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Al Direttore | 06 giugno 2021, 16:08

La storia di Oneglia nel racconto del nostro lettore Pierluigi Casalino

Un excursus che parte dal XIII secolo e arriva sino alla fine del 1800

La storia di Oneglia nel racconto del nostro lettore Pierluigi Casalino

Il nostro lettore Pierluigi Casalino scrive alla nostra redazione per raccontare la storia di Oneglia. 

Per tutto il XIII secolo la storia della Ripa Uneliae coincide con quella del "castrum", nella cui chiesa matrice erano svolte le pratiche più importanti di vita civile e religiosa. La "Riva" venne stabilmente insediata fin dal medioevo ed un nucleo marittimo si sviluppò alle pendici del Capo Berta (Borgo Peri), dove i Benedettini costruirono la chiesa di San Martino, oggi scomparsa. Il centro fiorì specialmente nella seconda metà del Quattrocento quando vi prese dimora Domenico Doria.La fondazione, nel 1470, del convento e della chiesa degli Agostiniani in località Galita (andati poi distrutti nella prima metà dell'Ottocento) conferma l'idea di un insediamento in fase di crescente sviluppo.

La contrastata costruzione del castello (1488), sorto sul lato occidentale dell'abitato e delle mura cittadine, mise il Doria e il "luogo" (come allora si nominavano tutti i centri demici ad eccezione di Genova, unica ad essere definita "città") al centro di contrasti con gli Sforza, in quel tempo signori anche dalla repubblica di Genova. Il castello e le mura furono in parte distrutti, ma, morto del Doria, nel 1505, vennero presto ricostruiti. La chiesa sul cui lato destro sorgeva l'oratorio di S. Maria della Pietà, luogo in cui si riunirono "a parlamento" gli Onegliesi per far giuramento di fedeltà ai Doria, divenne parrocchiale nel 1513 con il trasferimento da Castelvecchio dell'intero capitolo. Nella seconda metà del '500 la famiglia Doria decise, essendo i rapporti con la comunità onegliese assai difficili, di mettere vendita città e distretto.

I Savoia che cercavano di dotare il proprio stato di un comodo sbocco sul mare (e non si dimentichi che con minor fortuna svolsero questa pressione sull'agro ventimigliese relativamente alla via del Nervia quanto a quella del Roia ove al loro espansionismo nel XV sec. Ventimiglia -per parte di Genova- aveva opposto i suoi forti e l'importante colonia di Airole) colsero la favorevole occasione e nel 1576 ne divennero proprietari. Tuttavia, a causa dei difficili collegamenti con il Piemonte e per la mancanza di un porto naturale, Oneglia si rivelò poco adatta ad assolvere i compiti assegnati: ed anche per siffatta ragione non venne mai meno la pressione anche diplomatica esercitata dai Savoia sull'area di Ventimiglia, sfruttando la loro importante base di Pigna al capo settentrionale della val Nervia.

I Savoia in un primo tempo progettarono la costruzione di una darsena, ma in seguito al potenziamento del porto di Nizza il progetto venne abbandonato.Fu riproposto verso il 1670 dopo l'incerta guerra con Genova del 1625 e quindi poco prima del conflitto del 1672 che comunque avrebbe riproposto sia l'importanza della base militare di Oneglia che la sua difficile posizione strategica.Verso il 1698 si ipotizzò l'edificazione di un molo, ma nulla si concretizzò: soltanto nel 1825 la cittadina, in virtù di un lascito privato, fu in grado di realizzare un molo verso occidente. Nel Sei-Settecento la città conobbe un discreto sviluppo calcolando i tanti assedi che subì. Un cenno particolare meritano gli eventi della Guerra di successione al trono imperiale d'Austria che contrapposero nel Ponente Ligure grandi forze di alleati Franco-Spagnoli contro gli Austro-Piemontesi, essendo ufficialmente neutrale Genova, sul cui terreno pur si combatteva, anche se nascostamente favorevole alla Spagna.

Molte spie e osservatori, anche specializzati "cartografi di guerra" spiarono, reciprocamente, il territorio ora dell'una ora dell'altra parte. A proposito di Oneglia è da citare la carta, attribuita fra molti dubbi all'Accinelli e conservata a Bordighera in collezione privata, intitolata Principato di Oneglia Spettante al Re di Sardegna e via che conduce da  Monaco ad Oneglia. Documenti come questo erano utili agli ufficiali di guerra, specie se stranieri e poco pratici dei luoghi come il comandante generale austro-sardo Barone di Leutrum. Nei primi tempi della guerra nel Ponente Ligure le truppe spagnole del generalissimo Las Minas, fra altre conquiste, presero anche Oneglia, ma non riuscirono ad andare oltre questa importante città vista la resistenza dei carabinieri piemontesi ritiratisi con ordine sulle alture e peraltro protetti dal mare dalla flotta dell'Inghilterra, alleata di Austria e Piemonte, che cannoneggiava continuamente le armate fracese e iberica. In seguito, mutate le sorti militari, gli Austro-Sardi ripresero Oneglia, facendo di questa città una formidabile base per una loro inarrestabile avanzata sin ai forti di Ventimiglia dove si stavano ritirando e asserragliando le ancora potenti forze nemiche: ma da quel momento, fino agli eventi della Rivoluzione francese, la città di Oneglia sarebbe sempre rimasta nelle salde mani dello Stato Sabaudo che nei suoi riguardi e in quelli dei suoi coraggiosi cittadini dimostrò una cura particolare.

Rilevante, in particolare, fu la ricostruzione nel 1739 della chiesa parrocchiale. Notevole fu anche la contemporanea costruzione, della chiesa e del convento delle Scuole Pie e dell'ospedale (1785) demolito non molto tempo or sono.La questione del porto fu risolta soltanto nel 1886 con il completa- mento di due moli.La città, già sfibrata da varie calamità, patì quindi nel 1887, al pari di Porto Maurizio e di altri centri, il drammatico terremoto che provocò gravi danni al suo tessuto edilizio. Nella ricostruzione furono tracciate nuove strade e piazze, si realizzarono aperti slarghi e tanti edifici: furono applicate quelle scelte che costituiscono tuttora e strutture portanti della città. Opere di notevole interesse storico- artistico sono la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista e la chiesa dell'Annunziata ex chiesa delle Scuole Pie. La Collegiata fu realizzata su progetto dell'architetto locale Gaetano Amoretti.

L'edificio risulta formato da un'ampia sala divisa in tre navate tramite una successione di archi a tutto sesto che poggiano su piedritti quadrangolari con lesene. Tra le navate e il presbiterio, affiancato da due cappelle, si trova uno spazio trasversale sul cui centro gravita una cupola a base circolare. Lungo le pareti longitudinali si aprono, in corrispondenza delle campate, una serie di cappelle dalle superfici curvilinee. La facciata, pur eseguita nel 1832, conserva inalterato lo spirito tardobarocco. La realizzazione della chiesa dell'Annunziata è attribuita a Francesco Maria Marvaldi. E' quasi in antitesi con l'esuberante campanile la rigida facciata rifatta nell'Ottocento. Prima di incontrare il centro demico di Castelvecchio, una deviazione porta a Costa D'Oneglia borgo ad andamento lineare, disposto lungo un percorso di crinale. L'antica Chiesa Parrocchiale, sita all'inizio del paese, in seguito adibita ad oratorio, possedeva un agile slanciato campani le che presentava forti analogie con quello della parrocchiale di San Giovanni del Groppo a Molini di Prelà. Nel 1778 la Comunità conferì incarico all'architetto Domenico Belmonte di edificare la nuova chiesa al centro del paese in un'area già occupata da un oratorio dal momento che la chiesa esistente necessitava di varie opere di consolidamento.Dal punta di vista dell'edilizia religiosa e della fede cristiana il paese è famoso per il Santuario di Nostra Signora del Carmine. In origine il culto spettava ad un altare della Parrocchiale. In seguito, verso il 1614, fu costruito un Oratorio così intitolato ma di modeste proporzioni.

Poi nel 1854 Oneglia e il suo Circondario furono flagellati dal colera  che aveva sostituito la peste bubbonica come male del secolo. La gente della zona fu la sola ad essere preservata dal contagio ed allora si pensò di erigere, a guisa di ringraziamento, un nuovo Santuario -quello che si vede tuttora- e che venne compiuto tra il 1879 ed il 1811: da citare la seicentesca statua della Madonna del Carmine sistemata sull'altare maggiore. Il Castelvecchio  (sede dell'antico castro diruto secondo la tradizione ad opera dei Saraceni nel 992) risultava ubicato in sito favorevole allo sbocco della valle.L'antica Chiesa di  Santa Maria Maggiore, ritta e bianca su un poggio donde si vede per largo spazio, venne rifatta verso il 1680 e attribuita all'architetto Gio Batta Marvaldi. Della chiesa primitiva non rimane altro che qualche traccia muraria nella parte inferiore del campanile (della riedificazione intermedia e medievale rimangono invece il tabernacolo gotico ritenuto della scuola del Gaggini ed ancora la tavola dell'Annunciazione da alcuni studiosi (che però il Meriana studioso di questo Santuario non cita) i quali vorrebbero che fosse opera di Giovanni Mazone (1463-1510).

La chiesa originaria  di Castelvecchio, sulla base di minimi dati archeologici e di qualche sondaggio storico necessariamente incuneatosi nei temi dell'agiografia, sarebbe stata eretta almeno in epoca carolingia e pertanto dopo la sconfitta dei Longobardi ad opera di Carlo Magno nell'VIII secolo. Stando a queste valutazioni l'origine della chiesa originaria sarebbe quindi da collegare alla seconda fase dell'apostolato benedettino: quello che, per volontà dello stesso Carlo Magno, avrebbe garantito consistenti compensi ai monasteri pedemontani origine Franca rimastigli fedeli ed in particolare al Cenobio di Novalesa. Secondo la tradizione, ed al cenno sulla distruzione dei Saraceni, poiché non si può sempre disconoscere veridicità alla tradizione specie quando le sue comunicazioni sono razionali e tra loro collegate, v'è da credere che l'erezione dell'edificio religioso risalga ad un'epoca ancora precedente.

Redazione

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