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Cronaca | 15 luglio 2022, 07:11

Padre 46enne assolto dall'accusa di maltrattamenti: il Tribunale di Imperia manda gli atti in Procura per calunnia nei confronti della compagna che l'ha denunciato

La sentenza è stata emessa dal Collegio presieduto dal giudice Indellicati. Nei confronti dell'uomo, difeso dal legale Urbini, il pm Marrali aveva invece, invocato 3 anni di carcere: i fatti avvenuti a Sanremo tra la fine del 2020 e il giugno 2021

Padre 46enne assolto dall'accusa di maltrattamenti: il Tribunale di Imperia manda gli atti in Procura per calunnia nei confronti della compagna che l'ha denunciato

Nessun maltrattamento o abuso nei confronti della compagna incinta e sui suoi due figli. Lo ha deciso il Tribunale di Imperia, Carlo Indellicati presidente con a latere Eleonora Blleri e Marta Maria Bossi, che ha assolto con la formula de ‘il fatto non sussiste’ P.G., 46enne di origini albanesi e residente in provincia di Imperia. 

L'uomo, difeso dall’avvocato Cristian Urbini, era finito a processo per una serie di episodi di maltrattamenti avvenuti a Sanremo tra la fine del 2020 e il giugno del 2021. Secondo l’inchiesta, condotta dal pm Paola Marrali che aveva invocato una condanna a 3 anni di carcere, l’imputato avrebbe "improntato la convivenza familiare a criteri di sopruso, prepotenza e sopraffazione".

Tutto parte dalla denuncia della donna che, però durante l’istruttoria dibattimentale ha ritirato ogni accusa considerato anche che i due hanno ripreso la relazione sentimentale. All’esito del giudizio di primo grado, però il Collegio ha mandato per lei gli atti in procura affinché vengano accertati reati come quello relativo ad una eventuale calunnia, ma sul punto saranno gli inquirenti a valutare la sua posizione.

Stando al racconto della donna, l’imputato alla presenza dei due bambini di soli 5 e 9 anni, avrebbe affermato che la loro madre era di "sua proprietà" e ne avrebbe controllato ogni spostamento e pretendeva che la stessa ogni volta che utilizzava il telefono doveva farlo in viva voce in modo che potesse ascoltare le conversazioni. L’imputato era accusato di controllarla persino sul posto di lavoro.

Le angherie riferite sarebbero proseguite nel corso dei mesi. La donna, in sede di denuncia-querela, dichiarò di essere stata minacciata di morte ed in particolare l'imputato le avrebbe paventato l'ipotesi di "sfregiarla con l'acido", era riportato nel capo d'accusa, affermando che "una bottiglia di acido costa 38 euro" e nel contempo che avrebbe potuto portare in Albania la bambina che la compagna portava in grembo "per vendere gli organi".

Stando al racconto della denunciante, i maltrattamenti sarebbero stati perpetrati anche sul figlio della donna, di soli 5 anni additato come 'down' e 'gay' ed in particolare per la Procura l’uomo gli avrebbe detto che "i 'ricchioni' erano inutili e non dovevano vivere e che se lui lo fosse diventato lo avrebbe portato in un bosco e ucciso, così che non ne sarebbero stati ritrovati neppure i pezzettini". Per avere un segno di virilità e del coraggio del bambino l’uomo era accusato di aver sottoposto il piccolo ad una sorta di prova ed in particolare sarebbe stato costretto a "camminare su un muretto con lo sguardo verso il basso" e dopo averlo "appeso a un cancello, lo mordeva sul naso e sul viso".

Offese, soprusi e violenze che, però non hanno trovato alcun riscontro in dibattimento e che oltre all’assoluzione del 46enne adesso potrebbero sfociare in un altro processo a carico, questa volta, della sua compagna.

Angela Panzera

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