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Eventi | 05 giugno 2021, 13:31

Imperia, anche la Venere dei Balzi Rossi dell'artista Enzo Iorio al Festival della Cultura Mediterrania

La statuina preistorica è stata interpretata in maniera personale e moderna dall’artista Enzo Iorio. La si potrà ammirare sia oggi che domani in Via Cascione

Imperia, anche la Venere dei Balzi Rossi dell'artista Enzo Iorio al Festival della Cultura Mediterrania

Una "signora" di 30 mila anni fa si aggira tra gli stand del Festival della Cultura Mediterranea alla Fiera del Libro di Imperia: è la Venere dei Balzi Rossi, statuina preistorica interpretata in maniera personale e moderna dall’artista Enzo Iorio.

“Nel nostro territorio abbiamo un patrimonio storico, culturale e artistico che attende solo di essere valorizzato. Far conoscere, dice l'artista, la Venere dei Balzi Rossi è ormai diventata la mia missione: porto in dono un esemplare della Venere a sindaci, operatori turistici, organizzatori di eventi, promotori del mondo della cultura e dell’informazione e scopro che sono davvero in pochi a conoscerla”, dice Iorio che ha deciso di partecipare a questa “tre giorni” di Imperia esattamente con questo intento. Lo stand della Venere sarà attivo ancora oggi e domani in Via Cascione a Imperia.

 

Si tratta di una statuina preistorica. Alta circa 6 centimetri, ritrae una donna dalle forme molto pronunciate, soprattutto nella zona dei glutei (steatopigìa).Pare sia di 30 mila anni fa: è questa la datazione proposta dagli studiosi. Siamo nel paleolitico, il periodo in cui l’umanità scopre l’arte. Il ritrovamento della Venere da parte degli archeologi avvenne verso la fine del 1800.

La Venere fu rinvenuta in una caverna dei Balzi Rossi, uno dei più importanti siti archeologici del Paleolitico superiore nell'Europa occidentale, situato nel territorio di Ventimiglia, a poca distanza dal valico di frontiera tra Italia e Francia. Il luogo deve il nome al tipico colore della roccia, ricca di minerali ferrosi. Il rinvenimento avvenne grazie ad un antiquario marsigliese. Si chiamava Louis Alexandre Jullien, aveva la passione per l’archeologia e iniziò gli scavi nelle grotte dei Balzi Rossi a partire dal 1883.

"Perché i nostri antenati scolpivano queste statuine?", la risposta è ancora oggi avvolta nel mistero. La steatopigìa (dalle parole greche στέατος, "grasso", e πυγή, "natiche", quindi "dalle grosse natiche") indicherebbe una “moda” dell’epoca, un modello ideale al quale ispirarsi, e molti studiosi ritengono si tratti di manifestazioni religiose di culti legati alla Dea Madre, alla fertilità femminile, alla prosperità e all’amore.

Enzo Iorio ha scelto di dedicare un filone importante della sua produzione artistica proprio alla Venere dei Balzi Rossi, reinterpretandola in maniera moderna e personale, per far conoscere questo antichissimo simbolo del nostro patrimonio storico e culturale.

Redazione

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