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Cronaca | 22 ottobre 2022, 07:14

‘Praedictio’: ecco come funzionava il giro dello spaccio nell’Imperiese dove la coca “Non è male, è tipo quella di Milano”

Partendo dagli appunti e i taccuini sequestrati all’indagato Mandarano, gli agenti ella Squadra Mobile hanno ricostruito i ruoli dei presunti fornitori e pusher. Le basi operative erano Taggia e la riviera ligure definita “terra di infami e di carabinieri”

‘Praedictio’: ecco come funzionava il giro dello spaccio nell’Imperiese dove la coca “Non è male, è tipo quella di Milano”

Hashish, marijuana e cocaina che da Taggia viaggiavano verso tutta la provincia di Imperia, Genova, in Alessandria e Torino. I dettagli del presunto di giro di spaccio, sgominato ieri dalla Squadra Mobile e dalla Procura del capoluogo emergono nitidamente dall’ordinanza di custodia emessa dal gip Massimiliano Botti nei confronti di 22 indagati. L’indagine ‘Praedictio’ prende le mosse dall’arresto di Mario Mandarano del marzo del 2020 quando le forze dell’ordine trovarono droga e un arsenale di armi. Ma c’era anche dell’altro: “un copioso archivio cartaceo, costituito da numerosissimi appunti e block notes manoscritti e ‘dedicati’”.

In questi appunti c’era una vera e propria “contabilità” con i nomi e soprannomi degli acquirenti, del tipo di sostanza stupefacente da smerciare, prezzi e cifre già corrisposte e debiti. Partendo da questi taccuini la Mobile è risalita agli altri soggetti, oggi indagati. C’era chi spacciava solo il ‘fumo’ e chi anche la cocaina. La base operativa erano Taggia e la riviera ligure che Mandarano nonostante i presunti affari di migliaia di euro effettuati nel tempo la definiva “terra di infami e di carabinieri”.

Nelle oltre 60 pagine dell’ordinanza emessa dal gip Botti viene analizzata la posizione dell’indagato Flavio Ianni, 34enne di Riva Ligure, che si autodefiniva “spacciatore professionista”. Il dato emerge dall’intercettazione del 1 gennaio 2020 quando l’indagato disse a un uomo che “dietro la valigia dell’albergo (dove dimorava in quel periodo ndr) ho il bilancino e una 38 (pistola calibro 28 ndr)..te lo giuro sui miei figli’. Parole queste che per il gip vedevano l’indagato “rivendicare con orgoglio la propria professione di spacciatore”.

Secondo la ricostruzione del pm Antonella Politi, “Ianni, Daniele Narciso, Paolo Beleffi e Mark Scaffini hanno esercitato in maniera sistematica il commercio di cocaina”. Una delle prime intercettazioni messe in risalto all’interno del provvedimento risale al 28 dicembre del 2019 quando l’indagato Iannì conversando con un altro uomo chiedeva “Com’è pietra? Sta coca? Guarda se è pietra sta roba per favore…senti un po’ l’odore sembra buona?”. Ma le intercettazioni sono tante e molte sono autoaccusatorie, almeno per gip e Procura di Imperia. “Perché pensava che gli portava la roba stasera! Che ne pigliavo 50 e gliene lasciavo 25, ma intanto anche se ne pigliavo 50, 5 alla volta gliene davo perché se tu fai il calcolo 8mila e 700 euro un etto di roba eh! Un etto di coca eh!”: dialogo questo che descriverebbe il ruolo dell’indagato e il suo presunto coinvolgimento nello spaccio di stupefacente venduto “a gancio” e “confezionato in buste pronte alla vendita”.

I commenti sulla ‘qualità’ della cocaina non mancavano. Ad esempio nell’intercettazione del 2 gennaio del 2020 Ianni si rivolgeva ad un uomo dicendo: “intera te l’ha data? Ma quanto è bella quella”. Il suo interlocutore non ha tardato a rispondere: “Non è male, è tipo quella di Milano, facciamo una pippata!”. Non sempre per gli investigatori gli indagati parlavano esplicitamente. I vari tipi di sostanze venivano chiamati con i nomi e le espressioni più disparate: mano, manovra, due birre, bere qualcosa, cinque cose, bottiglia, vino, damigiana, due sacchetti, andiamo in agenzia, gelati, dolcini, tortini, panna.

Nonostante il linguaggio criptico la paura di essere intercettati era concreta e ciò emerge dalla conversazione captata il 15 febbraio del 2020 tra l’indagato Narciso e un altro soggetto a cui raccomandava di “non parlare al telefono per favore!” oppure in quella del 3 gennaio tra Ianni e un altro uomo: “lasciami i soldi che te la lascio qua, è già divisa, il sacchetto ce l’ho aperto…ho altra roba addosso, mi fai perdere troppo, se passa la pattuglia qua a me mi fai perquisire(..) passa la pattuglia a me mi smonta qua e mi trova la roba addosso”. Parole queste che non lasciano “alcun dubbio che il timore dell’indagato nei confronti delle forze dell’ordine e la sua ansia derivino dalla detenzione della ‘roba’, cioè dello stupefacente”.

Il gip poi, si sofferma sulle posizioni di Ianni e del Narciso. “L’elevato numero delle cessioni di cocaina realizzate - è scritto nelle carte dell’inchiesta in riferimento ai due indagati - nel breve arco di tempo monitorato dalla pg (polizia giudiziaria ndr) , la notoria perniciosità della sostanza ceduta, la capacità di approvvigionarsi costantemente di droga e l’altissima percentuale di sostanza pura accertata in occasione dei sequestri, costituiscono sintomi di un’attività di cessione sistematica a terzi, svolta dagli indagati nella soluzione di continuità a favore di un’ampia platea di clienti”. Anche quando la ‘roba’ era carente Ianni avrebbe trovato il modo di procurarsela affidandosi a Scaffini che avrebbe procurato “a Ianni cocaina di qualità assai elevata intervenendo nei momenti in cui il coindagato aveva esaurito le scorte. I due soggetti, chiosa il gip, paiono in grado di coordinarsi fra loro con efficacia in modo da assicurare al potenziale acquirente finale le dosi di sostanza richieste anche in ipotesi di mancanza momentanea di provvista da parte del diretto fornitore”. Il dato emerge dall’intercettazione del 21 gennaio 2020: “Adesso sarò su…a giorni..vedi se a coso lì, ha bisogno come l’altra volta’ sottintendendo pregresse forniture di sostanza da parte di Scaffini che supplisce all’eventuale penuria di prodotto del correo”.

Angela Panzera

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