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Economia | 11 ottobre 2021, 07:00

I migliori portieri italiani del dopoguerra

L’Italia, calcisticamente parlando, è famosa in tutto il mondo per la cura, talvolta maniacale, della fase difensiva, che l’ha portato, nel corso dei decenni, ad essere considerata “catenacciara”.

I migliori portieri italiani del dopoguerra

L’Italia, calcisticamente parlando, è famosa in tutto il mondo per la cura, talvolta maniacale, della fase difensiva, che l’ha portato, nel corso dei decenni, ad essere considerata “catenacciara”. Una definizione, quest’ultima, che si presta a più interpretazioni, ma che viene identificata, in buona sostanza, alla figura di un pullman davanti alla porta o, utilizzando una terminologia tecnica, dieci giocatori di possesso dietro la palla.

E la speranza, poi, di colpire a freddo l’avversario, possibilmente con un ficcante contropiede, che viene modernamente definito “ripartenza”. Una nomea che, ad onor del vero, è stata nettamente smentita dalla Nazionale di Roberto Mancini, che ha vinto gli Europei un gioco propositivo e spesso spumeggiante. Il passato, però, non si può cancellare. E l’Italia, storicamente, è famosa nel mondo come una grande scuola “difensivista”.

Dino Zoff: l’unico italiano ad aver vinto Mondiale ed Europeo

Il merito di questa definizione va ascritto anche alla grande scuola nostrana degli estremi difensori, ultimo baluardo per evitare di incassare il goal. L’Italia ha sfornato grandi portieri in ogni epoca, ma sono tre quelli che sono rimasti nella mente di tutti i tifosi italiani. E non solo. Il primo che balza in mente quando si parla di portieri italiani, non può che essere l’uomo di Mariano del Friuli: Dino Zoff.

Una carriera straordinaria, quella di Superdino, che debuttò nel calcio professionistico con la maglia dell’Udinese dopo aver trascorso svariati anni nel settore giovanile del club bianconero. Il passaggio al Mantova, club all’epoca albergava stabilmente nella massima serie e nel quale militò per un quadriennio, lo lanciò definitivamente nel calcio che conta e presto finì nel mirino dei grandi club.

Dopo i quattro anni virgiliani, Dino Zoff passò al Napoli e guadagna la Nazionale, dove ha scritto pagine indelebili e sfornato record a ripetizione. Un amore, quello tra Dino e la maglia azzurra, durato quindici anni e costellato da ben 112 presenze, nelle quali - unico calciatore italiano nella storia - è riuscito a vincere Europei (1968) e Mondiali (1982).

Zoff, inoltre, è stato per lungo tempo il recordman di presenza in Nazionale, prima di essere superato da Paolo Maldini, oltre ad averla allenata per un biennio (1998-2000) ed aver ottenuto un agrodolce secondo posto agli Europei del 2000, col gol a freddo di Wiltord a scippare un successo che sembrava ormai a portata di mano.

Gianluigi Buffon, vent’anni d’amore profondo con la maglia azzurra

Dopo Dino Zoff, la porta della Nazionale è stata difesa da altri grandi giocatori, come Walter Zenga (nominato più volte “miglior portiere al mondo” nella seconda metà degli anni ‘80), Gianluca Pagliuca (vice-campione del mondo nel 1994), Angelo Peruzzi e Francesco Toldo, quest’ultimo protagonista assoluto di un’epica semifinale ad Euro 2020 col friulano in panchina.

Non c’è alcun dubbio, però, che il grande erede di Dino Zoff sia stato Gianluigi Buffon, che ancora oggi, a 43 anni, prosegue la sua carriera da calciatore con la speranza, seppur assai remota, di poter partecipare al mondiale qatariota col ruolo di terzo portiere. Noto anche per aver fatto breccia nel cuore di donne dal fascino e della bellezza smisurata, lo stesso riscontrabile in questo elenco delle Escort Imperia il portiere toscano ha bruciato velocemente le tappe, dimostrando il suo talento naturale ed immenso sin dalla più tenera età.

Tutti gli sportivi italiani hanno ben presente i grandi esordi di Gianluigi, schierato a sorpresa da Nevio Scala al posto dell’infortunato Bucci in un match di cartello com’era, a metà anni ‘90, Parma-Milan: a 17 anni e 10 mesi, offrì una prestazione sontuosa guadagnando stabilmente la maglia da titolare. Anche l’esordio in maglia azzurra avvenne in circostanze particolari e in un match di fondamentale importanza.

In una rigida serata invernale moscovita, costellata da una ficcante nevicata, Buffon entrò in campo alla mezz’ora al posto di Pagliuca in uno spareggio per accedere ai mondiali francesi, disputando una grande partita. Una storia d’amore, quella con la Nazionale, durata 20 anni, il cui apice è rappresentato, senza alcun dubbio, della conquista del Mondiale del 2006.

Richy Garino

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