale. Fino al 1814 la Liguria ebbe vita politicamente tranquilla ed economicamente disagiata. In misura rilevante le forzate leve militari, oltre a provocare la fuga di molti giovani dai territori imperiali, coinvolsero altri nelle vicende belliche napoleoniche.

Particolarmente rilevante il tributo di sangue ligure nella guerra spagnola e nella spedizione di Russia. Si aggiungevano la crescente pressione fiscale e il fatto che le riforme adottate avevano soddisfatto solo le classi più abbienti e gli intellettuali, mentre i ceti popolari risentiranno duramente della stasi economica. Fu così che alla caduta di Napoleone le popolazioni dei vari centri liguri si sollevarono, accettando l'abolizione del governo francese il 7 agosto 1814 da Lord Bentinck e l'autorizzazione inglese al ripristino della repubblica aristocratica, anche se già il Congresso di Vienna era in procinto di annettere la Liguria al Regno di Sardegna. Si era alle premesse, soprattutto a Ponente, di quella grande ondata migratoria che interesserà la Luguria nel XIX e nei primi decenni del XX secolo. Il caso di Cervo è veramente emblematico. Il progressivo declino del commercio del corallo e dell'olivo, meno accentuato comunque di quello registrato nei centri vicini, quali Andora e Diano Marina, spinse a progressive scadenze un gran numero di abitanti della zona in direzioni diverse sia verso Genova, che verso la Spagna (rilevante l'emigrazione da Vessalico nei paesi iberici fin dalla metà del XIX secolo e attribuita in prevalenza al default del comune) la Francia, ma anche alla volta della Corsica, della Sardegna, del Nord Africa, del Nord Europa e delle Americhe (Da Laigueglia, Alassio, Ventimiglia e Mentone, sempre nell'Ottocento). Una stagione che lascerà profonde ripercussioni sul territorio e sui rapporti produttivi.

Al tempo di Napoleone, inoltre, la tradizionale tendenza locale ad imbarcarsi fu prevalentemente segnata dall'impiego militare da parte dei francesi. Nonostante che nel Ponente il mare continuasse a rimanere uno sbocco lavorativo di una certa importanza, a Cervo si assisterà ad una sempre minore propensione al riguardo, in considerazione delle migliori prospettive che offriva l'emigrazione. Del resto l'economia di sussistenza, nel frattempo, creatasi orientava la residuale manodopera rimasta nella zona, e non emigrata, a cercare occupazione nei centri vicini. Il relativo calo demografico e la crisi di quelli che erano da sempre settori vincenti a Cervo e che fino alla metà del Settecento erano stati fiorenti, appesantirono la congiuntura in atto nella località, che si protrarrà ancora a lungo fino all'Unità d'Italia e oltre. Il primo conflitto mondiale vide infatti un'accelerazione del fenomeno.

Pierluigi Casalino. 

C.S.

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