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Cronaca | 06 ottobre 2021, 18:15

Imperia, alla vigilia della Cassazione sit in di 'Non una di meno': "La verità non va in prescrizione, Martina Rossi deve avere giustizia" (foto e video)

La manifestazione è stata organizzata da 'Non una di meno'. Domani è attesa la sentenza per fare finalmente luce sulla morte della giovane precipitata da un hotel a Palma di Maiorca il 2 agosto del 2011

Imperia, alla vigilia della Cassazione sit in di 'Non una di meno': "La verità non va in prescrizione, Martina Rossi deve avere giustizia" (foto e video)

“La verità non va in prescrizione”. Questo il messaggio che parte da Imperia tramite alcuni attivisti e attiviste di 'Non una di meno', ma anche semplici cittadini e cittadine, che oggi pomeriggio, ancora una volta, si sono radunati in piazza Dante per manifestare a sostegno della famiglia Rossi.  

Domani infatti, si svolgerà l’udienza in Cassazione e si spera che venga emessa la sentenza all’esito del processo sulla morte di Martina Rossi, la ventenne genovese originaria di Imperia, precipitata da un hotel a Palma di Maiorca mentre si trovava in vacanza il 2 agosto del 2011. A dieci anni dai fatti c’è una famiglia che ancora non ha ottenuto giustizia e nel contempo incombe sempre di più la 'mannaia' della prescrizione.  

 

Il 26 agosto scorso la Suprema Corte ha infatti, accolto l’istanza avanzata dai legali dei due imputati  i quali hanno avanzato un’eccezione di incompetenza della sezione feriale. Gli avvocati hanno sostenuto che il processo si sarebbe dovuto svolgere davanti alla quarta sezione penale, quella ordinaria competente, in quanto a loro avviso il termine di prescrizione del reato scatterebbe verso la fine di ottobre e quindi ci sarebbe stato il tempo per fissare una nuova udienza davanti alla quarta penale. L’altro reato contestato invece, morte come conseguenza di altro reato, risulta essere già prescritto.

Ad aprile la Corte d'Appello di Firenze ha condannato a tre anni di carcere per violenza sessuale, Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi. Martina Rossi sarebbe infatti, caduta dal balcone dell'hotel, precisamente dal sesto piano, per sfuggire, secondo l'accusa, a un tentativo di stupro da parte dei due giovani originari di Arezzo.

"Reclamiamo, forse per una delle ultime volta, giustizia e verità per Martina Rossi. C’è una verità processuale, dichiara al nostro giornale Lilli Alampi, che si è fatta strada negli ultimi anni, al di là delle minacce di prescrizione e archiviazione del reato di omicidio seppur non volontario, a cui hanno diritto i genitori di Martina che ci chiedono ancora oggi di stare loro vicini in quanto genitori, ma anche a Martina per la situazione in cui si è trovata perdendo la vita e perché altre donne non continuino a perdere la vita e a non ottenere giustizia soprattutto nelle aule di giustizia per vari motivi. Noi siamo con loro".

"È un calvario che dura da oltre 10 anni, spiega, e ancora una volta ci si aggrappa a mezzi come la prescrizione, da parte legittimamente dalla difesa, ma quello che è previsto dalla legge si scontra con una realtà terrificante che non ha dato ancora oggi una sentenza non definitiva e siamo ancora una volta rivendicare un diritto alla verità e alla giustizia".

"Ancora una volta le donne, prosegue Lilli Alampi, devono difendersi più nelle aule di giustizia attraverso i media e non ottenere quello che normalmente spetterebbe loro e ricorrere quindi a continui presidi per sensibilizzare la cittadinanza e tutte le altre donne perché si reagisca sempre e comunque alla violenza e non ci si arrenda di fronte ad episodi di natura giudiziaria come quelli che hanno caratterizzato purtroppo la vicenda di Martina. Noi siamo con lei, con i suoi genitori, e con tutte le donne che subiscono violenza per questa edizione rispolverata di patriarcato e di soppressione e repressione dei diritti delle donne, conclude, ad avere una loro vita e decidere sulle loro sorti senza dover rischiare nulla”. 

Angela Panzera-Diego David

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