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Cronaca | 19 maggio 2021, 10:27

Diano Marina, incendio al camion della 'Love Fruit': condannati Domenico Gioffrè, Giovanni e Antonio De Marte

Il gup di Imperia ha inflitto 3 anni e 10 mesi ad Antonio De Marte, 2 anni e 8 mesi al figlio Giovanni mentre 2 anni e 10 mesi a Gioffrè. Le indagini sono state condotte dai Carabinieri della sezione operativa insieme ai militari della città degli aranci

Un momento della traduzione in carcere di un indagato

Un momento della traduzione in carcere di un indagato

Si chiude con tutti e tre gli imputati condannati il processo di primo grado sull'incendio che ha distrutto il camion di frutta e verdura, appartenente alla ditta 'Love Fruit', avvenuto a Diano Marina la sera del 29 marzo dello scorso anno in piazza Taramasco, dove il mezzo era parcheggiato.

Stamani, il gup Anna Bonsignorio, al termine della camera di consiglio, ha inflitto 3 anni e 10 mesi di carcere ad Antonio De Marte, 2 anni e 8 mesi al figlio Giovanni De Marte mentre 2 anni e 10 mesi sono stati comminati al terzo imputato, Domenico Gioffrè. Per Antonio De Marte e Domenico Gioffrè il pm della procura di Imperia aveva invocato durante la requisitoria proprio queste pene, mentre per Giovanni De Marte erano stati richiesti 2 anni e 6 mesi. Quindi per lui la condanna del gup è stata più "dura" rispetto a quanto invocato dall'accusa. 

Antonio De Marte, era difeso dal legale Marco Ritzu, mentre gli altri due imputati dall'avvocato Marco Bosio il quale dopo la lettura delle motivazioni, che verranno depositate entro 90 giorni, con ogni probabilità ricorerrà in Appello. 

L'inchiesta, denominata 'Ritorno di fiamma', è stata condotta dai Carabinieri della sezione operativa di Imperia in sinergia con i militari di Diano Marina. L'Arma chiuse il cerchio in appena due settimane dal fatto anche grazie all'incrocio con precedenti investigazioni. Nel 2017 infatti, in pieno centro a Diano, gli occupanti di una Fiat Panda bianca si resero responsabili del lancio di un petardo (venne inizialmente segnalato al 112 come l’esplosione di una bomba carta nei pressi di una banca), che richiamò diverse persone sul luogo dell’evento. Dall’analisi delle immagini del sistema di video sorveglianza pubblica dei comuni del dianese emergeva il transito nella zona, la sera del 29 marzo di una Fiat Panda molto simile a quella utilizzata nel 2017. Gli accertamenti condotti, anche attraverso l’utilizzo di sofisticati dispositivi tecnici,  hanno consentito di rendere più nitide i frame e di risalire al proprietario. Quell'auto sarebbe appartenuta a Antonio De Marte, già noto alle forze dell’ordine.

La sera stessa i Carabinieri si recarono presso la sua abitazione, constatando che il cofano motore del veicolo parcheggiato era caldo al tatto, le portiere erano stranamente aperte e l’abitacolo emanava un forte odore di benzina. Elementi ritenuti indizianti, ma non sufficienti per procedere ad un arresto in flagranza. Il lavoro, però è proseguito: ancora telecamere, filmati, rilevamento di targhe, sommarie informazioni, tanto intuito investigativo e non comune spirito di sacrificio da parte di Carabinieri che, nonostante gli innumerevoli impegni connessi con l’emergenza dovuta al contagio da Covid-19, non si sono mai fermati per comporre il complicato puzzle.

Giovanni De Marte, così come ricostruito dagli investigatori, poco prima dell’incendio, si sarebbe recato presso un distributore di benzina poco distante per riempire una tanica. Nel frattempo, il padre Antonio e Domenico Gioffrè arrivarono ad una tabaccheria vicina al luogo dell’incendio a bordo dell’auto di quest’ultimo, un’Audi S3. Antonio salì sulla Fiat panda con Giovanni De Marte e si recarono sul luogo dell’incendio, che venne materialmente appiccato dal primo cospargendo la cabina dell’autocarro con il combustibile ed innescando l’incendio. Poi risalì in auto e si allontanò in direzione dell’abitazione. Il tutto sotto la sorveglianza del “palo”,  Domenico Gioffrè. In quel periodo Antonio De Marte e Domenico Gioffrè erano sottoposti a detenzione domiciliare che, per l'accusa venne violata per la commettere il reato.  Adesso per tutti e tre è arrivata la condanna in primo grado.

Angela Panzera

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