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Al Direttore | 19 giugno 2022, 07:56

La storia degli alberi della libertà nelle parole del nostro lettore Pierluigi Casalino

Uno spaccato di storia della nostra regione

La storia degli alberi della libertà nelle parole del nostro lettore Pierluigi Casalino

Il nostro lettore Pierluigi Casalino ci porta oggi alla scoperta degli alberi della libertà in Liguria.

Con l'avvento della repubblica democratica filo-francese furono innalzati nelle piazze liguri gli alberi della libertà, secondo la consuetudine di quel tempo. Vi furono, peraltro, come avviene ad ogni cambiamento di regime politico, sostituzioni di nomi e di abbattimento di simboli del passato anche gloriosi. Disappunto da parte di Napoleone ci fu, infatti, alla notizia dell'abbattimento dei busti di Andrea Doria. A Laigueglia ancora oggi al centro della cittadina vi è la piazza della libertà, che ricorda quel periodo, periodo in cui la flotta inglese infittiva i bombardamenti dei centri liguri del Ponente, ritenuti basi francesi. Liguri di ogni provenienza si arruolavano, intanto, tra le fila rivoluzionarie, ma molti per sfuggire alla leva obbligatoria del Direttorio e di Napoleone si imbarcavano sui legni di Sua Maestà Britannica, dove percepivano salari più elevati e fruivano di condizioni di vita migliori. Il consenso intorno alle idee rivoluzionarie non fu infatti totale e pure tra elementi moderati e governativi la situazione era instabile in tutti i dipartimenti liguri. Il progetto costituzionale provocò disordini e la Guardia Nazionale da sola non riusci' a domare le sommosse controrivoluzionarie promosse dai nobili e dal basso clero: fu necessario l'intervento delle guarnigioni francesi che dettero vita ad una generalizzata repressione. Il Bonaparte condannò subito l'eccessivo spirito anti ecclesiastico ispirato in Liguria dai giansenisti e dalle imprevidenti norme anti nobiliari della nuova costituzione ligure che imitava in piccolo quella francese dell'anno III. Il nuovo governo ligure genovese rivoluzionario fu presto coinvolto anche in quella inutile guerra "sardica (provocata dalle manovre azzardate ordite alla corte di Torino  dai delegati franco liguri colà presenti) che vide Carlo Emanuele IV di Savoia invadere territori liguri alla caccia di alcuni rivoluzionari, occupando Diano e Porto Maurizio, stante l'impegno napoleonico nel lontano Egitto. Il governo di Parigi, che non aveva condiviso le azioni politico diplomatiche dei suoi rappresentanti alla corte sabauda e in Liguria, bloccò il conflitto. La Francia nominò pure una commissione di inchiesta a seguito delle denunce su delitti commessi da ufficiali delle truppe liguri nella Riviera di Ponente. La commissione fu poi sciolta sempre su decisione francese, con il conseguente bando di elementi moderati. Nell'ultimo anno del XVIII secolo la repubblica ligure democratica ebbe vita ancora più agitata per i violenti contrasti, soprattutto in materia religiosa, tra i giacobini e i moderati. Tuttavia, se la lontananza di Napoleone dall'Italia fece crollare quanto era stato creato, solo in Liguria resistette l'impianto democratico. 

Redazione

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