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Al Direttore | 15 maggio 2022, 09:01

Nizzardo e Liguria occidentale di fronte alle riforme rivoluzionarie e napoleoniche e ai successivi sviluppi storici dal1815 fino al 1860

Il racconto di Pierluigi Casalino

Nizzardo e Liguria occidentale di fronte alle riforme rivoluzionarie e napoleoniche e ai successivi sviluppi storici dal1815 fino al 1860

Le condizioni in cui soprattutto la Liguria occidentale si trovò di fronte all'irrompere degli eventi rivoluzionari e poi napoleonici erano quelle di una terra frazionata e impoverita dalla mancanza di un'organica unità territoriale che le desse un importante capoluogo e la possibilità di costruire intorno ad esso un proprio moderno avvenire; come una regione che aveva tutto sacrificato alla sua funzione di terra di confine, e le cui molteplici frontiere apparivano ormai nella più completa antinomia rispetto alle naturali leggi di sviluppo del paese.

Tutto ciò ben comprese la Francia d'allora, che fece studiare a fondo il secolare problema, e dopo aver sperimentato le diverse soluzioni possibili (tra cui nel 1803 la Giurisdizione degli Ulivi, con capoluogo Oneglia, che fu il primo tentativo di riunificazione di tutta la Riviera di Ponente da Loano a Ventimiglia) ne applicò nel 1806 la più soddisfacente: l'estensione del dipartimento delle Alpi Marittime sino a Taggia, la riunificazione del bacino della Roia e l'attribuzione a Nizza di una giurisdizione adeguata al suo sviluppo in una moderna e grande città. In un primo tempo  era stata anche prospettata, su richiesta dei Nizzardi, la ricongiunzione a Nizza di tutta la riva destra del Varo con il circondario di Grassa, ma il progetto fu abbandonato, e parve sufficiente, per il momento, ad avviare la fusione tra le due rive del Varo, la loro unione nell'ambito della Francia. L'influenza giurisdizionale di Nizza fu così proiettata sempre verso levante, e l'antica città sabauda assunse, se pur parzialmente e sotto l'egida straniera, la funzione di capoluogo della Liguria di Ponente, iniziando quella saldatura e fusione tra Riviera Nizzarda e Riviera di Ponente, che per quattro secoli era stata interrotta dall'assurdo confine tra la Repubblica di Genova e gli Stati Piemontesi.

Questa evoluzione non fu totalmente arrestata nel 1815, in seguito alla Restaurazione: anzi il governo piemontese, tornato in possesso di Nizza, ne realizzò una nuova tappa, e, dopo alcune soluzioni provvisorie, riuni nel 1818, sotto l'unica "divisione" di Nizza, le province di Nizza, di Sanremo e di Oneglia, la quale ultima aveva fatto parte del dipartimento napoleonico di Montenotte con capoluogo Savona. In tal modo Nizza vide ulteriormente estesa la propria influenza verso levante, ed acquistò quel più vasto respiro politico-amministrativo, al quale aveva sempre aspirato. Disgraziatamente tuttavia questa nuova ripartizione fu ancora incompleta e creò i germi di future situazioni artificiali. Ne rimase anzitutto divisa e mutilata, per effetto della separazione di Oneglia dal circondario di Albenga (che fu elevato a provincia e aggregato alla divisione di Genova), la parte della regione ingauna che ancora conservava una certa unità, la valle dell'Arroscia, tagliata a metà con l'attribuzione ad Oneglia del mandamento di Pieve di Teco: ed anche la definitiva barriera creatasi tra Oneglia ed Albenga spezzò a metà una zona che apparteneva da tempo immemorabile alla stessa diocesi, alla stessa unità etnica e allo stesso spazio economico.

In secondo luogo, e questo fu un errore anche più  grave, si evitò di modificare,  nell'ambito della divisione di Nizza, il confine occidentale della provincia di Sanremo, e di eliminare così il saliente della Val di Roia, che non aveva più ragione alcuna di ricongiungersi a Ventimiglia: un errore che costò al Piemonte la perdita di questo territorio con la cessione di Nizza del 1860, e fu la causa della ulteriore decadenza di Ventimiglia stessa. Infine, ad occidente, il rigido criterio del ritorno allo statu quo ante determinò il ripristino dell'assurdo confine dell'antica contea di Nizza: errore assurdo soprattutto perché non consentiva lungo il corso del Varo il realizzare quelle esigenze della vita moderna sempre più necessarie all'economia nizzarda proprio con il fondersi completo e non frastagliato con il circondario di Grassa che aveva in ogni caso in Nizza il suo centro gravitazionale naturale.

Tale incompletezza significava solo un compromesso nelle secolari lotte tra il Piemonte e la Francia. Questi tre errori pesarono duramente sullo sviluppo della regione nel XIX secolo quando, agli svantaggi economici portati dalla separazione dell'Oltrevaro, si aggiunse l'abolizione del porto franco e il trapasso a Genova della secolare funzione di principale sbocco marittimo del Piemonte. Furono in tal modo create le ragioni del malcontento essenziali perché il passaggio di Nizza alla Francia tutto sommato avvenisse senza scosse e difficoltà, nonostante le pur comprensibili delusioni di non seguire il destino nazionale italiano.

Pierluigi Casalino 

Redazione

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