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Cronaca | 06 maggio 2022, 07:11

Offendono la memoria del pompiere che morì per salvare il loro padre, due fratelli a processo: accusati anche di aver creato una pagina social diffamatoria

Alla sbarra Mauro e Roberto Zantedeschi, figli di Vittorio che perse la vita nel 1992 in seguito alla piena del torrente Nervia a Camporosso. A chiedere giustizia è Angelo Bernardinello, figlio di Roberto, il vigile del fuoco

Offendono la memoria del pompiere che morì per salvare il loro padre, due fratelli a processo: accusati anche di aver creato una pagina social diffamatoria

Sono finiti a processo con l’accusa di diffamazione tramite i social i fratelli Mauro e Roberto Zantedeschi, rispettivamente di 57 e 56 anni originari di Bordighera e Camporosso, ma da tempo residenti in Francia. Sono i figli dell’imprenditore Vittorio Zantedeschi che morì il 5 aprile del 1992 nel torrente Nervia a Camporosso mentre era in corso una gara di pesca sportiva.

Zantedeschi, con altri due pescatori, si trovava su un isolotto, che la piena del corso d’acqua aveva cominciato a ricoprire pericolosamente, al punto da impedire ai tre di fare ritorno verso la riva. Sul posto si recarono i vigili del fuoco che tentarono un disperato tentativo di salvataggio. Gli altri due pescatori riuscirono ad essere salvati, ma durante le operazioni persero la vita l’imprenditore e il pompiere Alberto Bernardinello Rizziero, da tutti conosciuti come Roberto.

Il vigile del fuoco venne insignito della medaglia d’oro al valor civile dal presidente della Repubblica nel 1992. Nel 2017 Angelo Bernardinello, figlio di Roberto, si è rivolto alla magistratura denunciando i due fratelli per i contenuti pubblicati su un canale YouTube e sulla pagina Facebook del chiamata ‘La Honte’ – ossia 'La vergogna' – riconducibile ai due imputati. Angelo Bernardinello perse suo padre quando aveva solo 4 anni e adesso chiede alla giustizia che si porti il giusto rispetto per la memoria del defunto padre. Su questa pagina social sarebbero riportati ben 80 scritti dal presunto contenuto diffamatorio.

In seguito alla denuncia sporta, la Procura ha approfondito il caso e i due fratelli Zantedeschi sono finiti a processo e nei prossimi giorni si svolgerà l'udienza davanti al giudice monocratico Marta Maria Bossi. Il 19 giugno del 2016 gli imputati sono accusati di aver scritto che “Bernardinello Rizziero era stato il principale responsabile – è riportato nelle accuse- della morte del loro padre e che la verità è stata stravolta e l’inchiesta insabbiata” mentre nel luglio del 2016 “che i membri delle 2 famiglie Bernardinello beneficiate tutt’oggi, hanno generato una serie di ulteriori innumerevoli falsi che hanno rovinato la vita e l’onorabilità della famiglia di Vittorio Zantedeschi e che tali famiglie indegnamente e coscientemente traggono benefici di immagini e vantaggi anche economici e dei quali sono evidentemente anche complici, aggiungendo che Bernardinello Rizziero era responsabile della morte di due persone e che era colpevole di omicidio colposo”.

Ma le presunte offese non finiscono qua. Nel mirino dei due anche la consorte del pompiere definita ‘falsa moglie’ e ‘impostore’ e gli eredi qualificati come ‘ricompensati’ e ‘eredi di una falsa identità e che per favorirli era stato fatto un montaggio finanziario tipo scatole cinesi’. Sui social è stato messo anche in discussione il decreto con cui il vigile del fuoco è stato insignito della medaglia d’oro al valor civile e nel commentare questo provvedimento è stato scritto che lo stesso recava una “falsa identità e una falsa motivazione” aggiungendo che “24 anni or sono sta banda di massoni impuniti e rappresentanti delle istituzioni da strapazzo hanno falsificato per arrangiare le cose secondo un loro tornaconto personale”.

Frasi dal contenuto troppo grave che a un figlio non si può chiedere di sopportare ed è per questo che Angelo Bernardinello ha chiesto inoltre, che venga imposta ai due fratelli Zantedeschi la cancellazione della pagina de ‘La Honte’ nonché ogni post e video relativo al padre, alla sua persona e alla sua famiglia dai profili personali. Chiesta anche la rimozione da Youtube del video dell’azione svolta all’epoca dei vigili del fuoco.

“Vedere quell’evento nel quale morì mio padre e vederlo pubblicato su una piattaforma famosa e altamente visitata come YouTube, potenzialmente alla portata di milioni di persone e visualizzato da migliaia di utenti, mi ha recato grande ansia e preoccupazione" – è scritto nella denuncia. Per Angelo Bernardinello suo padre è morto cercando di salvare Zantedeschi e questi scritti “diffamano costantemente la sua memoria e l’onore (..) viene definito 'esaltato', 'arrivista', e accusato di aver 'creato la trappola mortale' e di 'essere il principale responsabile della morte di Zantedeschi', che affermano, essere stato ucciso il 5aprile del 1992”.

“Mio padre è morto in quelle tragiche circostanze – è scritto nella querela lasciando mia madre con un bambino di 4 anni da crescere da sola. Credo che la giustizia abbia fatto il suo corso al momento debito e trovo gravissimo che dopo 24 anni (oggi 30 ndr) i fatti vengano rivisitati in tale chiave, recando solo un gravissimo danno all’immagine di mio padre e della mia famiglia e riaprendo una ferita profonda per me e per mia madre”. 

Roberto Zadenteschi è difeso dall'avvocato Alessandro Gallese mentre il fratello Mauro dal legale Alessandro Ramò e Angelo Bernardinello dall'avvocato Giulio Bettazzi. 

Angela Panzera

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