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Al Direttore | 16 ottobre 2022, 11:24

Proteste ed agitazioni nel Ponente ligure alla vigilia dell'avvento del Fascismo. Gli appunti dello storico Pierluigi Casalino

Nel 1921 a Pieve di Teco i negozianti locali, riuniti a comizio, a seguito di un'assemblea assai infuocata, protestavano prevalentemente contro l'ingiustizia degli accertamenti della ricchezza mobile

Proteste ed agitazioni nel Ponente ligure alla vigilia dell'avvento del Fascismo. Gli appunti dello storico Pierluigi Casalino

Nel pieno della crisi dell'Italia liberale, uscita impoverita dal primo conflitto mondiale, le manifestazioni e le proteste non si contavano. Anche nella nostra provincia (che ancora era quella di Porto Maurizio) si registrarono contestazioni e vertenze. In particolare si ricordano la levata di scudi dei dipendenti comunali e a Sanremo quella degli orchestrali del Casinò: tutte volte alla richiesta di aumenti salariali. Analoghe manifestazione si verificarono tra i pensionati (le pensioni istituite in Italia nel 1895 avevano conosciuto una riforma nel 1919, ma in quel periodo di crisi subivano un notevole ridimensionamento nel potere d'acquisto). A Pieve di Teco tra il 1921 e il 1922 si agitarono, invece, i commercianti che scesero in piazza contro l'accertamento della ricchezza mobile ritenuto eccessivo nelle condizioni di difficoltà in cui versava il settore nella zona.

In proposito denunciavano l'assoluta mancanza di interessamento sia da parte delle autorità amministrative che di quelle politiche (eccetto i soli consiglieri provinciali che avevano peraltro espresso la loro solidarietà, aderendo alla protesta, oltre che delle stesse istituzioni camerali, colpevoli di non essere sensibili alla crisi del comparto da anni costretto ad un calo delle entrate soprattutto a causa del clima bellico e della congiuntura ad esso connessa. Congiuntura resa ancora più complicata dalla precarietà della rete dei trasporti. Al riguardo i negozianti: "constatano che la mancanza di strade ferrate e di ogni altro moderno mezzo di comunicazione ha già reso quasi nullo il traffico di questo disgraziato paese in tempi normali"; e ciò oltre alle endemiche insufficienze di una rete viaria che per la sue strutture obsolete favoriva, secondo gli esponenti, l'isolamento del circondario.

Un documento dell'epoca, risalenti al giugno 1921, riporta infatti che i negozianti locali, riuniti a comizio, a seguito di un'assemblea assai infuocata, protestavano prevalentemente contro l'ingiustizia degli accertamenti della ricchezza mobile a Pieve di Teco. Il disagio veniva segnalato ai politici, affinché se ne facessero latori in alta sede per denunciare quella che era considerata una vera e propria tassa sulla miseria. Alla luce di questa situazione i negozianti di Pieve di Teco lamentavano nel documento le reiterate ispezioni dell'agente delle imposte di Oneglia, che sulla base di informazioni segrete e sicuramente esagerate, e per nulla compatibili con la realtà, disponeva accertamenti intollerabili contro "onesti e vilipesi lavoratori". I detti negozianti, preannunciando nuove e più dure iniziative di protesta, compreso il ricorso a serrate, facevano nel frattempo voti che detta tassa partisse da un limite di lire 5000.

Pierluigi Casalino

Redazione

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