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Politica | 09 ottobre 2021, 11:28

Imperia, Rifondazione Comunista pronta al rinnovo degli organismi politici: al via l’XI congresso provinciale

L'appuntamento è oggi pomeriggio, alle 16.30, presso l’Arci Camalli in via Bastioni di mezzo

Imperia, Rifondazione Comunista pronta al rinnovo degli organismi politici: al via l’XI congresso provinciale

 

Questo pomeriggio, alle 16.30, presso l’Arci Camalli a Imperia in via Bastioni di mezzo si svolgerà l’XI congresso provinciale del Partito della Rifondazione Comunista per il rinnovo degli organismi politici. Per rispettare le regole del distanziamento fisico all’interno del circolo purtroppo il numero delle persone che potrà partecipare sarà limitato.

"In una società, scrivono i vertici provinciali in una nota stampa, dove si aggravano le condizioni materiali di una gran parte dei cittadini, dove degrado, frantumazione sociale, impoverimento culturale, antipolitica (vedi l’astensionismo quasi al 50 % alle ultime elezioni amministrative ), insicurezza e passivizzazione  possono sfociare in derive populiste e in una guerra tra poveri e tra sfruttati per contendersi due briciole di sopravvivenza,  si riafferma la necessità di un Partito Comunista che ricerchi l’unità  di azione  con quanti sono disponibili a lavorare per una alternativa anticapitalistica, favorendo l’unità dei lavoratori e degli sfruttati attraverso  un lavoro di coscienza di classe . Ovviamente contrastando il populismo reazionario della Destra e il neoliberismo del CentroSinistra".

"La nostra opposizione al Governo Draghi delle 'larghe intese', proseguono,  è risoluta per tutto quello che non sta facendo per tante categorie di persone e lavoratori immiseriti anche per effetto della pandemia. Draghi ha rassicurato l’1% più ricco del paese che non pagherà più tasse e non corre rischi di patrimoniali. Ha attaccato le rendite ma non  ha parlato  del capitale finanziario, degli immobiliaristi, dei grandi patrimoni. A Confindustria Draghi ha garantito che li innaffierà di soldi senza chiedere contropartite sociali né vincoli occupazionali. Non ha parlato di stop alle delocalizzazioni (come i lavoratori licenziati della Whirlpool e della GKN )  né di rilancio dell’intervento pubblico. Nelle riforme annunciate da Draghi non c’è spazio per i diritti di chi lavora, per l’introduzione di un salario minimo legale dignitoso, per la modifica delle leggi che hanno precarizzato, nè per il rilancio della sanità pubblica e la reinternalizzazione dei servizi dove prolifera lo sfruttamento, per la fine dei subappalti.  Non si parla di blocco dei licenziamenti almeno fino al 31 dicembre , non si parla di riforma degli ammortizzatori sociali x tutte le categorie di lavoratori. Non lo turba che i nuovi assunti siano precarissimi: per il 73% a tempo determinato, di cui il 19,8% durano meno di una settimana e solo il 37% superano i due mesi. Ricordiamo  le numerose morti sul lavoro una media 3 decessi al giorno dall’inizio di quest’anno" .

"Competitività, sottolineano, lavoro  precario e subappaltato senza adeguata formazione , turni di lavoro in nero e sottopagati , insufficienti presidi per la sicurezza sono le principali cause che stanno uccidendo le persone nei luoghi di lavoro. Il governo Draghi e lo Stato sono estremamente deficitari nel predisporre un piano per adeguare la sicurezza nei luoghi di lavoro e per farla rispettare per davvero e non solo a parole. Mancano ad esempio circa 2000 professionisti tra ispettori e medici del Lavoro e nel PNRR( piano nazionale di  ripresa e resilienza) assolutamente insufficiente  è lo stanziamento di risorse. Come Rifondazione Comunista  ci opponiamo fermamente al modello economico della crescita che per sua stessa natura non può essere ecosostenibile. La crescita rappresenta il  motore dell’accumulazione capitalistica che  richiede comportamenti consumistici  tesi allo  spreco, consumo di energia e sfruttamento dell’ambiente. Ma questa contraddizione tra Crescita/Capitale e Ambiente non viene sufficientemente sottolineata e denunciata dal cosiddetto greenwashing dominante"

"I cambiamenti climatici e il surriscaldamento del pianeta non si combattono più con una economia solo maggiormente ecosostenibile, concludono, o poco impattante ma con una drastica inversione di marcia per quanto riguarda produzione , distribuzione , globalizzazione, consumo e scarto . E’ questo il punto di rottura con l’attuale modello di sviluppo evidentemente capitalistico , è per questo motivo che non possiamo non definirci anticapitalisti se davvero teniamo a questo pianeta. L’unione degli antineoliberisti e dunque degli anticapitalisti deve basarsi sul rovesciamento dell’attuale modello di sviluppo". 

 

C.S.

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